dic 12 2009
Il ruolo del Comune nell’affrontare la crisi
La crisi finanziaria, nata dalle speculazioni delle borse americane, da tempo si è scaricata pesantemente sull’economia reale delle singole nazioni, bussando prepotentemente alla porta di casa di ognuno di noi. Da oltre un anno si sente costantemente parlare di fallimenti, aziende in difficoltà, licenziamenti, cassa integrazione, ritardi dei pagamenti di lavori già fatti e mancanza di denaro circolante. Anche a Castelcovati, un tempo oasi felice per chi aveva voglia di lavorare, il conto della crisi si fa sentire duramente.
Purtroppo l’edilizia è forse il comparto economico più colpito da questa crisi e per una realtà come la nostra, che ha forgiato la propria struttura economica e sociale in questo settore, le difficoltà ad assorbire il contraccolpo della frenata dell’economia sono notevoli. Mai come oggi si sente parlare di cantieri che non si aprono, d’imprese ferme assediate dalle banche, di lavoratori a casa senza lavoro, magari con diversi stipendi arretrati ancora da percepire.
Di fronte a queste enormi problematiche le istituzioni e le amministrazioni, dal governo nazionale a quello locale, hanno il duro compito di varare provvedimenti per limitare i danni e dare degli indirizzi e delle prospettive per reagire e risollevare la testa. Da questo carico di responsabilità istituzionale non sono esenti nemmeno i comuni che, nonostante le difficoltà di bilancio e le limitate risorse, hanno comunque il dovere di realizzare interventi sociali o economici per tamponare la situazione, aiutando la realtà locale a respirare un po’ e, magari, a superare il momento critico della crisi.
Se tutti i comuni anticipassero i lavori di manutenzione straordinaria del proprio patrimonio immobiliare già programmati, da una parte si creerebbe un circolo virtuoso di lavoro e denaro che potrebbe aiutare numerose imprese artigiane locali, dall’altra, considerando proprio il periodo, i comuni potrebbero ottenere un risparmio economico su questi lavori usufruendo di maggiori sconti d’impresa.
Oltretutto questi interventi, se eseguiti con oculatezza, non sarebbero “dei finanziamenti a fondo perduto” a scapito delle stabilità del bilancio comunale, ma dei veri e propri investimenti per il futuro in quanto permetterebbero anche un risanamento economico. Infatti molti edifici comunali sono figli di uno stile architettonico degli anni 60-70 in cui il cemento a faccia a vista, le ampie vetrate a vetro singolo e la mancanza di isolamento termico erano la norma.
Questi immobili, come le nostre scuole elementari, le scuole medie e gli alloggi comunali, purtroppo presentono dei costi di gestione per il riscaldamento o il raffrescamento che sono un vero e proprio salasso per le casse comunali. Promuovendo una vasta opera di miglioramento energetico di questi complessi, basata sulla sostituzione degli infissi, degli impianti e la realizzazione dell’isolamento dei muri perimetrali, dei tetti o dei sottotetti, si potrebbero dimezzare questi costi a beneficio immediato del bilancio comunale.
Se si volesse osare di più, i comuni in questo periodo veramente difficile per l’edilizia, soprattutto quella residenziale, potrebbero rilanciare in parte il settore facendo piccole operazioni immobiliari mirate. Il comparto residenziale risulta infatti bloccato da due fattori principali: uno imprenditoriale, in quanto si è fatto l’errore di saturare il mercato con un unico prodotto di bassa qualità (bilocali e trilocali di piccola metratura), l’altro finanziario dovuto alle banche che, avendo perso fiducia nel settore, stanno pretendendo garanzie tali che impediscono l’erogazione dei mutui sia alle persone interessate all’acquisto, sia alle imprese impegnate in nuove operazioni.
In questa situazione impantanata i comuni, senza gravare sui propri bilanci, potrebbero inserirsi sviluppando una serie d’interventi di edilizia convenzionata, finalizzata da una parte a permettere alle fasce deboli, come le giovani coppie o le famiglie numerose, l’acquisto della prima casa; dall’altra facendo partire cantieri che sicuramente diverrebbero un’occasione di lavoro per le nostre imprese ferme e per i nostri disoccupati. I comuni facendosi semplicemente garanti con le banche dell’investimento e mettendo a disposizione delle operazioni aree edificabili a prezzi contenuti, magari sacrificando aree di verde pubblico non utilizzato, potrebbero dare una scossa positiva al mercato.
Oltretutto questi interventi potrebbero diventare anche un’occasione di sviluppo culturale e tecnologico della nostra comunità. Infatti, imponendo nelle gare di appalto degli indirizzi tecnologici ben precisi basati sul risparmio energetico, l’uso delle energie alternative o lo sviluppo di reti di teleriscaldamento, si otterrebbero prodotti edilizi innovativi che diverrebbero anche un modello costruttivo per il futuro.
Certamente questi interventi sarebbero comunque una goccia di buon senso in mezzo al mare delle necessità, ma non bisogna sottovalutare che questa goccia potrebbe essere quella risorsa che permetterebbe a molti di riparare i danni di un 2009 terribile e di affrontare più serenamente il difficile 2010 che si prospetta.




28 gennaio 2010, ore 18:44
Anche se gli esperti ci raccontano che si avvertono i primi sintomi della ripresa, in realtà la crisi morde ancora. E lo fa con più forza nel settore che, insieme al sistema finanziario, è all’origine dell’attuale situazione, quello dell’edilizia.
In una zona come la nostra, che sull’edilizia ha puntato tutto o quasi, le ripercussioni sono molto evidenti: lavoratori che per la prima volta in tanti anni si trovano senza lavoro, dopo che sono stati contesi a suon di cottimo, cantieri desolatamente chiusi, banche alla finestra e pagamenti che procedono come tartarughe.
Anche se non ce ne accorgiamo ancora, anche nell’edilizia la ripresa arriverà, ma probabilmente nulla sarà come prima. Allora sono molte le domande che dobbiamo porci.
Come potrà essere assorbito l’enorme patrimonio edilizio realizzato in questi anni a prescindere dall’effettiva richiesta? Come si modificheranno le richieste degli utenti? Che tipo di prodotto potrà essere confezionato spendendo meno ed offrendo maggiore qualità? Che ruolo potranno avere gli enti locali nel rilancio del settore? E quale per indirizzare il costruire verso una dimensione maggiormente sostenibile?
Sono solo alcune delle mille domande alle quali cercheremo di abbozzare una risposta conversando in amicizia con i nostri graditi ospiti.
OLTRE LA CRISI
I circoli del PD di Chiari, Castelcovati e Castrezzato promuovono una serie di incontri per discutere della crisi economica e delle proposte per uscirne.
Il tema del secondo incontro sarà
EDILIZIA, LE SFIDE DEL DOMANI
CASTELCOVATI
Centro civico di Via Marconi GIOVEDI’ 11 FEBBRAIO ORE 20,30
ne parleremo con
Arch. ENRICO PATERLINI costruttore
PIETRO BISINELLA Sindaco di Leno e Segretario PD
GIANNI BONFADINI Giornale di Brescia
L’INVITO E’ RIVOLTO A TUTTI
17 febbraio 2010, ore 14:26
Nella serata di venerdì 11 febbraio nella sala civica ho assistito a un incontro – dibattito sul tema della crisi nell’ambito dell’edilizia, organizzato dal circolo del P.D di Castelcovati, un circolo giovane ma che già parecchio fa parlare di sè.
L’incontro, splendidamente riuscito, non aveva certo la pretesa di fornire ricette per indicare la via d’uscita ad un settore che più che in crisi pare in coma., con conseguenti ricadute sulla serenità e sulla stabilità economica di migliaia di famiglie in tutto l’ovest bresciano.
Tuttavia, oltre ad analizzare i meccanismi che ci hanno portato a questo disastro, ha fornito l’occasione per gettare uno sguardo al futuro dell’edilizia e dei suoi operatori, con l’aiuto di personaggi competenti come l’architetto - imprenditore Enrico Paterlini, il neo segretario provinciale del PD Pietro Bisinella e con Gianni Bonfadini del Giornale di Brescia a condurre e stimolare il confronto.
Molti e vivaci gli interventi dal pubblico, fra il quale era presente anche il nostro sindaco, che oltre ad onorarci della sua presenza, ci ha deliziato anche con un intervento dalla platea denso di perle di saggezza e competenza.
Infatti, oltre a dichiararsi come “uno di quei sindaci leghista, razzista, poco tollerante”, ha sfoderato la sua competenza in materia di problemi amministrativi e di mali sociali, versando lacrime amare sui problemi causati al comune dall’abolizione dell’ici e denunciando il lavoro nero fra le cause della crisi.
Forse il sindaco dimentica che l’abolizione indiscriminata dell’ici è stata voluta Berlusconi e dal suo governo, di cui la lega è pilastro centrale.
E per il lavoro nero, non si può certo dire sia in cima ai pensieri di questo governo: infatti, appena insediato Berlusconi abolì subito la norma introdotta dal precedente governo Prodi, che in materia di lavoro eliminava il cosiddetto periodo di prova e stabiliva che un operaio doveva risultare assunto il giorno prima dell’entrata in servizio, ponendo fine ai giochetti di imprenditori che, pizzicati con personale in nero, si giustificavano dicendo che l’operaio era appena assunto e quindi in prova.
Ora, per la gioia di alcuni furbetti, siamo tornati al periodo di prova perpetuo, e questo grazie anche al partito del nostro sindaco.
“Chi è causa del suo mal pianga se stesso”, viene da dire, ma non è una consolazione.
9 maggio 2010, ore 22:57
La nostra nazione, come e forse più di molte altre, sta attraversando un brutto momento, con emergenze di ogni tipo. Emergenza ambientale, emergenza intercettazioni, emergenza riforme, emergenza federalismo, emergenza povertà, emergenza sanità, emergenza istruzione pubblica, emergenza rifiuti, emergenza immigrazione, emergenza sicurezza, emergenza economica, emergenza occupazione, emergenza informazione, ecc.
Quest’ultima molto più insidiosa di quanto si creda perché è proprio da questa che dipendono certe percezioni per cui si crea enfasi intorno a taluni problemi (es., sicurezza) oppure si mette la sordina a certi altri (es., disoccupazione), anche attraverso la proliferazione di eventi che distolgono temporaneamente il pensiero dai travagli quotidiani, tipo feste o altri eventi ( …panem et circenses) o semplicemente confezionando una informazione reticente, dove problemi come l’occupazione (drammatica la situazione nell’edilizia) sono parecchio messi in disparte nei dibattiti sui principali mezzi di informazione.
Questa carenza viene per fortuna colmata dalle iniziative di molte amministrazioni locali, con diversi incontri e dibattiti pubblici sui problemi più stringenti, tipo crisi economica, lavoro, sicurezza.
A questa tendenza è sensibile anche il nostro comune, che proprio in ossequio al bisogno di sapere, il 10 maggio - presso l’aula magna delle medie - propizia un’incontro di informazione e sensibilizzazione sulla lotta alla zanzara tigre, incontro a cura di una ditta di disinfestazione, che omaggerà i presenti di un kit larvicida.
Certo, forse l’emergenza zanzara tigre non è proprio in cima ai pensieri dei cittadini, ma bisogna ammettere che un qualche rischio di sicurezza sanitaria lo da, e comunque è un problema particolarmente pungente. E da qualche parte bisogna pur cominciare.