set 09 2008

Non vogliamo essere sudditi di Roma, ma nemmeno di… Chiari

Tag , , , , , scritto da: Proposta per Castelcovati alle 21:09

Da un articolo pubblicato nell’edizione di domenica 7 settembre del Bresciaoggi, di seguito riportato integralmente, apprendiamo che ha già preso il via la procedura per la realizzazione di un importante insediamento produttivo nel territorio del comune di Chiari, al confine con i comuni di Roccafranca e Castelcovati.
In tempi rapidissimi potremmo avere alle porte del nostro paese un maxi polo logistico di un colosso della grande distribuzione, che, su un’area di 250.000 mq, intende realizzare uno stabilimento di 100.000 mq, del costo di oltre 160 milioni di euro, che occuperà a regime 250 persone, che farà circolare sulla viabilità della zona 300 grossi camion al giorno e che porterà nelle casse del comune di Chiari oltre 6 milioni di euro
Un progetto quindi che avrà evidenti ricadute su più comuni, ma che sino ad ora è rimasto sconosciuto a Roccafranca, Urago d’Oglio, Rudiano, Comezzano-Cizzago, Castelcovati e Castrezzato, che pure ne potrebbero pagare pesantemente i costi in termini di viabilità ed ambientali.
Lasciamo ai visitatori del sito i commenti sull’argomento.
Quello che ci sentiamo di evidenziare da subito è il comportamento scorretto del Senatore Mazzatorta, Sindaco di Chiari, che, quando deve affrontare costi, chiede la partecipazione dei Comuni vicini (vedi la vicenda della caserma dei Vigili del Fuoco), mentre, quando le operazioni consentono significativi ricavi in termini occupazionali ed economici, pretende di tenerli tutti per il proprio comune, mettendo gli altri di fronte al fatto compiuto e scaricando su di loro la…. mezza torta indigesta.

4 risposte a “Non vogliamo essere sudditi di Roma, ma nemmeno di… Chiari”

  1. Marco Delpanno ha scritto:

    Ciao a tutti, spero abbiate passato delle belle vacanze.

    A riguardo della novità del polo logistico dell’Aucham a Chiari, o meglio nel territorio estremo di Chiari, sinceramente ne ero già a conoscenza … di voci al riguardo ne giravano già da tempo.

    Personalmente, al di là del comportamento sicuramente scorretto del Sindaco Mazzatorta, penso che sia una grande occasione occupazionale per tutto il territorio che non si limiterà hai soli 250 addetti, ma creerà anche un indotto non indifferente.

    Certo è che anche l’impatto ambientale di una tale opera non sarà indifferente, sarà importantissimo rimodernare e potenziare tutto l’assetto viario limitrofo alla struttura, e questo non riguarda solo il Comune di Chiari, ma tutti i Comuni confinanti!

    Ci si augura che nell’immediato futuro l’amministrazione di Chiari dimostra un minimo di spirito di collaborazione e s’impegni con gli altri Comuni ad affrontare le problematiche di sostenibilità che sorgeranno.

    Oltretutto considerando la notevole ricchezza che tale opera porterà nelle casse del Comune di Chiari (oneri, tasse varie) e che la posizione scelta in realtà creerà problematiche non tanto a Chiari ma ai paesi limitrofi (Urago d’Oglio, Rudiano, Roccafranca e Castelcovati) si spera che la collaborazione della giunta di Chiari non sia solo politica o burocratica, ma anche finanziaria.

    Speriamo inoltre che le amministrazioni interessate s’impegnino a difendere gli interessi e la salute dei propri cittadini senza farsi condizionare da possibili sudditanze nei confronti di una realtà importante come il Comune di Chiari o la ditta Aucham.

    Marco Delpanno

  2. Alessia Festa ha scritto:

    La prima domanda che mi sono posta alla lettura di questo articolo è stata: e Castelcovati?
    I Sindaci di alcuni dei comuni interessati da questo intervento hanno già espresso la loro posizione preoccupata, mentre non risulta che Castelcovati abbia detto nulla.

    I casi sono due: o la nostra amministrazione non è a conoscenza del progetto, ma in questo caso ci sarebbe da chiedersi che peso abbiamo nei rapporti tra i comuni della zona, se nemmeno un’amministrazione così vicina, quale quella clarense, ha ritenuto di informarci di una simile iniziativa? O questo è il comportamento usuale dell’amministrazione leghista di Chiari che è pronta ad interpellare i comuni vicini quando si devono affrontare spese, ma che quando si tratta di avere benefici preferisce fare da sola.

    Oppure la giunta Gritti ne è a conoscenza, ma in tal caso perché non ha investito il Consiglio Comunale di una questione così importante, mentre ci propina in ogni seduta notizie di poca rilevanza ?
    Può essere che questa amministrazione non sia così lungimirante da intravederne le conseguenze e le ricadute su Castelcovati, ed ha sottovalutato il problema?
    Oppure, e mi auguro di no, per una sorta di cameratismo con l’amministrazione vicina, dello stesso partito, Castelcovati ha preferito non prendere posizione?

  3. roberto ha scritto:

    Faccio qualche disgressione, scusate se la prendo larga e abbiate pazienza.
    Domenica scorsa sono andato a vedere una bella mostra a Gorle.
    Gorle è un centro attiguo a Seriate, che è interland di Bergamo e oramai fa tutt’uno con questa città e le altre realtà periferiche.
    La mostra mi è molto piaciuta, ma quello che più mi ha impressionato è stata la condizione del territorio che attraversavo, man mano che tramite la vecchia provinciale 573 mi andavo appunto approssimando a Seriate. Non mi recavo da quelle parti da sette-otto anni, nel tempo che è trascorso quei luoghi sono diventati per me irriconoscibili. Non per fare facili giochi di parole, ma ho capito cos’è lo spaesamento attraversando paesi come Malaga, Cavernago, Cassinnone; piccoli , graziosi borghi ora oppressi, assediati da schiere di rotonde (ma quante ne faranno ancora?), enormi e disorientanti grazie anche a una segnaletica che spesso non aiuta. Per non dire della sensazione di sgomento provata all’ingresso del territorio di Seriate, tutto avviluppato nei nastri contorti degli svincoli di autostrada e tangenziale, scavalcato dai suoi viadotti e annunciato dalle mega insegne degli ipermercati (coi loro mega capannoi) e delle superdiscoteche.
    A seguire altre schiere di capannoni e nuclei residenziali fotocopia, che si integrano alla perfezione con questi ultimi, in un trionfo di alienazione urbanistica.
    A un certo punto mi sono perso: devo chieder informazioni, ma in giro non c’è anima viva, se non in macchine che sfrecciano via veloci.
    Lieve senso di angoscia. Poi, in lontananza, scorgo una coppia che cammina lungo un marciapiede. Li raggiungo e chiedo loro informazioni, aggrappandomi a loro come un naufrago a una provvidenziale ciambella. Sono gentilissimi, in un italiano incerto ma sufficiente (probabilmente sono rumeni) mi istruiscono sul percorso da seguire. In breve, grazie alle loro indicazioni, giungo a destinazione.
    Al centro culturale mi intrattengo più di un’ora, indugiando a lungo davanti ad immagini che illustrano in maggioranza scene di vita rurale ritratte negli anni cinquanta-sessanta. Commento le immagini con altri appassionati di fotografia e di ambiente, rendendoli partecipi, per contrasto, delle sensazioni provate durante il tragitto verso la mostra.
    Mi capiscono. Ma che fare? Il progresso va avanti, non si ferma per guardarsi indietro. Ne convengo anch’io, e insieme ce ne rammarichiamo, non per i tempi andati ne per il progresso, ma per ciò che viene commesso invocando il suo nome. I capannoni, i centri commerciali, i quartieri tutti uguali a se stessi e ugualmente carenti di servizi, i viadotti e gli svincoli di autostrada e tangenziale che attraversano e avviluppano tutto come in una tela di ragno.
    E poi enormi rotonde, rotonde e ancora rotonde. Dappertutto. Fanno perdere la bussola.
    Ecco il punto. Si sta perdendo la bussola, da qui disorientamento, spaesamento. Quello che prima era un paesaggio magari non da fiaba, ma acquisito ai nostri sensi come ordinato, riconoscibile, ancora integro, sta scomparendo, spezzettato, omologato e inglobato in una poltiglia urbana informe e alienante, che alterna zone commercial-produttive a nuovi insediamenti residenziali senza ormai soluzione di continuità.
    Un paesaggio che sta perdendo - o ha già perso - i suoi punti di riferimento; la gente fatica a ritrovarcisi. Con buona pace di chi si erge a paladino dell’identità del territorio e delle sue genti. Infatti, sconvolto il territorio, sconvolta anche la componente umana, sempre più disgregata e richiusa in sé stessa. Alienata. Che per reazione si aggrappa a simboli di origini mitici, arbitrarie interpretazioni di una storia prêt à porter abilmente usata a scopo politico.
    E tutto questo avviene sotto l’insegna di una malintesa libertà di impresa, che ha piegato il territorio a ogni suo interesse, sopportando a malapena solo vincoli sui centri storici e violando sistematicamente periferie e campagne, in un disegno che è un inno al caos. Un consumo di suolo dissennato e disordinato, che nessuno riesce non dico a fermare, ma quantomeno a limitare.
    Ora , come posso restare tranquillo e indifferente davanti al “mostro” che ci scodella Mazzatorta - delle cui gesta ho appreso leggendo il giornale appena tornato a casa - dopo aver attraversato il quadretto di cui sopra?
    Ha ragione il giornalista quando accenna all’”ultima enclave di campagna Tra Chiari e Roccafranca”. Ma questo tipo di progresso non la può tollerare a lungo; vede la campagna come un vuoto da riempire.
    Così Auchan vuole ampliare i propri orizzonti, Cavalli è lì apposta per fare affari, qualche contadino avrà il legittimo estro di cambiar vita dandosi alla coltivazione della finanza, e Mazzatorta li fa incontrare.
    Da una parte ha ragione anche Marco, duecentocinquanta posti di lavoro, senza contare l’indotto, non vanno disprezzati. Di questi tempi, poi.
    Però: Arriverà Brebemi (non mi piace per niente, si poteva potenziare la Rivoltana collegandola con opportune modifiche alla vecchia statale 11 e infine alla nuova statale 11 bis, ma costa troppo poco); arriverà TAV (diversi studi illustrano di come si possa convenientemente adeguare e potenziare la vecchia linea, mentre altri, senza parlare di consumo del suolo, dimostrano quanto alto sia l’onere per la costruzione in confronto al guadagno economico che se ne ricaverà; con buona pace per la fregola da corridoio 5); la campagna di cui parla Magli sarà gia pesantemente segnata da queste opere, purtroppo.
    A completamento di questo scempio, anzi, a precederlo, arriva Auchan, che si mangia 250.000 metri quadri piantandoci in mezzo una struttura da 100.000 metri quadri.
    Per quanti metri cubi di volume? E che aspetto ha una struttura del genere, qual è il suo impatto sul territorio?
    E cosa sono duecentocinquantamila metri quadri? 25 ettari, 40 campi da calcio, 75 piò. Di terra fertilissima. Da venti quintali di frumento al piò. O cinquanta di mais; a scelta.
    Allora pur comprendendo la questione sulle opportunità da cogliere, giustamente evidenziata da Marco, mi chiedo:ma davvero il nostro territorio sente il bisogno di questo mega insediamento, del suo impatto ambientale che non passerà inosservato e dei risvolti negativi che comporterà a livello di traffico pesante sulla viabilità locale?
    L’apporto economico indotto da questo insediamento avrà ricadute positive sulle comunità circostanti tali da giustificare questa operazione, o le ricadute saranno positive solo per gli attori principali dell’affare, cioè Auchan; proprietà del terreno; Mazzatorta e Cavalli? Tra l’altro sarebbe interessante capire come Cavalli, due volte candidato sindaco per la Lega a Chiari, abbia tanto accentuato il volume delle sue attività immobiliari proprio in concomitanza all’insediamento di un’amministrazione a maggioranza leghista nel suo paese. Qualche anno fa le sue attività erano abbastanza contenute, ora sono letteralmente esplose. Non c’è angolo di Chiari o zone limitrofe in cui insiste una qualche attività immobiliare, dove non si noti il suo logo, magari accompagnato da Finbeton. Non sarà monopolio, ma poco ci manca! Cos’è, innata abilità tardivamente emersa? Una congiunzione astrale favorevole? O, magari, il risultato di amichevoli e ben insediate conoscenze politiche locali? Chissà se si saprà mai.
    In attesa di una sua biografia, quello che so di sicuro è che se questo progetto verrà realizzato nei tempi annunciati (a proposito, perchè questa fretta? C’entra qualcosa la scadenza amministrativa?) senza il coinvolgimento dei comuni limitrofi e senza accorgimenti che riducano l’impatto ambientale e il fluire del traffico pesante sulla rete locale, è pacifico che a qualcuno rimarranno i vantaggi (i soliti noti più il comune di chiari, che si introita più di sei milioni senza particolari disagi per il suo territorio), mentre a tutti gli altri rimarranno le magagne di un territorio stravolto, che pur essendo nel comune di Chiari è molto più prossimo ai loro centri urbani e in particolare al nostro, piuttosto che a quello Clarense.
    Allo stesso modo il traffico che ne sortirà (un movimento di 300 camion giornalieri, andata e ritorno), avrà effetti trascurabili (o nulli) su Chiari, contenuto dalla 11 bis, ma si riverserà lungo le strade che attraversano i nostri territori, con conseguenti disagi in ordine di congestionamento e di inquinamento ambientale.
    Un quadro troppo fosco? Può darsi. Ma quel che ho visto in giro e di cui parlo più sopra, non mi rende ottimista al proposito. E spero tanto che si possa fare qualcosa per fermare questa operazione di arrogante colonizzazione affaristica, che riguarda anche noi, pur non rientrando nel perimetro del nostro comune.
    Spero che qualche voce si levi contro queste consorterie politoco-economiche, ennesima rappresentazione del mai estinto consociativismo.
    Al momento soltanto i sindaci di Urago e Rudiano hanno detto qualcosa sulla questione.
    Dal nostro “palazzo” non esce ancora nessun segnale. Si riuscirà a dire qualcosa per tutelare gli interessi e la salute della nostra comunità? O ci si tiene opportunamente defilati temendo di incorrere in un’ingerenza territoriale? (territorio del neo Senatur de Ciàre).
    Spero che le titubanze siano solo effetto di una profonda riflessione, come usa dire il nostro primo cittadino, per verificare la sostenibilità di questo progetto e agire di conseguenza.
    Se si (sostenibile), spiegando i vantaggi e di come si può comunque intervenire per attenuare l’impatto ambientale e viabilistico, magari in una visione concertata con gli altri comuni coinvolti.
    Se no (insostenibile), facendo ostruzione al progetto del mega polo logistico, sempre in sinergia con gli altri comuni.
    Anche se temo che, oramai, i giochi sono bell’ e che fatti.

  4. orietta ha scritto:

    Articolo del Bresciaoggi….
    Finirà cosi anche per la costruzione del polo logistico Auchan?!?

    Domenica 5 Ottobre 2008

    CHIARI. Sconforto fra i 50 agricoltori che aspettano 2 milioni da 14 anni
    Gli indennizzi dell’Anas sono spariti nel nulla
    Denunciate tre imprese subappaltatrici incaricate di liquidare gli espropri legati alla «tangenzialina»

    Massimiliano Magli
    La vertenza degli indennizzi degli espropri per la realizzazione della variante alla statale 11 tra Urago d’Oglio e Chiari potrebbe avere imboccato un binario morto. L’Anas ha presentato una denuncia-querela nei confronti di un consulente della società Torno, che aveva ricevuto in subappalto le opere del secondo lotto della tangenzialina.
    «L’Anas - si legge in un comunicato trasmesso al Comune di Chiari dal Dipartimento della viabilità per la Lombardia - ha eseguito accertamenti sulle attività svolte dal tecnico della Torno riscontrando una serie di irregolarità». Le presunte scorrettezze oltre a far lievitare ingiustificatamente i costi in carico all’Anas, avrebbero - sempre secondo il dipartimento della viabilità per la Lombardia - «impedito la liquidazione degli indennizzi ai proprietari delle aree espropriate». Da qui la denuncia del consulente che è anche amministratore delle società Tecneco e Rilsab, coinvolte a vario titolo nella realizzazione dell’opera.
    Se le accuse fossero confermate, diminuirebbero ulteriormente le già esigue possibilità di ottenere i circa 2 milioni di rimborsi attesi da 14 anni da 50 famiglie di agricoltori di Chiari. «Alla fine del 2006 - ricorda l’Anas – il Compartimento aveva risoluto i contratti con le società Rilsab e Tecneco che avrebbero dovuto effettuare direttamente i pagamenti delle aree coinvolte dal passaggio della variante». Dopo la rescissione legata ai ritardi nei lavori, l’Anas aveva affidato alla Sta di Pinerolo l’incarico di chiudere la partita finanziaria dei rimborsi. Lo scorso anno i proprietari sono stati convocati per accertare la situazione di insoluto. Ed è stato in quella sede che è stato accertato il versamento di acconti inferiori a quelli fissati dall’Anas.
    A questo i restanti 2 milioni di euro saranno versati soltanto dopo che l’autorità giudiziaria avrà accertato eventuali irregolarità delle società subappaltatarie. Come dire che l’attesa dei proprietari si allungherà ancora di molto e non è escluso che, qualora fossero accertare le responsabilità delle società denunciata, sia impossibile liquidare le somme per eventuali fallimenti o irreperibilità dei responsabili.

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