apr 07 2010
La piazza che non c’è / 3: l’imbroglio c’è e si vede !
Presentato dal Sindaco e dalla Giunta leghista in pompa magna, il cosidetto progetto della nuova piazza, in realtà si tratta di un cortile, neppure tanto grande, nasce in modo alquanto misterioso e segue percorsi poco chiari.
Riteniamo indispensabile che in nome della trasparenza, che il Sindaco tanto dichiara ma poco mette in pratica, vengano fornite risposte a numerose domande che i cittadini di Castelcovati si stanno ponendo e stanno ponendo a noi.
- Chi ha commissionato all’Ing. Diego Belpietro, con studio in Brescia, il progetto del Piano di recupero del Loc del sul?
Non è un aspetto secondario, visto che il committente non è il Comune, manca infatti la delibera di incarico, e neppure gli attuali proprietari, i quali sono interessati a vendere.
- Chi ha trattato e da quando con il Comune per la definizione dei numerosi dettagli dell’operazione, dettagli poi trasformatisi in altrettanti regali?
- Chi ha condotto le trattative per conto dell’Amministrazione Comunale?
Sono solo le domande iniziali e le risposte, se mai verranno, aiuterebbero a capire meglio come e perché una operazione, che doveva essere pubblica, sia stata condotta nell’esclusivo interesse del committente occulto.
- Chi, quando, perché e in quale sede ha deciso di rinunciare al piano di recupero di iniziativa pubblica?
Il piano regolatore generale è molto chiaro sul punto. All’articolo delle Norme Tecniche di attuazione 30.3 Piani urbanistici attuativi, al comma c) recita infatti:
“complesso edilizio « Löc del sul» piano di recupero di iniziativa pubblica; che è contraddistinto dal sedime e dalle pertinenze di un edificio agricolo storico al quale è aggiunto uno spazio storicamente inedificato, attualmente occupato da un edificio moderno e da una porzione di lotto anch’esso inedificato ricadente in zona “B” di completamento. Le linee dell’intervento progettuale presuppongono la ristrutturazione di tipo «A» del corpo agricolo esistente posto a nord; la demolizione dell’edificio moderno, del serbatoio dell’acquedotto e dei corpi aggiunti al corpo agricolo. Il recupero dei volumi demoliti viene previsto con due nuove costruzioni: la prima in aderenza a ovest con il corpo agricolo esistente da cui dovrà differenziarsi costruttivamente e tipologicamente, la seconda insisterà sull’area pertinenziale del corpo agricolo allineandosi alla recinzione esistente. A sud si prevede un’area che avrà destinazione pubblica collegata con un percorso ciclo-pedonale interno al piano di recupero con via De Gasperi come indicato nella scheda progettuale allegata”.
Sono tre i concetti chiave e riguardano l’iniziativa pubblica, il recupero dei volumi esistenti e la necessità di procedere sul corpo agricolo con una ristrutturazione edilizia di tipo A, così definita all’articolo 30.5.5 delle stesse norme:
“30.5.5 Ristrutturazione di tipo A
Indicativamente sono assoggettate a tale modalità d’intervento:
- gli edifici appartenenti alle tipologie antiche, edifici a schiera, edifici plurifamiliari in linea, o edifici di impianto agricolo non ancora interessati da interventi di parziale o radicale ristrutturazione rispetto all’organismo originale, che hanno perciò mantenuto le principali caratteristiche fisiche dell’edificio originario;
- alcune categorie di accessori dei tipi edilizi di origine rurale;
- i rustici delle case padronali.
Per ristrutturazione di tipo A si intende il complesso di operazioni atte a conservare i principali elementi costitutivi dell’organismo edilizio: androni passanti, logge, porticati, muri portanti, corti interne, collegamenti verticali originari ecc. Sono consentite quelle modifiche funzionali e distributive, in pianta ed in prospetto che siano compatibili con la logica costruttiva, con i materiali e con la regola compositiva presente nelle parti già residenziali dell’edificio, e nei corpi accessori interessati dall’adeguamento funzionale.”
- Chi, quando, perché e in quale sede ha deciso di rinunciare alla ristrutturazione edilizia della cascina, di abbatterla e di sostituirla con un mastodontico edificio che nulla ha a che vedere con l’esistente?
- Chi, quando, perché e in quale sede ha deciso di derogare rispetto al’obbligo di mantenimento dei volumi esistenti e invece di incrementarli di circa 4.000 metri cubi?
Molto inquietante è il modo attraverso il quale si è arrivati ad un incremento così consistente dei volumi. Nonostante la norma fosse assolutamente chiara si è deciso di ricorre alla Legge Regionale 23/97, in particolare all’art. 2 comma i), che consente la modificazione della normativa e di specificarla, nel caso esistano incongruenze.
Le incongruenze non c’erano ed allora sono state create ad arte. Si è presa la scheda progettuale del Piano di recupero, parte integrante del piano regolatore, è la si è falsificata in modo da creare incongruenza tra gli 8.367 metri cubi esistenti ed i presunti 11.267 metri cubi della scheda.
Sarebbe poi toccato al Consiglio Comunale dirimere l’incongruenza, certificando il maggior volume ed incrementadolo ulteriormente fino ai 12.240 metri cubi.
Ecco le prove
La scheda originale del PRG: si noti la previsione di ristrutturazione dell’edificio agricolo
La scheda falsificata: si noti l’aggiunta di un porticato al corpo di fabbrica a sud
La sezione originale del PRG: si evidenziano l’assenza di quote ed i percorsi pedonali
La sezione falsificata: si aggiungono le quote e si fanno sparire i percorsi pedonali
- Chi ha falsificato la scheda del Piano Regolatore, inserendo quote non presenti nell’originale?
- Come è possibile che il Sindaco parli di semplice errore dell’ufficio tecnico in presenza di un disegno realizzato con Auotocad e che pertanto consente di misurare il millimetro?
- Per quale strano motivo il responsabile dell’ufficio avrebbe dovuto alterare i disegni senza l’approvazione degli amministratori?
Come si può ben comprendere, sono troppi gli aspetti misteriosi di questa vicenda. Partendo dalla rinuncia dell’Amministrazione a svolgere il ruolo che il Piano Regolatore le affidava, si è costruita una operazione nella quale contava esclusivamente l’interesse del committente occulto, favorito con lo spropositato aumento dei volumi consentiti, con la semplificazione delle modalità di intervento, con la rinuncia a gran parte degli oneri derivanti dalla monetizzazione degli standars urbanistici e con una distribuzione del costruito idonea a creare il cortiletto per il proprio intervento e a sottrarre la piazza ai cittadini di Castelcovati.
- Ma gli amministratori sapevano cosa stava bollendo in pentola?
- E anche se non sapevano, possono i cittadini sentirsi tutelati da amministratori distratti e poco competenti?
- In ogni caso, cosa aspetta l’assessore all’urbanistica a dimettersi, in attesa che si faccia chiarezza?

9 aprile 2010, ore 13:54
Il comportamento della pubblica amministrazione deve essere d’esempio per i propri cittadini, come in passato lo è stato, ma quel che vedo in questo caso non è proprio un buon esempio.
Non entro nel merito della soluzione urbanistica trovata, che comunque non condivido, faccio infatti fatica a definire piazza quella presentata dall’amministrazione, ma vorrei piuttosto entrare nel merito del rispetto delle norme.
Un privato cittadino che decide di ristrutturare un edificio posto in centro storico deve rispettare una serie di vincoli ben precisi che vanno dal recupero delle volte, delle logge, dei porticati, delle corti interne, al rispetto delle partiture dei pilastri fino all’obbligo di utilizzo di materiali tradizionali quali la pietra, il legno, il ferro, vincoli che comportano un significativo incremento dei costi dell’intervento.
L’amministrazione invece presenta un intervento nel quale i precisi vincoli definiti nel Piano Regolatore vengono sfacciatamente ignorati; non si tratta più di un intervento pubblico, vengono modificate tavole ufficiali affinché si possano aumentare i volumi in modo spropositato, viene ignorato l’obbligo di recuperare uno tra gli edifici più vecchi del nostro paese, un vecchio cascinale tipico della pianura lombarda sostituendolo con un edificio di tutt’altro stile.
Tutto per rendere l’operazione più appetibile al soggetto privato interessato all’opera.
Questo non è proprio un buon esempio di rispetto delle norme, ne tantomeno di tutela delle tradizioni assunto proprio da amministratori che appartengono ad un partito che negli slogan si fa paladino del rispetto sia delle leggi che delle tradizioni locali.
La storia di Castelcovati non è fatta solo di canunsei.