set 03 2010
La piazza che non c’è / 7 : una proposta concreta
Nei Piani Regolatori Generali (P.R.G.) che normano lo sviluppo urbanistico dei Comuni sono previste aree edificabili prive di vincoli in cui il privato cittadino può liberamente intervenire ed aree edificabili vincolate a problematiche d’interesse pubblico in cui il privato può intervenire solo con il consenso dell’amministrazione comunale.
Tali aree vincolate possono essere interessate da un Piano di Edilizia Economico Popolare (P.E.E.P), da un Piano d’Insediamento Produttivo (P.I.P.) oppure da un Piano di Recupero di iniziativa pubblica finalizzato a miglioramenti urbanistici.
A causa di tali vincoli spesso il privato cittadino non ha interesse a realizzare l’operazione, di fatto bloccando lo sviluppo di un paese intero.
Ecco perché amministrazioni capaci e lungimiranti spesso si sono impegnate direttamente in tali operazioni immobiliari, sostituendosi alle legittime proprietà e realizzando progetti di ampio respiro volti soprattutto al bene comune.
Queste amministrazioni, invece di nascondersi dietro la facile e banale scusa di mancanza di fondi, si sono impegnate a fondo realizzando progetti anche milionari senza indebitare affatto il Comune, anzi incrementando spesso il suo patrimonio.
Il Comune, proprio in forza dei vincoli d’interesse pubblico posti sulle aree strategiche, può aprire una trattativa con i legittimi proprietari fino alla stesura di un atto unilaterale d’obbligo (procedura ampiamente normata) in base al quale i privati proprietari si impegnano a cedere la proprietà al Comune per un periodo concordato.
Il Comune, entro tale periodo, si impegna a realizzare un progetto d’interesse collettivo e pagare un prezzo adeguato e concordato con i proprietari iniziali, altrimenti l’atto unilaterale d’obbligo decadràalla scadenza ed i proprietari rientreranno nella piena disponibilità delle aree interessate.
Grazie a questa procedura legale i Comuni possono avere temporaneamente nella propria disponibilità tali immobili, senza il bisogno di indebitarsi direttamente, ma avendo comunque la possibilità di sviluppare progetti adeguati.
A Castelcovati questa procedura è già stata più volte utilizzata nel passato con ottimi risultati.
Nel 1996 grazie a un atto unilaterale d’obbligo il Comune entrò in possesso di un’area in cui realizzò direttamente la prima parte della zona industriale a nord-est di Castelcovati dando finalmente risposta alle esigenze delle nostre attività artigianali e industriali che presentarono numerose domande d’acquisto superiori all’offerta.
Grazie agli acconti dei contratti di promessa di vendita il Comune trovò immediatamente la liquidità per pagare i proprietari originali. Alla fine della lottizzazione industriale il Comune non solo aveva permesso la nascita di nuovi posti di lavoro, ma anche migliorato l’assetto urbano separando le zone produttive da quelle residenziali, creando nuove strade di servizio e rotonde ed aveva anche aumentato le proprie entrate grazie agli oneri di urbanizzazione.
Poco tempo dopo sempre grazie a un atto unilaterale d’obbligo il Comune eseguiva un’operazione analoga realizzando la zona di edilizia convenzionata (P.E.E.P.) compresa fra Via Chiari e la Bretella Est. Anche in questo caso grazie agli acconti dei contratti di promessa di vendita e a delle permute il Comune trovò immediatamente la liquidità per pagare i proprietari originali e completare le opere.
Alla fine della lottizzazione residenziale il Comune non aveva solo soddisfatto la fame di case della gente fermando l’emigrazione verso Cizzago, ma aveva nuovamente migliorato l’assetto urbano completando la viabilità esistente con la Bretella Est e aumentato le proprie entrate grazie agli oneri di urbanizzazione.
Ritornando purtroppo all’attualità, considerando:
- l’importanza strategica della cascina Loc del Sul posta nel centro di vita del nostro paese;
- che il PRG ha da molti anni vincolato tale area ad un Piano di Recupero di iniziativa pubblica, volto a migliorare o sanare le problematiche del centro storico;
- che la proprietà ha di fatto già firmato un atto unilaterale d’obbligo con il Comune;
Non si capisce perché il comune non intervenga direttamente con un progetto di ampie vedute volto al bene della Comunità ed invece rinuncia a questa occasione unica, con il rischio di cedere tutto alla speculazione immobiliare privata.
Marco Delpanno

























