apr 02 2009
Il nostro intervento in Consiglio Comunale su Area vasta
Di seguito riportiamo l’intervento del nostro Consigliere Comunale nella seduta consigliare del 30 marzo in merito al piano strategico di area vasta.
L’Accordo di programma che viene portato questa sera all’attenzione del Consiglio comunale è figlio, come il Piano strategico presentato lo scorso 18 febbraio, della volontà del Comune di Chiari di dare corso ad uno Sportello Unico per le Attività Produttive sul proprio territorio, immediatamente a ridosso del confine con Castelcovati.
Vale la pena ripercorrere la vicenda di questo discutibile intervento.
Nell’aprile 2008 il Gruppo immobiliare Cavalli comunicava al Sindaco di Chiari di voler creare, per conto di un gruppo internazionale, un insediamento logistico su un’area situata lungo via Roccafranca. Il 21 maggio 2008 la LOGIMEA srl presentava una proposta preliminare di Sportello unico, in variante al Piano regolatore, su una diversa area posta lungo la SP 18, a ridosso della Roggia Castellana, dietro la cascina Fenile Novo.
La Giunta di Chiari, con delibera n. 109 dell’8 settembre 2008 esprimeva un parere preventivo favorevole a tale operazione, trattando la vicenda come un “affare interno”, tanto che nemmeno i consiglieri comunali di Chiari ne erano a conoscenza.
Il 7 settembre un articolo del Bresciaoggi informava l’opinione pubblica che aveva preso avvio la procedura per realizzare, su un’area agricola di circa 164.000 mq, un polo di smistamento merci della Auchan-Sma.
Il Sindaco di Chiari non aveva ritenuto necessario, né opportuno, coinvolgere i comuni limitrofi per studiare un piano zonale per nuovi insediamenti produttivi, chiaramente allo scopo di ricavare dall’operazione tutti i benefici, scaricando su altri i problemi generati dall’intervento.
E’ evidente come l’insediamento ipotizzato sull’area scelta dall’operatore privato costituisca uno sfregio ulteriore alla nostra campagna, che a breve sarà già colpita dal passaggio della BREBEMI e della TAV.
Tra l’altro, il Piano paesistico del Comune di Chiari (del novembre 2006) definisce la fascia a ridosso della roggia zona ad “alta sensibilità ambientale”. Una tavola allegata all’Accordo di programma (n. URB 6a) definisce l’area in oggetto “area agricola di valenza paesistica”, mentre il “Progetto strategico per un ‘nuovo polo del produrre’ sovracomunale” definisce l’insediamento una “accettabile ‘anomalia’” rispetto al paesaggio agricolo! Curioso che la fascia di rispetto alla Roggia Castellana nel PGT di Chiari (ormai alla soglia dell’adozione e piegato ad esigenze precostituite) sarà tolta, mentre rimarranno quelle di tutte le altre rogge clarensi. Così la nostra roggia avrà la sua fascia di rispetto sul nostro territorio, perché prevista dal PRG, fino al confine con Chiari, e poi non sarà più tutelata, ovviamente per consentire l’insediamento del polo.
Altro nodo critico è rappresentato dalla viabilità: lo sbocco dell’insediamento sulla SP 18, strada dalla carreggiata ridotta, lungo la quale sono frequenti gli incidenti, anche mortali, riverserà il traffico sui centri abitati di Castelcovati e Urago d’Oglio.
Il 26 ottobre l’Assessore provinciale al Territorio, in una lettera pubblicata sul Bresciaoggi, richiamando il Piano territoriale di coordinamento provinciale, metteva in evidenza che:
- insediamenti a carattere sovracomunale devono essere posti “in poche e ben ubicate aree in situazioni ottimali dal punto di vista trasportistico ed ambientale, in ciò minimizzando la compromissione di suolo agricolo e l’impatto paesistico”;
- “tali zone sono sempre di rilevanza sovralocale e come tali soggette a pianificazione intermedia oltre che a valutazione di impatto ambientale”;
- questo tipo di insediamenti devono essere “oggetto di intesa tra la Provincia e il Comune o i Comuni interessati”.
E concludeva sottolineando che la Provincia non può essere “organo certificatore di decisioni già prese” da altri.
Questo intervento ha spinto il Sindaco Mazzatorta ad accelerare nel coinvolgimento dei sindaci confinanti, per rivestire di sovracomunalità quella che avrebbe preferito rimanesse una questione fra pochi “intimi”.
E così è stato inventato, a gennaio 2009, il “Piano delle strategie d’area vasta Ovest Bresciano - Valle dell’Oglio”, che coinvolge i soli comuni di Chiari, Castelcovati, Rudiano, Urago d’Oglio e Roccafranca.
Scopo ufficiale e “nobile” di questo studio è la definizione di potenzialità e criticità del nostro territorio, sfruttando l’opportunità del passaggio della BREBEMI, nell’ottica di un futuro lancio turistico della zona, senza però indicare i tempi di realizzazione e le fonti di finanziamento. Vengono anche enunciati principi importanti, come il rispetto delle aree verdi ed agricole, la valorizzazione delle rogge e delle costruzioni tipiche (cascine).
All’art. 2 dell’Accordo vengono elencate 11 azioni prioritarie (tutte teoriche, tranne una), ma l’impegno è di attivarne nella prima fase “almeno quattro” (art. 4). L’unica certa e “concreta” è, ovviamente, la realizzazione del polo logistico, che ora viene presentato alternativamente come polo di logistica, area per SUAP o area produttiva di interesse sovracomunale, la cui superficie è più che raddoppiata, interessando 360.000 mq. Appare chiaro come la stesura del Piano strategico non sia altro che il paravento messo in piedi a posteriori per dare una parvenza di dignità alla smania di realizzare lo sportello unico relativo al polo logistico.
Il 22 gennaio l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente ha richiesto l’integrazione della documentazione presentatale, carente per quanto riguarda il trattamento delle acque meteoriche, delle acque reflue e degli scarichi; lo smaltimento dei rifiuti; le emissioni in atmosfera; la rumorosità dell’insediamento ed altro ancora. Ciò dimostra la fretta, se non l’approssimazione, con cui è stato steso il progetto del polo.
Finora non sono state date sufficienti garanzie riguardo al tipo di occupazione che verrà creata (nella logistica prevalgono i contratti atipici e a termine, ed è massiccia la presenza di extracomunitari), senza reali assicurazioni per l’occupazione di lavoratori locali. Questo aspetto non è trattato nell’Accordo di programma. Se ne parla nella convenzione (che non si sa a che titolo sia stata portata stasera in Consiglio), che è un atto tra il Comune di Chiari e i proprietari delle aree comprese nel comparto del polo, come si legge nell’incipit della stessa. Purtroppo, però, non viene nemmeno lì indicata una cifra di addetti che troveranno lavoro nel nuovo sito. Il Sindaco, in gruppo di lavoro, ha affermato che detta cifra risulterà da una contrattazione che avverrà al momento della firma dell’Accordo stesso. Come può il Consiglio stasera esprimere un parere completo, in mancanza di un elemento tanto significativo e tanto sbandierato come punto di forza dell’accordo stesso?
Esiste un documento depositato presso il Comune di Chiari che unisce i due ultimi aspetti toccati: ambiente e occupazione. L’impresa proponente il SUAP nella relazione all’ASL relativa al progetto dichiara che gli occupati dal polo logistico saranno 144 (120 operai e 24 impiegati), suddivisi su tre turni. Allora le cifre sparate sui giornali erano del tutto teoriche (si era arrivati a 300 addetti)! Oppure questa dichiarazione è stata fatta solo per rimanere al di sotto del parametro che prevede che oltre i 50 addetti presenti contemporaneamente debba essere predisposto un impianto di depurazione vero e proprio, o comunque un collegamento ad una rete fognaria reale. Senza valutare che nel conto non sono compresi i 300 camionisti che frequenteranno il sito e che dovranno espletare i loro bisogni fisiologici… Pensano forse di scaricare nella nostra Roggia Castellana, dopo una depurazione pro forma, con grande rispetto dell’ambiente e dei campi di Castelcovati?. Non possiamo che prendere atto di dichiarazioni molto discordanti sul numero di addetti.
Circa i benefici economici generati dalla costruzione dei capannoni (oneri, ICI, ecc.) non sembrano concrete le promesse di una ripartizione fra i comuni coinvolti. Nell’Accordo si programma, mentre si tratta della ripartizione degli standard di qualità, non si trova stranamente traccia di questo rilevante aspetto. Perché si parla di ripartizione di detti benefici nello schema di convenzione? Che titolo hanno i soggetti attuatori nello stabilire le ripartizioni fra i comuni? Che vincoli potrà creare tale documento nelle relazioni fra i comuni? Perché questo aspetto non è stato inserito nell’Accordo di programma? E non sarebbe competenza esclusiva dei consigli comunali decidere, tramite un voto, i criteri di “ordinamento dei tributi” e la “disciplina generale delle tariffe”, le cui aliquote dovrebbero essere poi fissate dalle giunte, non dai sindaci?
Un altro aspetto contenuto nell’Accordo è stato, secondo noi, sottovalutato. L’art. 6 recita: “I comuni [...] si impegnano a non introdurre nelle rispettive strumentazioni urbanistiche nuove previsioni di aree produttive comunali, eccettuate quelle necessarie per soddisfare le esigenze di ampliamento da parte di attività produttive già insediate” sino all’esaurimento dell’area sovracomunale (alla quale si potrà accedere solo tramite presentazione di domanda di SUAP). Ciò significa, da un lato, che a Castelcovati non potranno più insediarsi nuovi artigiani, sia locali che provenienti da fuori, oppure che, nel caso di scioglimento di una società, un socio si terrà il capannone, mentre gli altri dovranno andare fuori paese per costruirne uno. E se una ditta già insediata volesse ampliarsi, ma non contiguamente alla propria sede, potrà farlo? O se volesse costruire un capannone di più ridotte dimensioni rispetto a quello posseduto, potrebbe farlo rimanendo in paese?
Dall’altro lato, accettare questa condizione vuol dire che gli insediamenti nella nuova area sovracomunale, se mai saranno possibili anche per piccoli insediamenti, non saranno comunque più sottoposti al nostro controllo, anche per nostri concittadini.
Infine, il Piano strategico propone una serie di opere viabilistiche. Ma non si capisce come sarà possibile realizzare così numerosi interventi sulla viabilità con le sole risorse derivanti dal polo logistico. La compartecipazione della Provincia è stata esclusa da parte dell’Assessore provinciale al Territorio. Probabilmente mancheranno le fonti di finanziamento: chi stabilirà le priorità nella realizzazione degli interventi? Perché non se ne tratta nell’Accordo di programma? E perché vengono destinati gli standard di qualità ad opere viabilistiche a servizio del polo logistico, quando dovrebbero essere invece utilizzati per opere di miglioramento della qualità della vita dei cittadini dei comuni coinvolti?
In particolare, per Castelcovati viene ipotizzata una bretella che congiunga direttamente la SP 17 e la SP 72, per portarsi al nuovo casello autostradale di Chiari.
Il nostro Sindaco l’ha presentata come un grande beneficio per il paese, ma in realtà non se ne comprende l’utilità, soprattutto se raffrontata con lo spreco di territorio necessario e i costi di realizzazione (a carico di chi?). Anzi, valutando i flussi di traffico appare chiaro come questa nuova strada attirerebbe traffico ulteriore su Castelcovati, anziché smaltirlo.
Faccio notare che in una tavola allegata all’Accordo di programma (n. URB 4) il collegamento fra la SP 17 e la SP 72 è previsto come riqualificazione, dopo il nostro confine comunale, dell’attuale via Tagliata. Il nostro Programma triennale delle opere pubbliche, invece, prevede due ipotesi di percorso che tagliano i terreni circostanti l’acquedotto Kennedy. Non si capisce il perché di questa discrepanza… E come mai il Comune di Chiari, addirittura, non ha inserito nel proprio PGT nessuna di queste ipotesi?
La costruzione di questa strada apre scenari inquietanti per il futuro di questa zona agricola, perché la sola logica di questa bretella sembra quella di favorire l’insediamento di capannoni industriali nell’estremo sud del territorio clarense, pericolosamente vicino alle case di Castelcovati.
Per tutti questi motivi il nostro gruppo politico ha prestato grande attenzione alla questione, ritenendo inaccettabile subire passivamente un così grave assalto al nostro territorio, deciso da altri per assecondare interessi che non ci riguardano, anzi che ci danneggiano!
Per questo ci siamo attivati, innanzitutto informando la cittadinanza, tenuta volutamente e colpevolmente all’oscuro di tutto. Quindi, chiedendo ai singoli cittadini - che hanno valutato la questione oggettivamente, al di là del sostegno da loro espresso nelle elezioni comunali dello scorso anno - una presa di posizione contro questa operazione, espressa con una raccolta di firme che sfiorano già quota 500.
La settimana prossima queste firme verranno consegnate all’Assessore provinciale al Territorio, col quale abbiamo già avuto un incontro, e quindi, insieme ad altri consiglieri di Chiari e Rudiano, esporremo le nostre posizioni davanti alle Commissioni provinciali Territorio e Lavori pubblici, riunite congiuntamente per nostro interessamento.
Il gruppo di Proposta per Castelcovati chiede che venga rivista completamente l’impostazione di questo Accordo di programma e che, in particolare, venga ripreso da zero il percorso di individuazione di una reale area sovracomunale per insediamenti produttivi.
Il che significa che i comuni coinvolti:
- individuino insieme l’ubicazione, realmente compatibile con la viabilità esistente e di progetto e
che non faccia scempio della campagna;
- mantengano le proprie prerogative di programmazione territoriale (non assecondando il mero
interesse di un soggetto privato), operando attraverso un PIP o un PL;
- concordino il prezzo delle aree;
- scelgano le opere da realizzare con i proventi derivanti dall’urbanizzazione e le priorità per la loro
realizzazione;
- stabiliscano i criteri per la ripartizione delle risorse derivanti (oneri, ICI, ecc.);
- mantengano ciascuno la possibilità di individuare nel proprio territorio aree per insediamenti
artigianali e produttivi per esigenze locali.
Paolo Olivini
