giu 27 2009

Terremoto in Abruzzo: all’opera la “nostra” Protezione Civile

Tag scritto da: Proposta per Castelcovati alle 16:03

Ad oltre due mesi dal sisma che ha colpito l’Abruzzo, l’onda emotiva da esso provocata nella nazione è ancora forte, anche in conseguenza di una copertura mediatica (nelle ultime settimane diminuita) che ci dà conto soprattutto delle visite di personalità politiche e dei disagi dovuti al maltempo e alle scosse di assestamento che ancora quotidianamente affliggono il “popolo delle tendopoli”.
In questa evenienza anche “Proposta”, nel suo piccolo, ha contribuito a informare, tramite il nostro sito internet, dando da subito notizie sull’intervento del locale gruppo di Protezione Civile, con la pubblicazione di messaggi e immagini trasmessici direttamente dalla zona delle operazioni dai nostri “ragazzi”.

Le immagini raccontano in modo eloquente la portata del disastro, mentre i commenti ci rendono partecipi del clima emotivo in cui si opera, del rapporto con la popolazione, della quale - pur nella tragedia e nel bisogno - emerge il carattere forte delle genti d’Abruzzo. Carattere fiero ed orgoglioso, bello tosto, ma anche piuttosto chiuso, quasi al limite del distacco e della diffidenza. Una diffidenza che si è sciolta in fretta davanti allo slancio e alla generosità dei volontari della Protezione Civile, che anche stavolta hanno saputo distinguersi per impegno, efficienza ed umanità. Tutto il nostro paese deve essere orgoglioso di avere un gruppo così “quadrato” e nello stesso tempo “gentile”.Per questo, alla prima rotazione di personale, è stato un piacere incontrare Marco e Matteo, due dei più giovani volontari del gruppo e occasionali nostri web-reporter, freschi reduci dalla zona colpita dalla calamità. Incontro da cui è nato una sorta di racconto sulle varie fasi della missione. Attraverso le loro parole siamo stati resi partecipi della partenza, avvenuta, dopo ore di concitati preparativi, alle 20.30 della sera stessa del sisma. Per quell’ora si sono mossi tre automezzi, a bordo dei quali si trovavano “Roberto Savoldi, Matteo Sarabelli, Vittorio Ghidetti, Edio Paruta, Giovanni Parma, Fiorenzo Olivini, Lorenzo Bertocchi, Francesco Goffi e Marco Guerrini. Salutati parenti e amici si sono mossi in direzione di Brescia, dove avevano appuntamento all’ortomercato per congiungersi al resto della colonna mobile bresciana. “Dall’ortomercato, dopo aver ricevuto i saluti delle istituzioni, poi, ci si è poi potuti finalmente muovere alla volta dell’Abruzzo“. Dopo l’unione con la colonna della Regione Lombardia il convoglio diventa “un lungo serpentone che squarcia la notte col bagliore giallo dei suoi lampeggianti. Ovviamente un convoglio di queste dimensioni non può correre più di tanto e ogni operazione svolta lungo la strada richiede tempo; si pensi solo a quanto tempo serve per fare, durante il tragitto, il necessario rifornimento di carburante a una tale colonna; perciò il viaggio è stato particolarmente lungo. “Ci sono volute 13 ore per coprire i 670 chilometri che separano il nostro paese dalla zona delle operazioni”. Sempre le voci di Marco e Matteo si alternano per raccontarci tensioni e angosce del momento dell’arrivo, anticipati dalle prime avvisaglie del disastro:”I primi segni compaiono quasi di colpo appena sbucati dal traforo del Gran Sasso, che pare faccia da spartiacque fra la zona “intatta” e quella terremotata; da una parte c’è l’ordine, dall’altra il caos. [...] I danni si manifestano sempre maggiori man mano che si procede verso Monticchio, il nostro luogo di destinazione. Attraversavamo questi posti e la gente era tutta per strada, molti coi bambini in braccio, oppure seduta nelle macchine; tutti in attesa di soccorso ed organizzazione. Gente straordinariamente composta, ma in un clima in cui si poteva chiaramente percepire la disperazione, il dolore, la paura. [...] La nostra tensione sale a mille, c’è l’istinto per lo slancio all’aiuto, ma anche il timore per una situazione per i più sconosciuta e molto più grave di quanto ci si potesse aspettare, con crolli dovunque e notizie di vittime in continuo aumento.” Alcuni hanno esperienza per gli aiuti dopo il terremoto di Salò, ma qui la dimensione della tragedia non è paragonabile. “La paura ci ha dato il benvenuto già prima di arrivare a destinazione…perché mentre si attraversava un paesino la terra ha pensato bene di avvisarci del tipo di umore che aveva mollando una scossettina. Proprio in quel momento si era vicini a una chiesa lesionata, hanno cominciato a cadere calcinacci e la gente a gridare “via, via!”. Nel momento di panico generale si è innestata la marcia per schizzare via da lì, nella concitazione c’è stato chi invece di innestare la prima ha innestato la retro, muovendo così un balzo in senso opposto a quello desiderato. C’è mancato un pelo che si provocasse un incidente fra di noi; che da soccorritori ci si trasformasse in bisognosi di soccorso! A pensarci ora viene da ridere.” I nostri amici ci parlano poi del campo e delle mansioni assegnate: “Il nostro gruppo è aggregato con quelli di Roncadelle, Concesio e Val Carobbio; insieme ci si cura di tutto ciò che riguarda l’allestimento e la gestione della cucina da campo e della mensa del campo. Ognuno fa la sua parte, così ci sono gruppi incaricati della esecuzione di impianti idraulici ed elettrici, altri si occupano del montaggio e dell’organizzazione della cucina, ecc…Noi ci occupiamo del montaggio delle tende per la mensa e per la cucina. In teoria il nostro lavoro finirebbe lì, ma in realtà una volta sistemate le nostre cose nessuno se ne sta con le mani in mano, c’è un continuo darsi da fare per aiutare gli altri gruppi“. Molti sono indotti a credere che il gruppo sia incaricato anche dei soccorsi fra le macerie, ma nel dialogo emerso si chiarisce non è così: “Le operazioni di salvataggio e di recupero fra le macerie sono affidate ai vigili del fuoco e ad altri reparti specializzati… Noi non possiamo partecipare a queste operazioni, non abbiamo un addestramento specifico… Il nostro compito è quello di fornire assistenza e sostegno agli sfollati, di occuparci dei loro bisogni e della loro sicurezza nei campi“. Non si poteva certo non parlare delle tante migliaia di sfollati, fra cui anche parecchi immigrati, soprattutto macedoni, che a Onna piangono diverse vittime. Della gente d’Abruzzo Marco e Matteo ci dicono: “È stato davvero motivo di grande soddisfazione per noi questo graduale mutare di atteggiamento, parlare con persone in principio chiuse, ma che poi, nel nostro ultimo giorno in Abruzzo, esprimevano la loro sincera gratitudine per quanto stavamo facendo per loro e il rammarico per la nostra partenza“. Il legame sorto fra il nostro gruppo e gli sfollati entrati in contatto con esso è davvero forte, tanto che il compito di reporter di cui si erano autonomamente incaricati Marco e Matteo (inviandoci quotidianamente col loro portatile notizie e immagini da pubblicare sul nostro sito), una volta tornati, è stato portato avanti da Valentina, una intraprendente “sfollata organizzata” che ci ha già mandato diversi “pezzi” e immagini, oltre a una e-mail di pubblico ringraziamento a tutta una comunità che ha la fortuna di fregiarsi della presenza di un gruppo di persone tanto volenterose quanto sensibili alle disgrazie altrui. Valentina è stata recentemente in visita a Castelcovati per conoscere quelli che gli abruzzesi ormai chiamano “Angeli” nella loro dimensione quotidiana. Nella lunga chiacchierata con Marco e Matteo erano emersi tanti altri aspetti legati alla loro esperienza: problemi grandi e piccoli, voglia di fare e iniziali carenze organizzative, l’apprensione per le scosse quotidiane, che ancora persistono, ma che non impediscono di guardare avanti, alla ricostruzione che stenta ancora a partire, ma che dovrà essere seria, curandosi della conservazione dell’identità dei luoghi che avrà bisogno di molti fondi, pubblici e privati. A Castelcovati numerose associazioni, coordinate dall’Amministrazione comunale, stanno facendo una raccolta di fondi. Cosa, ovviamente, lodevole. Secondo noi, però, per evitare la dispersione di energie e di risorse, sarebbe auspicabile che tutti i comuni bresciani unissero gli sforzi per creare un conto gestito a livello provinciale dall’Associazione Comuni Bresciani, per essere maggiormente efficaci, magari prendendosi carico della ricostruzione di un edificio pubblico lesionato, ad esempio una scuola, un municipio o una casa di riposo, che resterebbe come segno tangibile della solidarietà della popolazione bresciana. Si immagini il “movimento” generato se tutte le province adottassero questa soluzione. Chiediamo cosa ne pensano ai nostri Marco e Matteo: “Siamo assolutamente d’accordo, passata l’emergenza soccorsi ci sarà bisogno di un bel colpo di mano per avviare la ricostruzione e questo sarebbe proprio un modo efficace di procedere, con in più la soddisfazione di vedere la firma della propria provincia sulle diverse opere adottate”.
Giovani ma con le idee chiare i nostri due, altro che mammoni!

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