mar 27 2010
La piazza che non c’è/1
“A ben guardare Castelcovati non ha mai avuto una piazza degna di questo nome. Le quattro strade che sezionano l’abitato in quarti quasi perfetti lungo le direttive dei punti cardinali, convergono in un centro su cui si erge la torre campanaria. Questo edificio, estraniato da una più consona e naturale collocazione accanto alla Chiesa e che assomma in sé una funzione civica e una religiosa, funge da gigantesco obelisco, perno di un ideale spazio al centro dell’abitato. Ma è, appunto, uno spazio che non c’è o meglio, uno spazio occupato dagli edifici che un tempo costituivano il nucleo fortificato.” Con queste parole nel marzo ‘94 Giuliano Gritti, su La Torre, notiziario a cura della Lista per Castelcovati, apriva il dossier piazza e dintorni, che si chiudeva con la proposta di un concorso di idee per ridisegnare il centro storico di Castelcovati e la nuova piazza. Era la conclusione di un dibattito, iniziato anni prima, che aveva messo al centro la necessità di porre l’attenzione agli spazi vuoti, dopo anni nei quali ci si era occupati solo degli spazi pieni. Ma era anche l’inizio della messa in pratica di quei concetti e della individuazione concreta di dove meglio si sarebbero potute svolgere le attività di relazione tra le persone e delle modalità attraverso le quali raggiungere gli obiettivi. Macina, giro della torre, casa Cadei, complesso delle Chiese, Loc del Sul, venivano individuati come spazi strategici nei quali concentrare l’iniziativa pubblica e coordinare l’iniziativa privata. Non a caso il piano regolatore del nostro comune, che di li a pochi anni avrebbe visto una revisione completa, dettava molte linee guida di quegli interventi. Nel tempo quelle idee, almeno in parte, si sono tradotte in realizzazioni concrete, il giro della torre ha cambiato aspetto sia per interventi pubblici sulle pavimentazioni e sull’arredo, che per interventi privati sugli edifici più importanti, gli edifici religiosi e l’oratorio sono oggetto proprio in questi mesi di importanti lavori che ne miglioreranno notevolmente la fruizione, con il sostegno economico dell’amministrazione comunale, Casa Cadei e Casa di Riposo sono diventate da tempo un punto di riferimento e di incontro per l’intera comunità. Mancano all’appello Macina, sulla quale in realtà nel ‘92 vi era stato un tentativo di intervento pubblico che non aveva ottenuto il risultato sperato anche perché probabilmente non erano maturate a sufficienza le condizioni, e il Loc del Sul .
E proprio del Loc del Sul da mesi si è ritornato a parlare, ipotizzando che potesse essere la soluzione per la scuola elementare, poi la soluzione per la scuola materna, poi la soluzione per la biblioteca, poi la soluzione per il municipio. Ma non se ne è tornati a parlare in modo ufficiale, ma piuttosto attraverso il chiacchiericchio di questo o di quel amministratore, o di questo o di quel parente dell’amministratore. Poi improvvisamente, prima nelle mani dei privati, non dei proprietari, e solo molto dopo nelle mani dei consiglieri comunali è comparso un progetto, di cui rimane misterioso il committente, che con il nome pomposo di “Piano di Recupero Loc del Sul in variante al PRG vigente”, pregiudica in maniera definitiva la possibilità di raggiungere quei risultati per i quali da vent’anni tutti gli amministratori si sono battuti. Proposta per Castelcovati, che insieme ad altri ma più di altri ha sempre creduto in quel progetto, farà di tutto ed in tutte le sedi per evitare che lo scempio si compia. E assieme allo scempio farà di tutto per evitare il furto che questo progetto nasconde, furto di competenze, sottratte al Consiglio Comunale e alla mano pubblica, per essere reglate alla mano privata, furto di memoria storica conseguente al fatto che si prevede la sostituzione di un’antica cascina con un mastodontico palazzo di incerta architettura (evidentemente per i leghisti la tradizione si riduce al dialetto e ai canunsei), furto di funzioni, perché in quel progetto la piazza sparisce, furto di volumetrie perché in quel progetto sono previsti 4.000 metri cubi in più dell’esistente che già non è poco, che vengono regalati non sappiamo a chi.
Che poi questo furto venga realizzato attraverso la falsificazione di documenti non costituisce certo un’attenuante ma piuttosto materia per la Procura della Repubblica.
E non pensino gli amministratori di cavarsela addossando la responsabilità ai soli uffici ….
Ci rendiamo conto che le nostre sono parole pesanti, ma purtroppo non esistono parole leggere per fatti così gravi.
Intanto il piano di recupero del Loc del Sul è precipitosamente scomparso dall’ordine del giorno del prossimo Consiglio Comunale… (segue).

