nov 28 2009

Alla ricerca dell’Identità perduta

Tag , , scritto da: Proposta per Castelcovati alle 18:19

Da anni la Lega Nord sta ottenendo importanti risultati elettorali soprattutto al nord e in particolare nelle nostre zone. Oltre a proposte, magari efficaci, ma di difficile comprensione nelle loro concrete ricadute, quali il federalismo, la vera motivazione del suo successo sta nella “richiesta di sicurezza”, che i cittadini avvertono come problema reale, ma che, grazie ad una martellante campagna mediatica, viene percepito come unico vero problema.Così non passa giorno senza che il termine sicurezza non compaia sulle prime pagine dei giornali, nei provvedimenti legislativi, nelle iniziative assunte dai sindaci. A furia di parlare di “emergenza sicurezza”,” pacchetto sicurezza”, “patto per la sicurezza”, ormai si sentono tutti più sicuri, forse.
Viene infatti da chiedersi se davvero i provvedimenti assunti abbiano determinato una maggiore sicurezza per i cittadini o piuttosto non abbiano finito per individuare negli stranieri gli unici responsabili della nostra insicurezza.

A livello locale dovremmo sentirci più sicuri perchè sono state tolte le panchine dalla piazza, perché è stato chiuso il parco dell’asilo, perché viene resa più difficile la possibilità per gli stranieri di costruirsi una vita dignitosa, o piuttosto accettiamo che vengano contrabbandate come incremento della nostra sicurezza l’insicurezza degli stranieri che, sempre più, vengono concepiti come la causa di tutti i nostri problemi?

Se solo volessimo ragionarci sopra dovremmo constatare che rispetto a 10 anni fa i flussi migratori si sono alleggeriti, anzi negli ultimi mesi, a causa della crisi economica, stiamo assistendo a migrazioni di ritorno, che sempre maggiore è la presenza di nuclei famigliari, quindi del numero di donne e bambini, il che rende il fenomeno certamente meno “pericolosi” rispetto all’inizio, quando i migranti erano uomini soli, richiamati dalla prospettiva del lavoro.

Eppure l’avversione nei confronti degli stranieri aumenta, assumendo connotazioni fino ad ieri sconosciute, da guerra di civiltà o da difesa delle nostre radici, fino a sfociare in vere e proprie forme di razzismo.

Sono purtroppo frequenti gli episodi di piccola e grande criminalità che coinvolgono stranieri, ma ancora maggiore è la percezione che ne ha la gente. Proprio per questo è necessario che chi detiene il potere, sia politico che amministrativo, agisca con moderazione, perseguendo con durezza i colpevoli, ma stando bene attenti a non sparare nel mucchio, trasformando un problema di ordine pubblico e di sicurezza in un problema etnico.

Purtroppo questo non succede e la Lega, che amministra molti comuni, la provincia, la Regione e lo stato, sta soffiando sul fuoco del razzismo, che oggi porta consenso, della necessità di difendere le nostre radici, la nostra identità di popolo cristiano, impadronendosi, in modo strumentale e nel quasi totale silenzio, di simboli religiosi, che nulla hanno a che fare con la politica.

coccaglio04

Si fa paladina della difesa del crocifisso nelle aule scolastiche, come se altri volessero toglierlo, istituisce concorsi sul miglior presepio, come se gli altri volessero distruggere la tradizione, attribuisce nomi natalizi a spettacolari iniziative di controllo dell’immigrazione.

E’ di questi giorni il nome White Christmas attribuito dal Sindaco di Coccaglio all’azione finalizzata al controllo, casa per casa, degli extracomunitari ed a togliere la residenza a chi non è in regola con il rinnovo del permesso di soggiorno.
Operazione certo legittima, anche se eccessiva, ma che bisogno c’era di collegarla al Natale e poi giustificarla, come ha fatto il Sindaco di Coccaglio con la necessità di “iniziare a fare pulizia” o teorizzando, come ha fatto l’assessore di quel comune, che “il Natale non è la festa dell’accoglienza ma della difesa delle nostre radici cristiane”?!

O forse è solo un problema di simboli, di un partito politico, la Lega, alla ricerca di una non meglio precisata identità padana, che trova comodo appropriarsi di simboli cristiani, dal crocefisso al presepio, dal Natale alla festa del Santo Patrono, molte volta senza comprenderne il significato o stravolgendolo.

Forse dovremmo tutti ricordarci che Baldassarre era nero e che il 25 dicembre, a Betlemme, Palestina, in una mangiatoia, il Bambin Gesù non è venuto al mondo per inaugurare la festa delle radici cristiane e della nostra identità, quasi fosse una sagra paesana a base di canunsei e vin brulè !

8 risposte a “Alla ricerca dell’Identità perduta”

  1. roberto ha scritto:

    Credevo fossero altre le priorità attuali. Credevo che in cima alle nostre preoccupazioni ci fosse, per esempio, la questione lavoro. Perché lo si tocca con mano, è sotto gli occhi di tutti, ben visibile anche nel nostro paesello; la disoccupazione picchia duro anche da noi.
    Non la vedi in piazza, no. Te ne rendi conto soprattutto quando passi a scuola a prendere il bambino e vedi molti papà ad aspettare davanti al cancello. Papà che prima non incontravi mai perché lavoravano e che ora scandiscono il loro tempo sulle entrate –uscite della scuola, con stampato in viso un’espressione da pesce fuor d’acqua, impreparati alla avvilente giostra della disoccupazione.
    Li vedi da lontano i nuovi disoccupati, e anche se non ci si conosce viene spontaneo il parlarsi, si attiva in breve un meccanismo di condivisione delle storie vissute da ognuno, di una solidarietà di “classe” a cui nessuno anelava fino a pochi mesi fa, si scopre una identità di analisi sui motivi che ci hanno portato a questa situazione e alla consapevolezza che quelli che vedi in giro sono solo una piccola parte delle persone disoccupate. Perché molti se ne stanno chiusi in casa, non hanno voglia di uscire o, peggio ancora, non hanno voglia di farsi vedere per vergogna, la vergogna di non aver più un lavoro. Molti di questi oltre ad aver perso il lavoro hanno anche lunghi mesi di stipendi in arretrato, ed è in queste condizioni che si comprende cosa significa perdere la propria dignità.
    Ora più che mai sono i “padroni” che hanno il coltello dalla parte del manico e lo muovono come gli pare, e a questo punto per molti la dignità diventa un lusso che non ci si può più permettere.
    Chi ancora conserva il posto sopporta di tutto pur di mantenerlo, dalla decurtazione dello stipendio al lento logoramento psicologico inflitto dal continuo spostamento della data di pagamento, con conseguente accumulo di arretrati. Stranamente, nonostante ciò non si colgono voci di aspre proteste, ma piuttosto una sorta di brusio, un mugugno sotterraneo coperto da un poco confortante senso di rassegnazione.
    È un continuo mandar giù. Davanti a soprusi, comportamenti arroganti e spesso offensivi a cui, fino a poco tempo fa, si sarebbe risposto con un bel “vaffa”, si tace, si china il capo in attesa di tempi migliori che chissà quando arriveranno. Sapendo che anche a crisi passata nulla sarà più come prima.
    Ogni crisi è fonte di tragedie e opportunità, dicono. Ma le migliori opportunità sono come al solito in mano al padronato, che in nome della crisi ne approfitta per dare il via a un clima da resa dei conti. E che si trova a disporre di dipendenti sempre più cauti. Sempre più in ostaggio del precariato. Ricattabili. Depressi da contratti umilianti, rinnovati mese per mese, ma spesso anche a settimana o a giornata. A chiamata. Lavoratori “on demand.”
    Molti sono in queste condizioni, sempre di più. Oppressi dalla precarietà, dalla mancanza di lavoro e di prospettive future. Fedeli leghisti compresi, ovviamente.
    Così credevo fosse questo il problema principale: la lotta al precariato, la difesa del lavoro, sancito come primo diritto dalla Costituzione. Invece si scopre che la priorità più sentita è quella della difesa del crocifisso.
    C’è qualcosa che mi sfugge. Sembra di vivere in due mondi paralleli.
    Da una parte chi vive il disagio e l’emergenza della disoccupazione e del lavoro a ricatto.
    Dall’altra chi si mobilita per un problema che in realtà da noi non esiste, per un simbolo che evoca valori e comportamenti lontani anni luce dal loro lessico partitico, dalle loro azioni per nulla improntate al messaggio del Vangelo, altro che Crocifisso. E allora di che stiamo parlando?
    Viene in mente il Titanic: la nave affonda ma l’orchestra continua a suonare per intrattenere i ricchi viaggiatori.
    Questo partito dovrebbe avere più rispetto della gente, cominciando proprio dai suoi militanti, indirizzandoli verso iniziative mirate a chiedere risposte a problemi reali, che coinvolgono e sconvolgono la vita di un fiume di persone che si ingrossa ogni giorno di più.
    Invece favorisce un clima da cervelli all’ammasso, strumentalizza la loro buona fede, insulta la loro intelligenza spingendoli a scendere in piazza a difesa di un simbolo che non sarà mai in pericolo, e non certo per merito della loro ennesima crociata, ma grazie al buonsenso della maggior parte degli italiani, coscienti che il Crocifisso non corre alcun rischio finché sta nel proprio cuore.

  2. vania ha scritto:

    Qual è la vera faccia della Lega? Quella che scende in piazza a difendere il crocifisso o è quella del Calderoli che attacca il cardinale Tettamanzi perché osa chiedere comportamenti conformi al Vangelo?
    Quella che vuole difendere le “radici cristiane” o quella di Castelli che accusa lo stesso Tettamanzi di essere un “clericale di sinistra”?
    Quella che incoraggia la festa di Santa Lucia per la gioia dei bambini o quella che gli chiude il parchetto dell’asilo a tempo indeterminato?
    Forse è una sintesi di tutto ciò. Un gran calderone dove mettere tutto e il contrario di tutto: rivendicare radici celtiche ma anche radici cristiane, elevare ampolle di acqua consacrata al dio Po ma anche brandire crocefissi con toni da santa inquisizione, dare lezioni di identità religiosa cristiana ma anche sposarsi con rito celtico avanti a un “Druido” (ma dove l’avranno trovato, da Asterix?). Ora c’è anche il tentativo di dettare una linea di condotta affine ai loro progetti alla curia milanese e un cardinale a misura dei loro desideri.
    Sacro e profano non fa differenza per i “gran sacerdoti” di fede leghista, nessuna contraddizione, nessun imbarazzo; l’importante è trovarsi uniti contro gli immigrati e fare di tutto per render loro la vita impossibile. Tutto il resto è noia.

  3. Alessia Festa ha scritto:

    Fede cristiana e idee leghiste?

    C’è una domanda che dovrebbe far riflettere quanti, pur ritenendosi buoni cristiani, aderiscono al pensiero leghista convinti che le due cose siano assolutamente compatibili tra loro. Infatti pensando agli insegnamenti e ai valori che Cristo ha trasmesso all’umanità qualche dubbio dovrebbe farsi strada, specialmente in riferimento a quel comandamento che sta alla base del Cristianesimo e che recita: “ama il prossimo tuo come te stesso”.
    Il messaggio contenuto in queste parole non è forse quello di riconoscere nello sguardo dell’altro il proprio riflesso, di percepire le stesse emozioni, fragilità, speranze che ogni essere umano ha dentro di sé? Non è un’esortazione a riconoscere a tutti, anche al più misero degli uomini lo stesso diritto alla dignità e al rispetto?
    Come può allora un credente lasciarsi sopraffare da sentimenti quali la rabbia, l’intolleranza, il rifiuto nei confronti di chi, non avendo alternative migliori, molto spesso fuggendo da guerra e miseria, è venuto a vivere e lavorare nel nostro paese? Come può, soprattutto, non rendersi conto che questi sentimenti sono in netta contraddizione con i valori cristiani?

    Naturalmente si può obiettare che mettere in pratica gli insegnamenti cristiani nella realtà quotidiana è arduo a causa dei limiti della nostra natura umana, ma la coerenza con la propria fede richiede uno sforzo di volontà e un impegno che non terminano certo con la frequentazione della messa domenicale e con la difesa fine a se stessa delle proprie tradizioni.
    Inoltre non implica l’accettazione passiva e rassegnata di problemi e disagi reali che l’immigrazione ha portato con sè in questi ultimi anni, ma è lo spirito con cui si intende affrontarli che non può essere quello dei pugni agitati e del rifiuto che caratterizza la lega e che la pone quasi in antitesi con i valori cristiani..
    Sarebbe quindi utile per tutti i nuovi “paladini della cristianità” emersi ultimamente nelle file leghiste, essere onesti con sè stessi e con gli altri ammettendo che il pensiero ispiratore della loro politica poco ha a che vedere con una fede sincera vissuta con consapevolezza e profondità.

    Amici leghisti, non può bastare distribuire crocefissi in piazza, ci vuole ben altro!

  4. FRANCESCA ha scritto:

    Il nostro contributo alla sicurezza

    Molti sono i problemi che oggi un cittadino si trova a dover affrontare anche a Castelcovati. Dalla grave crisi economica, che produce una forte contrazione dei consumi e modifica profondamente il nostro modo di vivere, all’insicurezza del posto di lavoro che per qualcuno significa fare fatica ad arrivare alla fine del mese e per altri il non poter programmare con tranquillità il proprio futuro, il metter su famiglia, il comprarsi una casa. Ma il problema che più di ogni altro viene vissuto come un’emergenza è quello connesso alla sicurezza, la cui mancanza molto spesso mettiamo in relazione con la forte presenza nel nostro paese di lavoratori stranieri e delle loro famiglie.
    Eppure anche nel nostro paese sono molti i cittadini che, anche se in modi diversi, chi più chi meno, lo straniero ormai lo ha conosciuto, ci lavora insieme, lo ha come vicino di casa, lo ha in casa come badante, lo incontra in posta, al mercato, a scuola, in piazza …
    Se osserviamo con attenzione e senza pregiudizio la nostra realtà territoriale non è difficile dimostrare che il flusso migratorio è ormai una realtà consolidata anche nella nostra comunità.
    In fondo l’Italia non è poi così malata come ci vogliono far pensare coloro che la governano e che perdono il loro tempo a promulgare leggi e formulare slogan utili a disseminare disuguaglianza e odio razziale all’interno delle varie comunità, senza accorgersi che questo non fa altro che alimentare la nostra insicurezza.
    Rifiutiamo di farci manipolare, osserviamo la nostra quotidianità e traiamo spunti utili al miglioramento della convivenza civile ed all’arricchimento reciproco.
    Anche il circolo PD di Castelcovati farà la sua parte. Convinti come siamo che non esiste vera sicurezza senza integrazione e che non esiste integrazione senza conoscenza reciproca, intendiamo promuovere nelle prossime settimane un corso di lingua e cultura italiana per donne di lingua albanese, che rappresentano la comunità più numerosa, e nel prossimo autunno una scuola edile multilingue, rivolta a tutti coloro che intendono migliorare la propria professionalità.

    Siamo convinti che queste iniziative forniranno un contributo alla nostra sicurezza molto più significativo di …… mille ronde!

  5. PD circolo di Castelcovati ha scritto:

    CORSO DI LINGUA E CULTURA ITALIANA

    Sul territorio di Castelcovati si organizzano incontri di lingua italiana e integrazione culturale gratuiti, aperti a tutte le donne di origine albanese che sentono il bisogno di conoscere la lingua e la cultura italiana e far conoscere la propria.

    Gli incontri si svolgeranno al mercoledì dalle ore 20.30 alle ore 22.00 circa presso il centro civico di via Marconi (vicino alle poste) nei seguenti giorni :

    • 24 febbraio
    • 3-10-17-24 marzo
    • 7-14-21-28 aprile
    • 5-12-19-26 maggio

    Sabato 20 febbraio ci sarà il primo incontro di presentazione e conoscenza presso il centro civico dalle ore 15.30 alle ore 17.00.

    Gli incontri verranno organizzati grazie alla collaborazione gratuita di alcune donne e insegnanti italiane volontarie e con l’aiuto di una ragazza albanese come mediatrice linguistica e culturale.

    L’ iniziativa, proposta dal circolo del PD di Castelcovati, convinto che una vera integrazione non esista senza una reciproca conoscenza, si avvale del sostegno di alcuni sponsor a copertura dei costi.

    Per informazioni o iscrizioni rivolgersi entro il 20 febbraio a:

    • Carla: 338 4683503
    • Denisa: 320 6492646
    • Luciano presso banco carne COOP
    • Laura e Roberta presso Obiettivo Casa: 030 7080674

  6. PD circolo di Castelcovati ha scritto:

    Dal Giornale di Brescia del 02 febbraio 2010 bassa bresciana
    CASTELCOVATI: IL CORSO DI LUNGUA PER STRANERI NON TROVA SEDE

    Chi ospiterà il corso di lingua e cultura italiana per donne albanesi? Il circolo del Pd lo sta organizzando. Ma il sindaco non intende mettere a disposizione la sala civica. Sta succedendo in questi giorni a Castelcovati.
    Pensato, leggiamo nel volantino, «per favorire l’integrazione attraverso una conoscenza reciproca», il corso - gratuito - è stato per la prima volta organizzato dal circolo locale del Partito democratico che per svolgerlo ha richiesto al Comune di poter utilizzare la sala del centro civico di via Marconi («Quella è l’unica sala del paese che tradizionalmente viene messa a disposizione dei partiti», commenta Luciano Onger, membro del Pd e promotore del corso) una volta la settimana (tutti i mercoledì dal 24 febbraio al 26 maggio).
    La risposta del sindaco leghista è però stata negativa: «Non è possibile - osserva Camilla Gritti - impegnare la sala in modo così continuativo perché non è previsto dal regolamento che la stessa ospiti dei corsi e perché tutti devono avere la possibilità di utilizzarla. Se infatti noi volessimo organizzare una mostra in quella sede come potremmo fare? Personalmente io ritengo anche che questo non sia il posto più adatto per accogliere delle lezioni dal momento che la sala è sprovvista dei banchi. Il Pd dovrebbe quindi far richiesta alle scuole».
    Molto deluso è ora il circolo locale del partito: «Questa sala - continua Onger - ha ospitato nel tempo tantissime iniziative tra le quali non sono mancati dei corsi. Ne sono un esempio quello organizzato dal circolo fotografico e quello di educazione alla lettura proposto dalla Biblioteca. Premesso che non è una competenza del sindaco concederci o meno l’autorizzazione all’utilizzo della sala, temo che all’origine del rifiuto della Gritti ci sia la volontà di contestare questo tipo di corso che vede protagonisti gli stranieri».
    Gli organizzatori non hanno intenzione di arrendersi: «Ci si può venire incontro - aggiunge Onger -. Se qualcuno avesse bisogno di utilizzare la sala il mercoledì saremo noi a cambiare data. Se il Comune vuole farci pagare 30 euro in ragione della sedicente natura commerciale del corso, noi siamo disposti a pagare. Sta di fatto che ci opporremo a questo diniego del sindaco». E questo tema è destinato ad un’altra puntata.

    Il nostro Sindaco è proprio smemorato!

    Pare infatti abbia dimenticato che pochi mesi fa, nei locali del Centro Civico di via Marconi che a noi nega in forza di un regolamento che non prevede lo svolgimento di corsi, si è svolto proprio un corso organizzato dall’Associazione del Commercio e dell’Artigianato di Castelcovati , e forse non ricorda nemmeno che il corso è stato per giorni in evidenza sul sito internet del Comune dal quale era anche possibile scaricare il modulo per iscriversi che cosi recitava:

    All’Associazione
    Associati del Commercio e dell’Artigianato
    di Castelcovati
    Scheda di iscrizione al corso di Packagin creativo: confezionare in modo originale
    Io sottoscritto
    ……………………………………………………….
    nome cognome
    - Titolare
    - Dipendente
    - Collaboratore
    dell’attività commerciale …………………………………….

    indirizzo telefono
    chiedo di poter partecipare al

    CORSO DI PACKAGING CREATIVO: CONFEZIONARE IN MODO ORIGINALE

    che si svolgerà dalle ore 20.30 alle 22.30 presso il centro civico di Castelcovati in via Marconi n.8
    nelle seguenti date:

    Mercoledì 28 ottobre 2009
    Giovedì 29 ottobre 2009
    Martedì 3 novembre 2009

    Castelcovati, ………………….. ……………………………

    firma

    http://www.comune.castelcovati.bs.it/media/File/COMUNE/avvisi%20commercio/Bozza%20scheda%20adesione.pdf

    Cominciamo a dubitare della buona fede del Sindaco.

  7. PD circolo di Castelcovati ha scritto:

    DIARIO DI SCUOLA

    Arrivano timide, esitanti, lo sguardo incerto: sono un gruppetto di donne albanesi, accompagnate da alcuni dei loro bambini che desiderano partecipare al corso di lingua e cultura italiana. Entrano strette le une alle altre come per farsi coraggio, si percepisce chiaramente il loro imbarazzo che, in realtà, è un po’ anche il nostro essendo la prima volta che partecipiamo ad un’iniziativa simile.
    Fortunatamente c’è Denisa, la nostra interprete, una giovane albanese, studentessa di lingue, che ci aiuta nella presentazione reciproca dando così il via ai lavori.

    Ai primi balbettii e strafalcioni delle studentesse scappa da subito qualche sorriso, alcune di loro attuano anche strategie e classici sotterfugi da studente ma, colte in fallo, scoppiano le prime risate e l’atmosfera si fa via via più rilassata a tal punto che un paio d’ore volano senza che ce ne rendiamo conto. “Studentesse” e “volontarie” sono entusiaste e si salutano, dandosi appuntamento all’incontro successivo, al quale si presenta un gruppo di donne ancora più numeroso.

    Alla seconda lezione sono ben diciannove, un bel numero in continuo aumento per un’iniziativa senza il sostegno delle istituzioni, latitanti da circa due anni sui temi dell’integrazione e dell’accoglienza.

    Riprendiamo il lavoro cercando di conoscerci meglio: sono mamme con figli già integrati a scuola, alcune di loro, pur vivendo a Castelcovati da qualche anno, non hanno ancora avuto l’occasione o la possibilità d’imparare l’italiano e quindi di inserirsi attivamente nella nostra comunità. In tutte, comunque, si legge una grande voglia di imparare per poter comunicare con gli insegnanti dei figli, con i negozianti, con il medico, con i vicini di casa italiani, per non sentirsi rinchiuse esclusivamente nella cerchia dei connazionali e, mentre il tempo passa, ci rendiamo sempre più conto che le barriere si possono infrangere con facilità, basta volerlo.
    Del resto queste donne si confrontano quotidianamente con i nostri stessi problemi: figli, spesa, bilancio famigliare… con una fatica maggiore, quella di doversi “muovere” in un contesto estraneo, spesso diffidente, se non addirittura ostile nei loro confronti e con il peso della nostalgia di affetti e legami rimasti in patria.

    Mentre le osservo, attente e motivate a seguire la lezione, rifletto su quanto debba essere duro lasciare la propria terra, ricominciare da zero da un’altra parte, imparare a padroneggiare una nuova lingua, sopportare sguardi malevoli e conquistare la fiducia di chi ti considera “diverso”. Penso alle storie, non certo facili, che le hanno spinte lontano e dentro di me non posso far altro che augurare ad ognuna di loro: “Buona fortuna !”.

    Dovremmo comprendere che tutte le diversità sono un arricchimento culturale ed umano, mentre il rifiuto di conoscersi e sperimentarsi alimenta la paura e l’insicurezza, ecco perché sentiamo l’esigenza di iniziative come questa, ritenendo la condivisione di valori e l’integrazione punti basilari di civiltà, più significativi di ronde o telecamere.

    Una vera integrazione, per quanto lenta e difficoltosa possa essere, è la migliore strada percorribile per creare sicurezza ed evitare tensioni sociali.

    “Quando la lingua si altera
    e diventa minacciosa…
    s’infetta l’aria della convivenza.
    Una società che si chiude diventa illiberale”
    (Karl Popper)

  8. PD circolo di Castelcovati ha scritto:

    MAL DI PANCIA

    A Castelcovati, l’azione della giunta leghista si è caratterizzata sin dal principio per una serie di provvedimenti mirati ad allargare il consenso tramite azioni tanto eclatanti quanto inutili a danno dei cittadini stranieri, da tempo trasformati in capri espiatori di ogni malanno sociale e gallina dalle uova d’oro della loro politica (della serie: se non ci fossero bisognerebbe inventarli).
    Tali provvedimenti sono spesso goffamente celati da false motivazioni, ma dietro di essi non è difficile scoprire l’intenzione di complicare in un modo o nell’altro la vita agli stranieri.
    La lista è già lunga e comprende la soppressione dello sportello stranieri e del sostegno regionale agli affitti, la rimozione della zona pedonale festiva in piazza e di numerose panchine, la chiusura del parchetto dell’asilo, l’obbligo di frequentazione a corsi di formazione per genitori con figli alla materna, pena la perdita del contributo comunale alla retta, l’inasprimento esasperato delle norme di affollamento degli appartamenti presi in affitto, gli ostacoli frapposti al rilascio del certificato di residenza, ecc…

    Si usa insomma tutto quanto è possibile, alcune volte in modo arbitrario, per far pesare lo status di stranieri: sono visti con favore solo quando si tratta di averli come clienti nei negozi, come inquilini negli appartamenti, quando accudiscono i nostri anziani o quando sono impiegati nei cantieri; ma visti come fumo negli occhi quando si tratta di riconoscerli come persone.

    L’ultimo provvedimento assunto è volto a ostacolare una iniziativa messa in campo dal nostro circolo PD, reo di voler organizzare presso la Sala Civica un corso di lingua e cultura italiana rivolto a donne albanesi.
    Da sempre sosteniamo che la conoscenza della lingua è elemento indispensabile per l’integrazione e, magari in modo un po’ discutibile, lo ammette anche il ministro Maroni, quando propone un permesso di soggiorno a punti basato sulla conoscenza di lingua, cultura e costituzione italiana. Ma il messaggio del ministro leghista probabilmente non ha molta presa sul nostro sindaco, perché dal momento in cui abbiamo avanzato la richiesta di prenotazione della sala civica, ha fatto di tutto per negarcela, trovando ogni volta le motivazioni più fantasiose, ma guardandosi bene dal dichiarare apertamente la propria contrarietà all’iniziativa.

    E’ iniziato così un surreale balletto di corrispondenza tra noi e il sindaco.
    Questa ha cominciato negandoci la sala civica, dichiarando che i corsi non erano contemplati dal regolamento, dimenticando però di averne autorizzato lei stessa ben due negli ultimi mesi. Costretta a fare retromarcia, ha invocato la par condicio elettorale, volendo tenere la sala libera in previsioni di chissà quante iniziative, ottenendo peraltro la nostra disponibilità ad eventuali variazioni di programma in concomitanza di possibili iniziative dei partiti.

    Pur non avendone titolo ha preteso che si concordasse con lei il nostro progetto dei corsi, dimenticando che siamo in democrazia e noi non abbiamo nulla da concordare con lei. Non paga, è giunta a suggerirci di abbandonare l’idea di corsi in proprio e ripiegare su un servizio di trasporto verso la scuola Toscanini, che organizza iniziative analoghe. Questo la dice lunga sulla sua contrarietà, come a dire i corsi si facciano pure ma non sul mio territorio.

    Smontati uno per uno tutti i suoi rilievi, non contenta il Sindaco ha trovato da ridire sulla durata della nostra iniziativa, sostenendo che avremmo impegnato la sala per troppe date. Noi, prontamente, abbiamo ridotto le date di ogni richiesta.

    Ma ancora non è bastato, e la storia continua anche in questi giorni, creando di fatto una opaca situazione di stallo, che ci mette in difficoltà nel programmare i prossimi appuntamenti.

    Insomma, un sindaco padano, alla faccia della semplificazione amministrativa, usa la burocrazia come arma di logoramento dei propri cittadini e di lesione dei loro diritti.
    Giunti alla prima serata del corso, mercoledi 24 febbraio, ci siamo recati a ritirare le chiavi della sala ottenendo in risposta che era già impegnata da un altro gruppo.

    Essendo noi persone dotate di molta pazienza, inferiore solo alla nostra testardaggine, abbiamo scoperto che la sala era stata occupata dalla Lega, che aveva maggiori diritti in quanto aveva depositato la richiesta oltre un mese dopo la prima domanda e due giorni dopo l’ultima. Si, avete letto giusto: due giorni dopo.

    Tutto quanto accaduto può sembrare strano, ma purtroppo sta diventato “normale” in un paese dove chi amministra è convinto di esserne il padrone e confonde il diritto col privilegio.

    Non son mancate anche alcune scene mentre si è dovuti rimanere davanti al centro civico ad aspettare che giungessero tutte le allieve del corso; tipo quella inscenata da alcuni militanti che si sono schierati sulle scale a braccia conserte, in atteggiamento non certo amichevole. Atteggiamento che ha preoccupato più noi che le signore del corso, probabilmente temprate a ben altro e impazienti di cominciare la prima lezione.

    Così, alle nostre docenti non è rimasto altro che fare l’appello, riunire le loro allieve e scortarle con piglio orgoglioso verso l’oratorio, dove il parroco ed il curato, consapevoli della bontà dell’iniziativa non hanno esitato a concederci un locale idoneo. E c’è da dire che era una bella, bellissima immagine quella che ne usciva: un gioioso gruppo di donne e di mamme, alcune con bambini al seguito, che in fila per due si dirigono piene di entusiasmo e curiosità verso il loro primo incontro con la lingua e la cultura italiana, allegre come scolaretti in gita. In quel corteo, abbiamo visto gli stessi occhi, gli stessi sorrisi eccitati di una classe di birichini; la voglia di capire, la voglia di aprirsi agli altri e al futuro. Tutt’altro clima da quello che si respirava al centro civico.
    Ma a pensarci bene, proprio lì c’è stato un momento singolare, anche simbolico se vogliamo, perché, complice la concomitanza di appuntamenti, due mondi si sono sfiorati nello stesso luogo: il mondo dell’esclusione e quello dell’accoglienza; chi vuole alzare muri e steccati e chi vuol gettare ponti.

    Ed è bello, significativo, che la prima arcata sia stata eretta con l’aiuto di uomini di chiesa; avere al fianco chi da secoli cammina verso un futuro di fratellanza è di conforto per affrontare chi crede di crescere negando il mondo, chiudendosi al mondo.

    Negazione che si è ripetuta la settimana successiva, privandoci nuovamente dell’uso della sala civica, che stavolta è rimasta proprio completamente inutilizzata, mettendo in risalto il cieco disprezzo per ogni iniziativa intrapresa a favore di cittadini stranieri.

    Il cammino verso l’integrazione sarà forse lungo, ma l’approdo è quello, e piano piano anche nella Lega dovranno farsene una ragione, nonostante i mal di pancia del sindaco.

    Da parte nostra intraprenderemo ogni iniziativa per contrastare i soprusi del sindaco, anche a rischio di trasformare i mal di pancia del sindaco!

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