giu 28 2009
La bretella fantasma
Tra le opere viabilistiche che vengono enfatizzate come grande risposta al problema del traffico locale vi è la bretella nord di Castelcovati. Si tratta di una strada di circa 1700 metri che, partendo dalla rotatoria di via Chiari, dovrebbe raggiungere il casello autostradale della futura BreBeMi, attraversando numerosi terreni agricoli a nord del nostro paese.
Il disegno, tratto dal piano delle opere pubbliche del Comune di Castelcovati, illustra un possibile tracciato della bretella (in realtà ne sono stati presentati due) che, una volta realizzata, consentirà di ridurre di ben 200 metri - rispetto alla viabilità esistente - la distanza tra il nostro centro abitato ed il futuro casello autostradale.
Il Sindaco ha invano tentato di far passare come un grande risultato conseguito dalla sua Giunta la previsione della bretella fra la SP 17 e la SP 72, strada che in realtà, a Castelcovati non serve e che lascia intravedere scenari futuri poco tranquilli, con insediamenti industriali anche nella campagna a nord del paese a ridosso dell’acquedotto Kennedy.
Questa opera non è però tenuta in particolare considerazione dal Comune di Chiari, sul cui territorio ricade per la maggior parte. Infatti il Piano di Governo del Territorio del comune vicino e ritenuto amico non la prevede. Anche i costi, quantificabili realisticamente in circa 3 milioni di euro, non sono coperti dagli introiti previsti per questa tipologia di opere dall’operazione del polo logistico Auchan-SMA, che garantirà al massimo 2 milioni di euro da ripartire tra 5 comuni.
È evidente pertanto la volontà dell’Amministrazione di Castelcovati di utilizzare ingenti risorse del proprio bilancio per realizzare un’opera che riteniamo completamente inutile.
Il Sindaco avrà anche “voglia di bretella”, ma questo desiderio pare non sia molto condiviso dai suoi cittadini che in 546 hanno firmato la petizione a salvaguardia del nostro territorio, contrari a questa operazione nata in sordina nei palazzi del potere e degli affari della città di Chiari, venuta allo scoperto solo grazie al nostro interessamento e che non era minimamente prevista nel suo programma elettorale.
Pensiamo che le priorità per il nostro comune siano altre, dall’edilizia scolastica agli alloggi per gli anziani, dal sostegno alle famiglie e alle attività produttive al potenziamento delle attività culturali, ed invitiamo con forza i nostri amministratori ad indirizzare lì le risorse disponibili.
La bretella è figlia del Piano Strategico di Area Vasta, un fantasioso progetto che mira in teoria a lanciare turisticamente la nostra zona: Castelcovati potrebbe diventare il punto di accoglienza dei numerosi (?) turisti, attrezzato con un centro antistress dove potersi riprendere dalle giornate trascorse nel Parco dell’Oglio, impreziosito da un campo da golf a 36 buche, percorsi per passeggiate a cavallo e possibilità di discendere l’Oglio in canoa.
In realtà questo documento è la pezza utilizzata per legittimare a posteriori la scelta di realizzare il polo logistico, dopo che da più parti, Provincia di Brescia compresa, si erano levate voci di dissenso.
Ma già da una prima lettura di questo progetto, apparentemente dedicato alla qualità della vita e alla rivalutazione dell’ambiente, emerge come tutto questo programma sia un bel pacchetto per confezionare e rendere presentabile l’unico elemento concreto contenuto nel Piano stesso: il polo di logistica nella zona sud di Chiari, a confine con il territorio di Castelcovati, inamovibile nella sua ubicazione e nel suo impatto (evidentemente i terreni sono già stati acquistati, garantendo a qualcuno lauti guadagni che non vuole perdere).
Nel piano di area vasta e nel progetto del polo logistico non è infatti prevista alcuna delle opere a tutela dell’ambiente e per il miglioramento della qualità della vita, ma solamente opere viabilistiche presentate come grande risposta al problema del traffico locale, in realtà necessarie ad alleggerire il nuovo massiccio traffico indotto dalla logistica.
Vi è un altro aspetto contenuto negli accordi fra i comuni coinvolti che a nostro parere è stato molto sottovalutato: “I comuni si impegnano a non introdurre nelle rispettive strumentazioni urbanistiche nuove previsioni di aree produttive comunali, eccettuate quelle necessarie per soddisfare le esigenze di ampliamento da parte di attività produttive già insediate” sino all’esaurimento dell’area sovraccomunale (alla quale si potrà accedere solo tramite presentazione di domanda di sportello unico). Ciò significa che nel nostro paese non potranno più insediarsi nuovi artigiani, sia locali che provenienti da fuori. E se una ditta già insediata volesse ampliarsi, ma non contiguamente alla propria sede, potrà farlo? O se volesse costruire un capannone di più ridotte dimensioni rispetto a quello posseduto, potrebbe farlo rimanendo in paese, oppure sarà costretta ad emigrare?
Ci pare che la rinuncia a tutelare il futuro delle nostre aziende sia un prezzo troppo alto da pagare in cambio del poco o nulla che ci viene offerto!



