ago 06 2009

Un episodio che fa riflettere

Tag , , scritto da: Proposta per Castelcovati alle 19:49

Dalle pagine del Bresciaoggi di martedi 4 agosto (vedi articolo a seguire) apprendiamo dello stupido atto di vandalismo, accaduto nei giorni scorsi a Chiari, compiuto da tre giovani di buona famiglia, che per combattere l’urlare della noia hanno prima rubato un motorino e poi distrutto i vetri di auto in sosta. Il caso ha voluto che fosse un cittadino extracomunitario a scoprire il fatto e ad avvisare le forze dell’ordine, assicurando così i colpevoli alla giustizia.
Leggiamo spesso articoli di cronaca che narrano di episodi di vandalismo e piccola malvivenza ma siamo abituati ad altri termini: a ruoli invertiti avremmo infatti letto di extracomunitari delinquenti, spesso dediti alle più diverse forme di malvivenza, ed altro risalto avrebbe avuto l’onesto cittadino che ha denunciato il misfatto.
In realtà, indipendentemente dalla nazionalità dei vari attori intervenuti nell’episodio, l’atto di vandalismo assume carattere ancor più grave per le motivazioni che hanno spinto i ragazzi a compiere questo gesto, e proprio per aiutarli a combattere la noia l’amministrazione clarense potrebbe impegnare questi ragazzi in ore di volontariato al servizio civile. D’altra parte la stessa amministrazione, sempre cosi attenta al problema sicurezza soprattutto quando si tratta di rom e stranieri, potrebbe attribuire un adeguato riconoscimento al cittadino extracomunitario che, con il suo comportamento civile, serio e responsabile, ha permesso di smascherare i colpevoli di un reato.
Un reato è sempre un reato, come un comportamento serio civile e responsabile è tale indipendentemente dalla nazionalità di chi lo pone in essere.

 Bresciaoggi di Martedì 04 Agosto 2009 PROVINCIA, pagina 26

chiari. La notte brava degli adolescenti denunciati a piede libero era cominciata alla festa della birra di Cologne

Ladri e vandali per noia:  tre minorenni nei guai

Rubano uno scooter prima di infierire sulle auto in sosta La telefonata di un immigrato al 112 incastra la baby-gang

Hanno rubato uno scooter a Cologne poi, per continuare a scacciare la noia hanno cominciato a fracassare con una spranga i lunotti posteriori delle auto in sosta a chiari. Protagonisti della notte brava tre minorenni, identificati, bloccati e denunciati dai carabinieri grazie alla telefonata al 112 di un immigrato testimone del raid vandalico della baby-gang. Il terzetto di 17enni (tutti italiani e di buona famiglia) è stato colto sul fatto nei pressi della stazione ferroviaria: due adolescenti erano ancora in sella allo scooter rubato mentre il complice li precedeva sul suo ciclomotore.
In caserma i ragazzi hanno ammesso le loro responsabilità, ricostruendo l’escalation di trasgressione. Alla mezzanotte di domenica si sono impossessati di uno scooter parcheggiato davanti il «Bierbauch» di Cologne dove era in corso la Festa della birra. Staccata la targa, il motociclo è stato inforcato da uno dei ragazzi che ha raggiunto chiari mentre i due coetanei in sella ai rispettivi scooter gli facevano da staffetta per evitare eventuali controlli. Poi armati di una spranga hanno iniziato la scorribanda infierendo su almeno otto auto in sosta in via Roccafranca e via Rudiano. Un gioco vandalico per tirare tardi: mentre uno dei ragazzi faceva da palo, gli amici sfrecciavano con lo scooter rubato vicino alle auto in sosta mandando in frantumi i lunotti con la mazza di ferro. Una sorta di giostra medievale in chiave metropolitana.
I giovani hanno indicato ai carabinieri il cassonetto in cui avevano gettato la spranga recuperata e messa sotto sequestro. Tutti e tre sono stati denunciati con l’accusa di furto e danneggiamento. In caserma sono stati convocati in tarda notte anche i genitori: comprensibile la loro sorpresa mista a vergogna.
Spetterà naturalmente alle famiglie risarcire i proprietari delle auto danneggiate: quasi un dettaglio rispetto alla difficoltà di dare una risposta educativa plausibile al comportamento dei propri figli.

Una risposta a “Un episodio che fa riflettere”

  1. roberto ha scritto:

    Il misterioso straniero di cui sopra ci da una bella lezione di civismo. Qui da noi (ma non solo) la coscienza civica è materia rara e preziosa, praticarla è un esercizio faticoso, improbo e frustrante. Chiama in causa la nostra responsabilità verso il prossimo o la comunità, a volte richiede di esporsi in prima persona, con tutti i fastidi o i rischi che ne conseguono. Capita spesso di assistere a fatti di vandalismo verso proprietà private o pubbliche, atti di malcostume, soprusi verso soggetti più deboli che a volte sfociano in vere e proprie violenze, episodi che istintivamente dovrebbero spingerci a intervenire, invece il più delle volte si preferisce voltare la testa dall’altra parte, far finta di nulla, specie se si tratta di malefatte commesse da persone conosciute - il tal dei tali o il figlio di - per evitare grane o semplicemente per quieto vivere. “Non sono fatti miei, chissenefrega, s’arrangino tutti”. Qualche remora in meno, magari, se il soggetto in questione è straniero.
    Per fortuna, in alcuni casi, quando la coscienza civica va in crisi, ci viene in soccorso la onnipresente civiltà elettronica, che qui a Castel si presenta ora sotto forma di decine di nuove telecamere piazzate nelle zone strategiche del paese, una sorta di Grande Fratello invocato a gran voce in nome della sicurezza, panacea – insieme alle ronde - a tutti i nostri incubi quotidianamente alimentati da notizie di rapine in villa, furti in appartamenti, fatti di violenze le più orribili e abiette, meglio se perpetrati da individui stranieri.
    La fabbrica della paura sforna a getto continuo prodotti che scatenano panico sociale e altri prodotti che cercano di rassicurare gli animi. Così da una parte troviamo dei media che esasperano fatti di cronaca in modo mirato e ossessivo mentre dall’altra i governi si ergono a paladini della sicurezza emanando leggi straordinarie, sempre improntate a cavalcare emozioni contingenti e fatti di cronaca amplificati ad arte, spesso emanate in spregio della dignità e dei diritti umani, vedi i provvedimenti da poco approvati contro clandestini e stranieri irregolari; la bizzarra ma inquietante questione delle ronde; i vari provvedimenti, regolamenti e norme emanati a livello locale, dove la fantasia è al potere.
    Il nostro paese non sfugge a questa logica, le telecamere che d’ora in poi ci consentiranno sonni tranquilli sono solo il primo ingrediente contenuto in un accordo stipulato fra vari comuni per il controllo del territorio, controllo che parte proprio dalla videosorveglianza, per portarsi poi, in un inebriante sforzo di visibilità, a livelli più alti e spettacolari, addirittura sulle ali di un aeroplano (affidato ai vigili di Chiari) che farà sorveglianza aerea (una sorta di Pippo dei tempi moderni).
    Al culmine di questo percorso girato in technicolor ed effetti speciali, il nostro territorio potrà tornare quell’isola felice che era fino a una ventina di anni fa, quando i muri a Est erano ancora solidi e in Africa riuscivano ancora a mettersi qualcosa nella pancia, poiché il Grande Fratello elettronico, quello volante e, alla bisogna, gli zelanti volontari della sicurezza, scoraggeranno azioni di malintenzionati e il transito sul territorio di soggetti che abbiano a turbare la quiete il decoro urbano, quali rumorosi crocchi di stranieri, la presenza di rom o zingari che siano, mendicanti, poveri e poveracci in genere, di cui la gente ha molto timore, a volte giustificato, altre volte no. Timore che gli entrino nelle case, timore che gli chiedano la carità, timore che gli rubino il lavoro, certezza che rappresentino rischio serio e un danno per la società.
    Purtroppo la maggior parte di noi non si rende conto che i maggiori rischi e i maggiori danni (vedi alla voce crisi economica) non giungono da questi soggetti contro cui dispieghiamo massicci investimenti in strumenti e iniziative di controllo. I maggiori rischi si nascondono in luoghi dove nessuna telecamera arriverà mai, nelle stanze ove si esercita il potere economico e politico, dove trafficano banchieri senza scrupoli, imprenditori disonesti, politici corrotti, in malafede o semplicemente inetti; una casta di poco rispettabili privilegiati che pretende di rappresentarci ed ergersi a modello, ma che mi fanno più paura e sono immensamente più dannosi e pericolosi di migliaia di barconi di disperati (basterebbe chiedersi da che parte arriva e chi alla fine trae vantaggio dalla crisi economica in cui ci stiamo dibattendo, crisi che chi ci comanda si ostina a cercare di minimizzare).
    Non mi piacciono le telecamere, forse si è capito. Ritengo che il loro uso sia già troppo esteso, la loro presenza oppressiva, i motivi che le reclamano ossessivi e spesso pretestuosi, è giusto usare la miglior tecnologia a disposizione per contrastare delinquenza e vandalismo, telecamere comprese, ma bisogna fare attenzione a non abusarne, altrimenti diventa un’arma a doppio taglio.
    Il loro continuo proliferare accettato in modo passivo e acritico - che ci ha trasformato in uno dei popoli più spiati al mondo - genera un clima che ci fa scivolare senza rendercene conto in una cosa che somiglia molto a uno stato di polizia, a un popolo della libertà spiata e condizionata.

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