set 16 2008
Operazione clandestini
Il nostro capogruppo in Consiglio Comunale, Paolo Olivini, ha steso qualche riflessione su quanto accaduto Venerdì scorso, quando quella che doveva essere una normale operazione di routine ha assunto dimensioni e caratteristiche a dir poco discutibili…
Venerdì 12 settembre è stata una giornata movimentata per Castelcovati. Nelle prime ore del giorno, infatti, i Carabinieri di Castrezzato hanno effettuato una “retata” scovando una quarantina (?) di clandestini cinesi all’interno di un capannone in via Matteotti.
Credo non ci debbano essere dubbi circa la legittimità, la necessità e l’opportunità che operazioni di questo tipo vengano condotte nei nostri paesi.
Del resto anche negli anni passati (sindaci Aldo Onger e Orlandi) le forze dell’ordine organizzavano ed effettuavano periodicamente controlli e perquisizioni, che in alcuni casi portavano all’individuazione di situazioni di irregolarità. E già qualche mese fa il Sindaco Gritti Marini aveva informato il Consiglio comunale del fatto che si era svolta una operazione del genere.
C’è stavolta, però, una novità rispetto alle volte precedenti: i fermati sono stati condotti per le operazioni di riconoscimento presso i locali del centro civico di via Marconi.
La cosa mi lascia molto perplesso. Spero giungano presto dall’Amministrazione spiegazioni e motivazioni serie e plausibili circa una scelta del genere. Infatti, se l’operazione è stata condotta dai CC di Castrezzato (e anche da quelli di Chiari?), organizzata per tempo e dandone opportuna comunicazione al Sindaco di Castelcovati, è possibile che per trattenere momentaneamente questi clandestini (tra l’altro dell’etnia “più inoffensiva” - i cinesi “non sai nemmeno di averli”) non fosse disponibile nessuna caserma dei paesi vicini? [Quanti paesi aderenti al Patto di polizia locale appena approvato all'unanimità anche da Castelcovati sono dotati di caserma? Neanche un posto neppure lì?] E poi, solitamente non vengono condotti in Questura per questo tipo di azioni? O non sarebbe stato più semplice, in mancanza di luoghi appositamente deputati alla custodia di persone fermate, svolgere le pratiche burocratiche direttamente presso il capannone dove sono state trovate? Probabilmente il Sindaco ha anche il potere di trasformare un locale pubblico (ironia della sorte, nel nostro caso, proprio quello dedicato all’incontro e alla circolazione delle idee e della cultura) in una sorta di “centro di permanenza temporanea”, ma probabilmente in casi di estrema urgenza e di assoluta imprevedibilità di un evento non altrimenti gestibile. Ricorrevano queste condizioni? Tra l’altro questa scelta ha comportato la chiusura al pubblico, per tutta giornata di venerdì, della biblioteca. Viene proprio da pensare che si sia voluto agire in questa maniera per dare maggiore risalto ad una normale operazione di controllo del territorio come tante altre, che si sono svolte in passato con risultati analoghi ma con maggiore “discrezione”. Ripeto, spero esistessero motivazioni serie che giustifichino tale modalità, e non la bieca volontà di spettacolarizzare la vicenda. Altrimenti per il futuro si può prevedere la gogna in piazza, senza alcun rispetto per la dignità di persone colpevoli di cercare un futuro migliore nel nostro benestante paese.
A proposito di colpe, resto in attesa di qualche informazione sul ruolo di chi a questi clandestini ha fornito alloggio (ovviamente in nero) e, probabilmente, anche un lavoro (chissà di che colore?), attuando un doppio sfruttamento e favorendo la permanenza clandestina di queste persone.
Paolo Olivini

16 settembre 2008, ore 21:46
Stiamo attraversando una strana stagione. Caratterizzata da una serie di annunci, disegni di legge, atti politici ed amministrativi che hanno tutti lo scopo di creare un unico, sicuro effetto: quello, cioè, di accrescere le tensioni, inasprire i conflitti , mostrare la faccia feroce e la voglia di menar le mani all’insegna di uno slogan diventato ormai onnipresente. Questo slogan arriva da oltreoceano, ma ricorre quotidianamente nei discorsi del ministro Maroni diventando quasi un mantra, un ossessivo intercalare: “Tolleranza Zero”.
Tanto ossessivo quanto efficace, pare, visto l’ampio consenso di cui gode questo ministro; due paroline che stuzzicano a dovere l’attuale tendenza ad accogliere con favore proclami e provvedimenti di stampo populistico.
Tolleranza zero, dunque. E a seguire tutto il resto: smantellamento della scuola pubblica dell’obbligo senza un progetto sensato e giustificabile; abolizione della legge Merlin sulla prostituzione, rimpiazzata da una serie di provvedimenti emessi nel segno dell’ipocrisia; continue pressioni sull’indipendenza della magistratura; leggi elettorali che consolidano il potere della “casta” castrando di fatto il diritto di scelta del cittadino; disprezzo dei valori fondanti della Costituzione; intrecci illegittimi fra affari e politica; rivalutazione del fascismo da parte di ministri e sindaci in carica. Questa è solo una parte del quadro su cui è dipinta questa strana, allarmante stagione.
In uno scenario del genere si inscrive quindi come normale quanto da noi accaduto all’alba di Venerdì 12 Settembre e riportato il giorno seguente in un articolo del Bresciaoggi.
Normale l’operazione svolta; questi interventi sono abbastanza “routinari” per le forze dell’ordine, non presentano particolari rischi né urgenze. Tanto meno questo se è vero che, come riportato sul giornale, da parecchi giorni si teneva d’occhio la situazione in vista dell’intervento.
A riprova di ciò è proprio il nostro Sindaco, presente all’operazione, a sottolineare che il tutto si è svolto senza difficoltà e senza resistenza alcuna da parte dei fermati.
Il problema, semmai, arriva immediatamente dopo, allorché si tratta di avviare le procedure di identificazione. Infatti, per consentire lo svolgersi di questa procedura, il nostro Sindaco non trova di meglio che requisire il centro civico. E questo è per niente normale.
Mi chiedo: perché questa scelta? Perché un luogo per sua natura deputato all’incontro, alla libera circolazione di informazioni, idee e opinioni per la costruzione di una coscienza civile è stato trasformato in un luogo di restrizione per un gruppo di persone straniere? Perché questa mancanza di rispetto?
Non è forse questo uno sfregio a uno dei luoghi simbolo della civile convivenza nel nostro paese?
Mancanza di rispetto che per quel giorno ha portato pure alla chiusura della biblioteca, causando quindi l’interruzione di un servizio.
Allora dico: ci sono tante caserme nel circondario (Castrezzato, Chiari, Rudiano , Trenzano), possibile non si potesse svolgere presso una di queste tutta la trafila dell’identificazione?
Non c’era nessuna emergenza, l’operazione era nell’aria da giorni, nulla è accaduto all’improvviso. Perciò c’era tutto il tempo per gestire in modo normale anche la fase degli accertamenti, non vi pare?
Per essere chiari: l’azione di polizia è stata normale; il controllo del territorio è importante; la lotta alla clandestinità e al lavoro nero è giusta, dovuta , condivisibile.
È il dopo, il sequestro della biblioteca che non mi torna, l’uso illegittimo che si è fatto della sala civica.
Non mi è chiaro quale motivo abbia condotto a questa scelta, ma - quale che sia la motivazione - mi pare una forzatura. Una forzatura dettata forse da un ulteriore bisogno di visibilità?
No, perché questa scelta potrà avere molte pecche, ma non certo quella di passare inosservata: biblioteca chiusa; camionette di vigili e carabinieri che vi stazionano davanti tutto il giorno; ragazzi cinesi che ogni tanto si affacciano alle grate delle finestre con tanto di foglietto numerato appeso al collo.
Il tutto in un contesto che non ha certo carattere di emergenza (e però tiene opportunamente alta la tensione), ma da cui traspare invece poco rispetto per la dignità delle persona.
Un’operazione ad effetto,che si trasforma presto in una vetrina in cui esporre i propri risultati a scapito della dignità altrui.
Esposizione che avrà pure il plauso di molti, ma porterà anche molti altri a riflettere.
Nell’ultimo consiglio, in una critica rivolta ai suoi oppositori, proprio il Sindaco aveva affermato che quando intraprende atti ed iniziative non lo fa certo con lo scopo di finire sui giornali.
Ma i fatti sembrano dire il contrario, che in fondo non le dispiaccia proprio divenire oggetto di articoli.
Lo conferma anche il nostro Paolo: operazioni di questo tipo, di contrasto alla clandestinità e allo sfruttamento di chi versa in questa condizione, non sono nuove nel nostro paese, già altre volte ne son state compiute, sia durante le amministrazioni di Aldo Onger, sia durante il breve mandato Orlandi.
Ma mai con queste modalità, mai con questa esposizione. Una volta fermate, le persone venivano accompagnate in caserma e lì identificate. Punto.
Mai a nessuno è passato per la testa di usare la sala civica come surrogato di un CPT (centro di permanenza temporanea).
E poi, proprio lei che è tanto sensibile alla sicurezza in ogni suo aspetto, ritiene adeguato quel luogo a un tale uso? Era certo più sicura e appropriata una caserma, no?
Oh, certo, lei ora avrà anche il conforto dei nuovi poteri erogati dal pacchetto sicurezza di Maroni, che da qualche parte giustificherà anche l’uso di certi luoghi, quando ritenuto necessario.
O magari, chissà, in uno slancio di buoni sentimenti ha immaginato che per quei poveri ragazzi e ragazze cinesi fosse più rassicurante la sede della biblioteca piuttosto che quella di una caserma.
A pensarci mi viene il coccolone…Allora per riscuotermi voglio fare una considerazione un po’ …cattivella: il nostro sindaco avrà pensato ai possibili rischi che comporta il rinchiudere in un luogo ristretto tante persone che sicuramente vivono in condizioni igieniche precarie e potrebbero essere involontari vettori di malattie “strane”?
Malattie che da noi son state debellate, ma che ancora persistono in altri diversi paesi; germi innocui per chi giunge da quelle realtà, ma che i nostri anticorpi non riconoscono più (lo dicono tutti gli esperti di immunologia, persino Mario Borghezio!).
Ora, per una giornata intera, diverse persone di cui nulla si sa a proposito della loro salute, non solo hanno occupato la sala, ma sicuramente hanno spesso usato anche l’unico bagno funzionante.
Non si è avuto timore che qualche strano germe potesse insediarsi in quegli ambienti?
Spero ci si abbia pensato, e provveduto di conseguenza a far eseguire una puntuale e approfondita pulizia per ristabilire la sicurezza igienica con opportuna overdose di Lysoform…
Sì, perché a quanto risulta, quegli ambienti sono stati occupati sino alle 19 di venerdì; alle 9 del mattino dopo erano già riaperti alla frequentazione di tutti, bambini compresi.
17 settembre 2008, ore 10:13
Tutto appare così strano, sembra di vivere in un altro Castelcovati. Forse si sta inseguendo la moda del creare un problema per far finta di risolverlo, come se i cittadini fossero degli inebetiti disposti a bersi tutto quanto il potere offre. Così si tolgono le panchine con la scusa che non ci sono soldi e che servono al ricovero, si chiude il parco perchè non è sicuro e in 50 giorni non si riesce a sistemarlo e quando comincia l’asilo è ancora chiuso, si usa il centro civico per rinchiudere temporaneamente dei cinesi, probabilmente clandestini.
A Castelcovati serve tutto questo?
O forse servono iniziative meno rumorose ma più efficaci di prevenzione e integrazione?
Intanti i problemi veri rimangono lì, nessuno se ne interessa.
Gli edifici scolastici piangono, gli anziani non hanno ancora una sede, i vandali continuano ad imperversare ribaltando cartelli stradali ed imbrattando i muri, nelle abitazioni proseguono i furti, chi va al cimitero continua ad incespicare in marciapiedi logori, che dovrebbero essere rifatti perchè ci sono progetti, permesso e soldi ma il sindaco prende tempo.
Forse questo modo di fare susciterà qulche consenso nel breve tempo da parte di chi crede che basti alzare la voce per contare qualcosa, ma siamo sicuri che alla lunga il risultato sarà lo stesso?
Credo proprio di no ed allora questi signori dovranno rimpiangere tutto il tempo buttato in chiacchiere senza pensare mai al futuro!