ott 23 2008
Rette e Piano diritto allo studio …. la storia continua
In un incontro, tenutosi il 16 ottobre, voluto dai tre gruppi di opposizione, il Presidente del Consiglio di amministrazione della scuola “Q. Capitanio” ha evidenziato la propria contrarietà al provvedimento, già espressa informalmente al Sindaco. Tre i motivi di disaccordo: il non coinvolgimento della scuola né a livello di informazione né per la successiva predisposizione dei corsi; l’obbligatorietà dei corsi pena il non riconoscimento dell’abbattimento delle rette; il cambiamento delle regole ad anno già avviato. Rispetto a quest’ultimo punto il Presidente aveva suggerito, nel corso di un incontro col Sindaco, di ripensare la questione almeno per quanto riguardava i tempi della sua entrata in vigore, informando i genitori dell’intenzione della Giunta di introdurre questi corsi, ma facendoli partire dall’anno prossimo, così che ogni genitore potesse fare le proprie riflessioni (e i propri conti) e prendere una decisione ponderata circa l’iscrizione del proprio bambino per l’anno 2009-2010. Ovviamente non è stato ascoltato. Il Presidente Venturi ha anche espresso i propri timori circa il possibile abbandono della scuola da parte di alcuni bambini, come conseguenza non calcolata di questa scelta del Comune, sottolineando che anche un bambino in meno significa problemi su un bilancio che è sempre in equilibrio precario.
Sabato 18 ottobre i tre gruppi di minoranza si sono incontrati per definire una strategia comune. Alcuni genitori presenti all’incontro per avere maggiori informazioni hanno esposto l’intenzione di raccogliere le firme di altri genitori in calce ad una lettera indirizzata al Sindaco, nella quale si chiede che venga eliminata l’obbligatorietà dei corsi. I consiglieri comunali presenti hanno dato il loro sostegno morale a questa azione, ribadendo che i genitori sono i primi che devono muoversi. Tutti sono stati concordi nel sottolineare come i livelli di azione da parte dei genitori e dei gruppi politici debbano essere tenuti distinti, perché nessuno vuole strumentalizzare la vicenda, ma neppure non percorrere ogni possibile via legittima e corretta per raggiungere l’obiettivo della revoca della norma dibattuta.
Il 21 ottobre il Presidente della scuola dell’infanzia ha consegnato al Sindaco una lettera, da lui firmata a nome del Consiglio di amministrazione, nella quale ribadisce le forti perplessità circa l’opportunità dei corsi imposti. Il giorno successivo, da me interpellato, mi ha anche fatto osservare come nella delibera di Giunta che norma i corsi questi vengano presentati come il frutto di una collaborazione fra Amministrazione comunale e scuola, cosa che non corrisponde al vero e che egli sottolineerà al Sindaco come scorretta.
Il 22 ottobre, in mattinata, è stata protocollata in municipio la lettera firmata da 44 genitori, che è stata consegnata per conoscenza ai quattro capigruppo e al Presidente della scuola dell’infanzia.
Il 22 ottobre, alle ore 20.30, durante la conferenza dei capigruppo per la predisposizione del prossimo Consiglio comunale, i rappresentanti dei tre gruppi di minoranza hanno ribadito la propria contrarietà alla norma, invitando nuovamente il Sindaco a rivederla, facendo leva anche sulla posizione assunta dal Cda della scuola e dai genitori firmatari. Il Sindaco è stato irremovibile sulla sua posizione, convinto che questi corsi servano per formare i genitori ed evitare problemi sociali in futuro [le ho fatto notare che tre incontri "di varia natura" ai quali uno è obbligato ad assistere sotto ricatto non credo possano risolvere i problemi né dei singoli né di un paese]
Il 23 ottobre, ad un mese esatto dall’ultimo Consiglio comunale, finalmente è stata pubblicata la delibera con il Piano di diritto allo studio, contenente la previsione dei corsi. Il verbale dice poco rispetto alla norma contestata, né - ovviamente - contiene la frase pronunciata dal Sindaco riferita al livello culturale molto basso di noi castelcovatesi, che lei vuole elevare a forza… Come da me sottolineato il Consiglio, il testo è troppo vago sui corsi per i genitori.
Ci pensa a delinearli la delibera di Giunta n. 52 del 26 settembre, dove è esplicitato che l’abbattimento della retta legato alla frequenza ai corsi vale solo per i genitori di 3° fascia. La qual cosa risulta ancora più discriminante e bizzarra.
Le due note esplicative datate 13 e 15 ottobre, diffuse presso la scuola dell’infanzia, sono talmente contorte che questo punto non risultava ancora chiaro: qualcuno aveva interpretato che i corsi fossero obbligatori anche per le altre due fasce, pena il pagamento della differenza fra la quota di intervento previsto a carico del Comune e i 34 € menzionati nelle comunicazioni (16 € per la prima fascia, 8 € per la seconda).
Ora i gruppi di minoranza, pienamente concordi sulla questione, cercheranno di far valere la propria posizione, trovando le forme più opportune perché la loro voce sia sentita e ascoltata.
Paolo Olivini
Per la serie “corsi e ricorsi della storia…”
Ho trovato sul quotidiano Avvenire del 30 settembre, pagina 29, questa breve notizia, legandola immediatamente, per analogia (pur avendo presenti, ovviamente, le dovute differenze), alla vicenda che il nostro paese sta vivendo in questi giorni [qualcuno ha parlato di "indottrinamento"] circa i corsi obbligatori per avere l’abbattimento delle rette della scuola dell’infanzia, ragionando sulla quale non so se ridere o piangere.
Paolo Olivini
Georg Ratzinger: “Così mio fratello boicottò le adunate nazi”
Pur essendo iscritto alla Hitlerjugend, come era obbligatorio, da ragazzo Joseph Ratzinger riuscì a sottrarsi alle adunate imposte dai nazisti e per questo la sua famiglia pagò un prezzo. “Mio fratello non frequentava i raduni nazisti e non si presentava agli appelli. Questo comportò un danno economico per la mia famiglia in quanto non beneficiò più dello sconto sulle tasse scolastiche”, lo rivela monsignor Georg Ratzinger in un’intervista ad Andrea Tornielli su “Il Giornale”.
