dic 11 2008
Luciano Onger su Cast srl
La Cast sembra inesorabilmente avviata verso la liquidazione. Alla luce degli ultimi eventi, al Sindaco e alla sua Giunta questo sembra importare molto poco.
Le loro preoccupazioni sono rivolte solamente alla ricerca di un capro espiatorio, meglio ancora se più di uno. A tale scopo, senza particolare conoscenza della materia, contraddicendosi nei fatti e nei comportamenti, cercano di dimostrare che:
- la liquidazione è l’unica strada percorribile, alla luce delle Leggi vigenti in materia di affidamenti diretti o in house dei servizi pubblici locali;
- il Consiglio di Amministrazione in carica non ha presentato un valido piano di rilancio della società, che consentisse di proseguire nell’attività;
- il commissario prefettizio, i precedenti amministratori della Cast ed i precedenti amministratori comunali hanno violato le leggi ed hanno prodotto danni patrimoniali all’Ente.
Se questo fosse vero viene da chiedersi cosa aspetti il Sindaco a perseguire chi ha sbagliato e creato danni.
Purtroppo nulla di tutto ciò è vero, ma ci troviamo in presenza del classico gioco del cerino, condito da tanti bla bla bla di amministratori incapaci di gestire la cosa pubblica, che hanno impiegato otto mesi a mettere insieme qualche delibera relativa ai contratti in essere, che non sono a conoscenza di atti e documenti facilmente recuperabili al protocollo, la cui unica preoccupazione pare essere quella di nascondere la propria inadeguatezza a ricoprire il ruolo per il quale si sono candidati e sono stati eletti, cercando di addossare sempre ad altri le responsabilità.
Non essendo disponibile ad assecondare questo gioco al massacro, che è diventata anche la politica locale, oltre a quella nazionale, mi sforzo per l’ennesima volta di mettere alcuni punti fermi, iniziando dagli aspetti dei quali sono a conoscenza:
1. La Cast è nata per la gestione dei servizi pubblici locali a rilevanza economica, metano e ciclo idrico;
2. Dal 2004 abbiamo iniziato un processo di trasformazione che, in parallelo con la dismissione obbligatoria dei servizi originari, ha conferito direttamente alla Cast una serie di nuovi servizi, tali da farla diventare una società per la gestione di servizi rivolti al comune di Castelcovati, che ne detiene la proprietà;
3. Tutti gli atti amministrativi ed i contratti di servizio prodotti dal Comune in quegli anni sono legittimi, sono stati legittimamente assunti e sono ancora vigenti, essendo la loro durata fissata al 31 dicembre 2009;
4. In forza di quei nuovi affidamenti la Cast ha realizzato opere pubbliche per oltre 3 milioni di Euro, principalmente alloggi, urbanizzazioni e viabilità, opere che altrimenti non si sarebbero potute realizzare, principalmente a causa degli obblighi derivanti dal patto di stabilità;
5. Il merito o il demerito dei risultati ottenuti in quegli anni vanno ascritti a chi sul versante del Comune, prima Marco Morandini e poi il sottoscritto, e della Cast, Angelo Gritti, Giuseppe Morandini, Flavio Moroni e Luca Canesi, ha gestito la difficile fase di trasformazione;
6. Sull’operato degli organi comunali e societari esiste un corposo ed autorevole parere legale di uno dei massimi esperti della materia, rilasciato il 15 ottobre 2007, quindi dopo la caduta dell’amministrazione Orlandi, di cui riporto le conclusioni: In base alle considerazioni esposte ai paragrafi che precedono, si possono assumere le seguenti conclusioni:
√ CAST S.R.L., anche quale società a capitale sociale pubblico totalitario assoggettata a controllo da parte dell’Ente Locale committente, può legittimamente eseguire i lavori ed i servizi rientranti nella definizione del c.d. “servizio di urbanizzazione” senza necessità di ulteriore appalto alla società mediante procedura ad evidenza pubblica;
√ CAST S.R.L., quale società a capitale sociale pubblico totalitario con riguardo alla quale “l’ente o gli enti pubblici titolari del capitale sociale esercitano … un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi” e che “realizza la parte più importante della propria attività con l’ente o gli enti pubblici che la controllano”, costituisce un modello organizzativo di gestione dei servizi pubblici locali ex art. 113, comma 5, lett. c), T.D. 267/2000, può legittimamente eseguire, qualora tecnicamente qualificata, i lavori ed i servizi rientranti nella definizione del c.d. “servizio di urbanizzazione”, in quanto affidataria del servizio;
√ CAST S.R.L., essendo qualificabile come “organismo di diritto pubblico”, può ricevere legittimamente l’affidamento diretto di lavori, servizi e forniture da parte dell’Ente Locale socio Comune di Castelcovati;
√ CAST S.R.L., infine, può anche divenire concessionaria di lavori o servizi pubblici, diversi dai servizi pubblici locali, in via diretta da parte del Comune di Castelcovati”;
tale documento, a disposizione del Comune e della Cast, è inequivocabile al punto da far apparire infantile il perdurare di polemiche, qualora si avesse voglia di leggerlo e capacità di comprenderlo;
7. Le nuove disposizioni di Legge, in particolare quelle contenute nell’Art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) della Legge 6 agosto 2008 n. 133, non hanno alcun riflesso sugli affidamenti in essere in quanto “Restano salve le procedure di affidamento già avviate alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”, mentre rimane da approfondire l’aspetto relativo ad eventuali nuovi servizi che si intendessero affidare alla Cast; anche per questo aspetto è utile evidenziare come in ogni caso il Sindaco sia responsabile di aver perso mesi prima dell’entrata in vigore della norma;
8. Stando così le cose non è affatto vero che l’unica strada percorribile sia la liquidazione, essendo ad oggi la Cast titolata ad eseguire interventi sulla viabilità, quali la Via De Gasperi e la Sp 17, compresi nei contratti di servizio vigenti, per i quali esiste la disponibilità finanziaria derivante dalla dotazione propria della società, dal concorso di AOB2 e da quello della Provincia di Brescia, ed essendo in presenza, almeno per Via De Gasperi, del necessario nulla osta della Provincia da marzo 2008: viene spontaneo domandarsi di chi sia la colpa della mancata esecuzione di tali opere e se questo non configuri un danno patrimoniale!
9. Ma una risposta a questa domanda esiste: il Sindaco in Consiglio comunale ha dichiarato che non esisteva il nullaosta, cioè ha dichiarato il falso;
10. Ne consegue che il Consiglio di Amministrazione in carica non ha responsabilità, essendo stata una scelta del Comune, voluta o inconsapevole poco importa, quella di bloccare la società in attesa non si sa di cosa: se così stanno le cose saranno gli attuali amministratori comunali a correre il rischio di eventuali azioni di responsabilità o di esposti alla Corte dei Conti.
Alla luce di queste sintetiche note, ritenendo che la Cast possa ancora rappresentare un utile strumento per la pubblica amministrazione, non posso che rinnovare le proposte contenute nel nostro documento, presentato anche in Consiglio Comunale, con alcune integrazioni:
- Quanto al canone è necessario valutare in termini comparativi quale possa essere l’importo ragionevole, cioè quello che potrebbe derivare dall’affidamento con gara del servizio di distribuzione del gas metano, ed allineare a partire dal 2008 il canone Cast a tale importo;
- Quanto ai servizi in essere è necessario procedere rapidamente all’appalto dei lavori di Via De Gasperi e stendere un piano per i lavori futuri su viabilità ed alloggi per giovani coppie e famiglie di Castelcovati;
- Quanto alla Cast è necessario dismettere le attività non compatibili con i servizi alla pubblica amministrazione, quali la mensa scolastica, ed affidare con gara il servizio di distribuzione del gas metano;
- Quanto al servizio cimiteriale, che potrebbe costituire un nuovo servizio, va eseguito rapidamente un approfondimento circa l’affidabilità in house alla luce delle nuove norme di Legge e, in caso positivo, va redatto un piano finanziario per la gestione ordinaria e per gli investimenti.
Penso di aver formulato valutazioni e proposte dettate semplicemente dal buonsenso, da un minimo di esperienza e da un grande attaccamento al mio paese. Lascio agli altri la responsabilità di farne buon uso o di passarle al tritacarne quotidiano della politica locale.
Come è logico e come sono abituato a fare mi assumo per intero le responsabilità per eventuali errori commessi, non essendo portato, a differenza di altri corresponsabili in vicende pubbliche, a repentine sparizioni, con tanto di periodo di esilio volontario, e ad altrettanto repentine ricomparse. Ma sono abituato anche ad assumermi i meriti di tante buone iniziative che ho concorso a realizzare e che resisteranno al tempo e alle chiacchiere.
Luciano Onger

14 dicembre 2008, ore 15:14
È dal secondo consiglio comunale ( il primo aveva solo la funzione di ufficializzare l’insediamento del nuovo sindaco, nuova amministrazione e composizione del nuovo Consiglio stesso) che il consigliere di “Proposta” insiste nel presentare interrogazioni ufficiali sulla C.A.S.T, o a tentare di ottenere chiarimenti su argomenti correlati, tipo situazione finanziaria, piani di rilancio, affidamenti opportuni e possibili; per cercare insomma di ottenere chiarezza e trasparenza su una situazione e su intenzioni piuttosto oscure.
Le risposte sono sempre state evasive o contraddittorie, c’era sempre un pretesto da accampare, mancanza di dati, mancanza di nulla osta, accordi non sottoscritti con realtà locali confinanti, dubbi sulla legittimità degli affidamenti, insinuazioni su presunte architetture finanziarie-amministrative atte a creare escamotage fiscali, e chi più ne ha ne metta. Ogni risposta data è stata funzionale ad intorbidare ulteriormente le acque, ovvero a cercare di buttare fango e insinuazioni su chi ha preceduto nella gestione della società partecipata del nostro comune.
Non si intuiva se questo agire era conseguente a incapacità di capire competenze e funzioni della società (e il suo rapporto col comune, suo proprietario e fornitore di indirizzi) per gestire poi al meglio il funzionamento della stessa, o se ci fosse invece qualcosa di diverso sotto, che per qualche incomprensibile motivo rendeva invisa la Cast all’attuale amministrazione, come si trattasse di un corpo estraneo alle istituzioni del paese, o, peggio ancora, di un nemico non dichiarato. E come tale da eliminare in silenzio.
Il sospetto è che le due cose - incapacità e avversione verso un organismo che non si riesce a rendere identificabile come proprio, perché creato da altri e quindi vissuto come una eredità da subire piuttosto che da rivalutare potenziare - si fondano in un unico livello. Da qui, forse, giunge insofferenza verso una macchina che richiede certo competenze specifiche, attenzione e lungimiranza per poter funzionare al meglio, attraverso la gestione di servizi e progetti che abbiano ricadute vantaggiose per la comunità, sia intermini sociali che economici.
Una macchina a cui non basta fornire un buon conduttore e validi macchinisti, ma che ha bisogno anche di carburante di buona qualità, rappresentato appunto da servizi e progetti, cui tocca al proprietario (il comune) di rifornire; al proprietario tocca anche dare indicazioni al conduttore sul percorso da seguire, per dare priorità alle tappe dei vari progetti.
Per attuare questi presupposti bisogna avere le idee ben chiare in materia; se queste languono - e non è uno scandalo, nessuno nasce “imparato” - ci si potrebbe rivolgere a qualcuno che già ha maturato un’esperienza positiva entro lo stesso organismo e disponibile all’aiuto, mettendo da parte rivalità ed orgoglio personale in favore di un sano spirito di servizio.
Certo questa collaborazione deve essere riconosciuta ed esposta alla luce del sole, deve essere sostenuta dalla volontà di operare per il bene del paese. Ma se l’orgoglio supera la volontà, anche i consigli e le mani tese diventano di fastidio, perché si teme che accettarli scopertamente diventi sinonimo di incapacità e debolezza. Allora, dopo una infruttuosa fase di ricerca di accordi sotterranei, a un certo punto si può insinuare l’idea di lasciar morire tutto piano piano.
Da qui risposte evasive a domande precise, dichiarazioni di intenti che non hanno un seguito, accuse di mala amministrazione a chi ha preceduto, l’alzare il tono della polemica per non rispondere a domande sempre più mirate.
Così è stato per mesi, tutto è rimasto sospeso come in una nebbia, mentre ora si viene a sapere che per la Cast si paventa la liquidazione. Parola che non è stata mai pronunciata prima, forse perché c’è stato bisogno di otto mesi per recuperare delibere e documenti relativi all’attività della cast e poi non capire lo stesso?
O non pronunciata prima per aver tempo di costruirsi dei pretesti e una buona scorta di accuse da scaricare sui soliti noti? O che altro ancora?
Io non sono esperto in queste materie, ma questa parola, “liquidazione”, non mi piace per nulla.
E mi domando cosa succede, quali scenari si aprono, quali le conseguenze concrete per la comunità se la Cast va in liquidazione? La Cast è percepita da molti come una entità astratta, ma le sue ricadute sulla comunità sono invece molto concrete, sia in caso di positiva esecuzione di servizi e progetti (vedi quanto elencato nell’articolo, tipo case per giovani coppie, etc..), sia nel malaugurato, negativo caso di liquidazione, che temo non sia indolore. E credo sia necessario fare in modo che questo non avvenga, fare il possibile per evitare una fine traumatica di Cast.
Diversamente, chi si assumerà il peso di questa responsabilità, chi ne pagherà il prezzo?