L’Italia, come noto, è un paese soggetto a rischio di terremoti. Infatti, tutto il suo territorio presenta un grado di sismicità che, a secondo delle zone, varia fra il basso e l’elevato, ma che, purtroppo, non lascia alcuna regione immune dalla possibilità del verificarsi di tale evento.
La nostra stessa storia, costellata da terremoti spesso drammatici, avrebbe dovuto insegnarci a non sottovalutare il pericolo e a convivere con esso sviluppando tecnologie costruttive adeguate.
Purtroppo, invece, si è spesso continuato a costruire con “leggerezza” o incompetenza.
Un po’ nella convinzione che il cemento armato fosse un materiale “perfetto”, in grado di resistere a qualsiasi cosa, un po’ a causa di metodi progettuali che il tempo e l’esperienza hanno dimostrato essere lacunosi, ma soprattutto per una grave incapacità delle normative di riferimento di aggiornarsi rapidamente, tra gli anni Cinquanta e Novanta del Novecento si è costruito o ristrutturato con tecniche inadeguate dal punto di vista antisismico.
-
-
mensa elementari
-
-
aule piccole
-
-
laboratorio creta
-
-
ingresso medie
-
-
medie esterno
-
-
corridoi medie
Queste carenze costruttive risultano particolarmente gravi negli edifici pubblici per semplici ed ovvi motivi: Continua”Edifici pubblici e rischio sismico una lezione da imparare”
Tra le opere viabilistiche che vengono enfatizzate come grande risposta al problema del traffico locale vi è la bretella nord di Castelcovati. Si tratta di una strada di circa 1700 metri che, partendo dalla rotatoria di via Chiari, dovrebbe raggiungere il casello autostradale della futura BreBeMi, attraversando numerosi terreni agricoli a nord del nostro paese.
Il disegno, tratto dal piano delle opere pubbliche del Comune di Castelcovati, illustra un possibile tracciato della bretella (in realtà ne sono stati presentati due) che, una volta realizzata, consentirà di
ridurre di ben 200 metri - rispetto alla viabilità esistente - la distanza tra il nostro centro abitato ed il futuro casello autostradale.
Il Sindaco ha invano tentato di far passare come un grande risultato conseguito dalla sua Giunta la previsione della bretella fra la SP 17 e la SP 72, strada che in realtà, a Castelcovati non serve e che
lascia intravedere scenari futuri poco tranquilli, con insediamenti industriali anche nella campagna a nord del paese a ridosso dell’acquedotto Kennedy.
Continua”La bretella fantasma”
Ad oltre due mesi dal sisma che ha colpito l’Abruzzo, l’onda emotiva da esso provocata nella nazione è ancora forte, anche in conseguenza di una copertura mediatica (nelle ultime settimane diminuita) che ci dà conto soprattutto delle visite di personalità politiche e dei disagi dovuti al maltempo e alle scosse di assestamento che ancora quotidianamente affliggono il “popolo delle tendopoli”.
In questa evenienza anche “Proposta”, nel suo piccolo, ha contribuito a informare, tramite il nostro sito internet, dando da subito notizie sull’intervento del locale gruppo di Protezione Civile, con la pubblicazione di messaggi e immagini trasmessici direttamente dalla zona delle operazioni dai nostri “ragazzi”.
Le immagini raccontano in modo eloquente la portata del disastro, mentre i commenti ci rendono partecipi del clima emotivo in cui si opera, del rapporto con la popolazione, della quale - pur nella tragedia e nel bisogno - emerge il carattere forte delle genti d’Abruzzo. Continua”Terremoto in Abruzzo: all’opera la “nostra” Protezione Civile”
E così apprendiamo dalla stampa, insieme agli amministratori ed ai dipendenti, che la Cast verrà messa in liquidazione. Il motivo, a detta del Sindaco, è che non vi sarebbero più le condizioni giuridiche ed economiche perché la società, interamente posseduta dal Comune di Castelcovati, possa continuare la propria attività.
Se così fosse c’è da chiedersi come mai non si sia proceduto alla messa in liquidazione a giugno 2008, invece che nominare un nuovo Consiglio di Amministrazione. Si sarebbero risparmiati almeno 100.000 euro, pagati all’inesperienza di Sindaco e Giunta, e si sarebbero evitate figuracce.
Noi riteniamo invece che non sia così e che esistono ancora le condizioni giuridiche ed economiche perché la Cast possa continuare ed addirittura incrementare la propria attività.
Continua”Cast: l’incompetenza della Lega fa la prima vittima”
Il Direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, così risponde nel numero di questa settimana alle numerose lettere di lettori preoccupati delle vicende che riguardano il Presidente del Consiglio, la sua vita non troppo privata , il suo modo di concepire il ruolo della donna ed i messaggi che questa vicenda rischia di mandare alle nuove generazioni, in assenza di una chiara presa di posizione della Chiesa Cattolica.
«Il presidente del Consiglio non deve illudersi che la Chiesa taccia. La Chiesa non rinfaccia nulla a nessuno, per carità cristiana, ma è evidente che i vescovi hanno una precisa morale da difendere». Così comincia l’intervista a monsignor Ghidelli, vescovo di Lanciano e Ortona, noto biblista, apparsa domenica 21 giugno sul Corriere della Sera, a proposito delle vicende che hanno investito una delle più alte cariche istituzionali del Paese. Continua”Da Famiglia Cristiana”
Bresciaoggi di Mercoledì 10 Giugno 2009 PROVINCIA, pagina 30
CHIARI. La singolare vicenda di una richiesta di dati ufficiali «deviata» per settimane a causa della burocrazia
Raddoppiati in 4 anni gli stranieri immigrati
di Massimiliano Magli
Secondo la Lega Nord erano i dati più importanti, assieme a quelli del bilancio di previsione. Ci riferiamo ai numeri degli immigrati in ogni città. A Chiari sono raddoppiati in quattro anni, passando da 1250 stranieri al 30 giugno 2004 ai circa 2700 di fine 2008.
I dati, evidenziati dai consiglieri del Pd in un Consiglio comunale, secondo il sindaco mazzatorta non sarebbero però importanti, «poiché in tale aumento rientrano anche 700 romeni, ormai immigrati comunitari».
Comunque l’immigrazione si conferma un fenomeno inarrestabile per Chiari. Forse prima dell’appuntamento elettorale non era il momento migliore per richiedere all’anagrafe di Chiari gli aggiornamenti demografici al 31 dicembre 2008 e capire come procedessero i flussi sull’immigrazione. Così, alla gentile richiesta dei responsabili di attendere la settimana successiva, «Bresciaoggi» ha accordato la massima comprensione.
Ma dopo un po’ la risposta è stata sorprendente: «Serve una richiesta protocollata - ci dissero in Anagrafe -, a cui faremo seguito nel volgere di una decina di giorni». Una prassi insolita, visto che si tratta di dati assolutamente pubblici per i quali la stampa dovrebbe avere un accesso pressoché immediato. In assenza di una risposta del sindaco Sandro mazzatorta, si rende disponibile l’assessore alle politiche giovanili Fabiano Navoni, che suggerisce di contattare il dirigente amministrativo Mauro Assoni. L’impressione è quella di essere finiti un’escalation burocratica. Assoni raccomanda di inviare una richiesta scritta, «basta anche un’e-mail». La inviamo; trascorrono alcuni giorni, ma una nuova mail dello stesso funzionario suggerisce di scrivere ad una dipendente comunale addetta all’anagrafe. Nuova email e nuova speranza di poter ottenere dati.
Nel frattempo anche il consigliere comunale d’opposizione Giuseppe Delfrate lamenta l’impossibilità «di accedere in tempo reale a quei dati, essendo pure i consiglieri sottoposti alle maglie della burocrazia». Finalmente la faccenda sembra concludersi. La signora dell’Anagrafe, ricevuta l’email, promette che «in un paio di giorni al massimo i dati sono pronti». Passa altro tempo e le ipotesi sono due: o il Comune di Chiari, con tanto di «Urp super efficiente», a detta del sindaco, è precipitato in un grave problema legato alla professionalità dei dipendenti o i dipendenti devono sottostare a un «diktat» che impedisce loro di tenere fede alle promesse fatte.
Ed ecco realizzarsi la seconda ipotesi. Sono ormai passate settimane quando torniamo a contattare il dirigente Assoni. La risposta è inequivocabile: «I dati dell’anagrafe sono pronti da tempo ma sono fermi in mano al sindaco, che intende prima studiarli e commentarli».
Il risultato è che né la stampa né i consiglieri comunali né i cittadini clarensi conoscevano di quanto fosse aumentata la popolazione straniera. Salvo poi conoscerlo in Consiglio per vie traverse.