apr 02 2009

La bretella fantasma

Tag , , scritto da: Proposta per Castelcovati alle 21:10

Tra le opere viabilistiche che vengono enfatizzate come grande risposta al problema del traffico locale vi è la bretella nord di Castelcovati.
Si tratta di una strada di circa 1700 metri che, diramandosi dalla rotatoria di via Chiari, dovrebbe raggiungere il casello autostradale della futura BreBeMi attraversando numerosi terreni agricoli.

Il disegno, tratto dal piano delle opere pubbliche del Comune di Castelcovati, illustra un possibile tracciato della bretella che, una volta realizzata, consentirà di ridurre di ben 200 metri la distanza tra il nostro centro abitato ed il casello autostradale.

L’opera che i nostri amministratori considerano strategica non è però tenuta in particolare considerazione dal Comune di Chiari, sul cui territorio ricade per la maggior parte. Infatti il Piano di Governo del Territorio del comune vicino e ritenuto amico non la prevede, come si evidenzia chiaramente nella tavola riportata.

Anche i costi, quantificati in circa 3 milioni di euro, non sono coperti dagli introiti previsti per questa tipologia di opere dall’operazione del polo logistico Auchan SMA, che garantirà al massimo 2 milioni di euro da ripartire tra 5 comuni.
È evidente pertanto la volontà dell’amministrazione di Castelcovati di utilizzare ingenti risorse del proprio bilancio per realizzare un’opera che riteniamo completamente inutile.

Pensiamo che le priorità per il nostro comune siano altre, dall’edilizia scolastica, agli alloggi per gli anziani, dal sostegno alle famiglie e alle attività produttive al potenziamento delle attività culturali, ed invitiamo con forza i nostri amministratori ad indirizzare lì le risorse disponibili.

I rischi per lo sviluppo delle nostre aziende

Vi è un aspetto contenuto nell’articolo 6 dell’Accordo di area Vasta che è stato molto sottovalutato: “I comuni si impegnano a non introdurre nelle rispettive strumentazioni urbanistiche nuove previsioni di aree produttive comunali, eccettuate quelle necessarie per soddisfare le esigenze di ampliamento da parte di attività produttive già insediate” sino all’esaurimento dell’area sovraccomunale (alla quale si potrà accedere solo tramite presentazione di domanda di sportello unico). Ciò significa che nel nostro paese non potranno più insediarsi nuovi artigiani, sia locali che provenienti da fuori. E se una ditta già insediata volesse ampliarsi, ma non contiguamente alla propria sede, potrà farlo? O se volesse costruire un capannone di più ridotte dimensioni rispetto a quello posseduto, potrebbe farlo rimanendo in paese, oppure sarà costretta ad emigrare? Ci pare che la rinuncia a tutelare il futuro delle nostre aziende sia un prezzo troppo alto da pagare in cambio del poco o nulla che ci viene offerto! 

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