apr 15 2010
Una lezione di dignita’
Pubblichiamo di seguito la lettera dell’anonimo cittadino di Adro che ha rilevato il debito dei genitori che non pagano la mensa scolastica.
lo non ci sto
Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità.
Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film “L’albero degli zoccoli”.
Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene.
E’ per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica.
A scanso di equivoci, premetto che:
- Non sono “comunista”. Alle ultime elezioni ho votato per FORMIGONI. Ciò non mi impedisce di avere amici di tutte le idee politiche. Gli chiedo sempre e solo la condivisione dei valori fondamentali e al primo posto il rispetto della persona.
- So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e vogliono anche fare la morale agli altri. In questo caso, nel dubbio sto con i primi. Agli extracomunitari chiedo il rispetto dei nostri costumi e delle nostre leggi, ma lo chiedo con fermezza ed educazione cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell’educazione.
Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell’Ucraina.
Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho I’insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro, In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era poi una cosa che faceva male.
I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono, Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno, prima con la taglia, poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini, ma potrei portare molti altri casi.
Quando facevo le elementari alcuni miei compagni avevano il sostegno del patronato, Noi eravamo poveri, ma non ci siamo mai indignati. Ma dove sono i miei compaesani, ma come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo? Che non mi vengano a portare considerazioni “miserevoli”. Anche il padrone del film di cui sopra aveva ragione, La pianta che il contadino aveva tagliato era la sua. Mica poteva metterla sempre lui la pianta per gli zoccoli. (E se non conoscono il film che se lo guardino..)
Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo, Se esponiamo un bel rosario grande nella nostra casa, poi possiamo fare quello che vogliamo?
Vorrei sentire i miei preti “urlare”, scuotere l’animo della gente, dirci bene quali sono i valori, perché altrimenti penso che sono anche loro dentro il “commercio”.
Ma dov’è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare “partito dell’amore”, Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l’Italia. So per certo che non sono tutti ottusi ma che non si nascondano dietro un dito, non facciano come coloro che negli anni 70 chiamavano i brigatisti “compagni che sbagliano”,
Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Se credono davvero nel federalismo, che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie negli ultimi l0 anni. Tanto per farci capire come pagano le loro belle cose e case. Non vorrei mai essere io a pagare anche per loro. Non vorrei che il loro reddito (o tenore di vita) ‘venga dalle tasse del papà di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1200 euro mese (regolari).
Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano dove, come e quanti soldi spende l’amministrazione per non trovare i soldi per la mensa. Ma da dove vengono tutti i soldi che si muovono, e dove vanno? Ma quanto rendono (o quanto dovrebbero o potrebbero rendere) gli oneri dei 30.000 metri cubi del laghetto Sala.
E i 50.000 metri della nuova area verde sopra il Santuario chi li paga? E se poi domani ci costruissero? E se il Santuario fosse tutto circondato da edifici? Va sempre bene tutto? Ma non hanno il dubbio che qualcuno voglia distrarre la loro attenzione per fini diversi. Non hanno il dubbio di essere usati? E’ già successo nella storia e anche in quella del nostro paese.
Il sonno della ragione genera mostri.
lo sono per la legalità. Per tutti e per sempre. Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando non pagano un pasto, ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche.
Anche quando girano con i macchinoni e non pagano tutte le tasse, perché anche in quel caso qualcuno paga per loro. Sono come i genitori di quei bambini. Ma che almeno non pretendano di farci la morale e di insegnare la legalità perché tutti questi begli insegnamenti li stanno dando anche ai loro figli.
E chi semina vento, raccoglie tempesta!
l 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione servizio mensa, fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L’età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo.
Ma quel giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi? E se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso.
E’ anche per questo che non ci sto.
Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà dire poco, ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani.
Ho versato quanto necessario a garantire il diritto all’uso della mensa per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario per l’amministrazione. In tal modo mi impegno a garantire tutta la copertura necessaria per l’anno scolastico 2009/2010. Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico. Ogni valutazione dei vari casi che dovessero crearsi è nella piena discrezione della responsabile del servizio mensa.
Sono certo che almeno uno di quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore o infermiere e il suo solo rispetto varrà la spesa. Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del “grande fratello”.
Il mio gesto è ’simbolico perché non posso pagare per tutti o per sempre e comunque so benissimo che non risolvo certo i problemi di quelle famiglie. Mi basta sapere che per i miei amministratori, per i miei compaesani e molto di più per quei bambini sia chiaro che io non ci sto e non sono solo.
Molto più dei soldi mi costerà il lavorio di diffamazione che come per altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia. Mi consola il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onoreranno del loro disprezzo. Posso sopportarlo, L’idea che fra 30 anni non mi cambino il pannolone invece mi atterrisce.
Ci sono cose che non si possono comprare. La famosa carta di credito c’è, ma solo per tutto il resto.
Un cittadino di Adro

18 aprile 2010, ore 23:12
Dalle lettere al Corriere della Sera di domenica 18 aprile pag. 27
Guerra e il buono di Adro
Cari direttore e giornalisti del Corriere della Sera, vi prego di pubblicare ancora, e per più giorni, le parole dense di significati che, rotolate fin quassù in cima alle montagne della Valmalecchia, meritano un ascolto ammirato e amplificato da parte di scuole pubbliche e private, centri religiosi, famiglie. Quelle parole dell’imprenditore di Adro non sono soltanto discorsi per risolvere un problema, ma parole elici a tutt’Italia per raddrizzare nostre dichiarazioni scorrette e vergognose, molte delle quali cadono sotto gli occhi indifferenti di milioni di persone (penso, dopo i bambini a pane e acqua, a Rachele, la bimba di 13 mesi immigrata nel milanese, morta una settimana fa all’ospedale di Cernusco sul Naviglio perché al padre licenziato dalla fabbrica in crisi era scaduto il permesso di soggiorno e non aveva i soldi per rinnovarlo). Vi prego, riempiamoci di quei suggerimenti che ci arrivano da questa lettera stupenda. Una commovente lezione no solo di bontà verso l’infanzia indifesa ma un insegnamento civile per una società di uomini decenti come noi tentiamo di essere. Brava, quella persona nascosta che sento di chiamare “uomo illuminato” nel buio della cattiveria che sempre più ci circonda.
Tonino Guerra
Poeta e scrittore
Post scriptum: non sarebbe male se il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, chiamato a scegliere i nome per riempire il seggio attualmente vacante al Senato, dimenticasse la proposta generosa nei confronti del mio nome fatta da alcuni senatori e deputati (e altre segnalazioni di nomi ancor più prestigiosi) e assegnasse idealmente quel seggio all’italiano di Adro. Perché mai come in questa occasione imprenditore fa rima con senatore.
23 aprile 2010, ore 23:44
Vedendo l’ultima puntata di Anno Zero non ho potuto trattenermi dal provare un senso di repulsione e di angoscia.Vorrei rifiutarmi di credere che quello andato in onda dalla mensa scolastica di Adro sia il pensiero prevalente, ma nella realtà vedo che questa logica ha attecchito fra moltissima gente. Lo capisco parlando con familiari, conoscenti, amici; brave persone, gente perbene, da parte dei quali incredibilmente c’è un diffuso consenso intorno a queste sciagurate, miopi scelte politiche (non sono scelte amministrative). Tutti in coro a sostenere la tesi del mero rispetto delle regole, senza guardare più in là, evitando di vedere le persone e soprattutto gli occhi dei bimbi, uniche vittime di questa odiosa contesa.
Ho visto scene impressionanti, donne straniere che invocavano il rispetto dei loro diritti, donne italiane che vi si opponevano urlanti, gli occhi fuori dalle orbite, le vene del collo sul punto di scoppiare, una maschera di odio e di disprezzo. I pochi sostenitori dei diritti dei bimbi contestati e messi all’angolo. Un sindaco rozzo ma abile provocatore, capace di solleticare i peggiori istinti, che invece di unire si adopera a fomentare divisione nella sua stessa comunità, con l’intenzione non già di ristabilire il rispetto di regole evase, ma di cavarne consenso personale anche a scapito dei bimbi, passando fra taglie sulla testa dei clandestini e difesa del crocifisso.
Viene da chiedersi, e non è retorica, dove siano finiti i principi di vita e carità cristiani di un popolo che a parole rivendica radici e identità attraverso la religione, e nei fatti volta le spalle al messaggio del Cristo.
Ognuno di noi quando entra a far parte di una comunità sottoscrive un tacito patto sociale che impone vincoli non scritti ma universalmente riconosciuti. Uno dei più forti è il rispetto dei bambini, e se anche questo tabù viene infranto credo non si prospetti nulla di buono all’interno di questa comunità. Si sta percorrendo una china pericolosa, perché è evidente che con questo modo di ragionare oggi si prendono di mira gli stranieri attraverso i loro bambini, domani saranno gli zingari o i barboni, o i gay, o i soliti intellettuali di “merda” piuttosto che chi non la pensa in modo conforme al pensiero del capo. C’è sempre pronto un capro espiatorio su cui riversare tutti i problemi.
L’immagine che ne esce non è più quella di una comunità intesa come risorsa, ma di un insieme di individui pronti a essere usati da chi riesce a toccare i tasti del rancore e della paura, uniti solo da sentimenti di rivalsa verso i più deboli, piegati a difesa dei loro interessi personali, impermeabili alle problematiche altrui. Un distillato di egoismo, negazione di una realtà di volontariato sociale e benefico che pure trova terreno particolarmente fertile in tutto il territorio.
Su tutta la trasmissione ha aleggiato la presenza del fantomatico “benefattore” oramai ex anonimo, che ora viene accusato di aver fatto una donazione col solo scopo di farsi pubblicità a poco prezzo. Ma la verità è ben diversa, ci dice di una persona che è stata stanata dai cronisti, che in realtà nessuno ha mai visto sui media, mentre il sindaco è da settimane che ci affligge con le sue litanie dagli schermi di tutte le trasmissioni televisive. Ieri, parlando in mezzo a sostenitori che si producevano in un clima da stadio, è uscito ancora più bello chiaro di che pasta è fatto. Ho provato disagio fisico nel sentirlo argomentare, ma c’è da giurare che moltissimi si saranno invece sentiti più vicini ai suoi sostenitori urlanti.
E questo mi fa molta impressione, perché questo personaggio è espressione del partito che detta l’agenda politica al governo, e non è l’unico. Ormai gran parte del territorio è finito in mano a personaggi del genere, alcuni dei quali buoni a nulla ma capaci di tutto, pronti a raccogliere consenso a danno dei più deboli, approfittando della crisi per fomentare una guerra fra poveri invece che proporre risposte in aiuto di chi soffre per mancanza di lavoro e di prospettive.
Mi chiedo: esisterebbe la Lega senza personaggi come questo; oppure, esisterebbe un tale personaggio senza il supporto della Lega? Probabilmente si alimentano a vicenda; peggio fanno, più piacciono. E ancora: come può tanta brava gente identificarsi, sentirsi rappresentata da dei personaggi e da un apparato simile?
In un passo della sua bella lettera il “benefattore di Adro” parla di come a piccoli passi si giunga a certi esiti, di come il sonno della ragione generi mostri, e la nostra storia ancora vicina ce ne parla: in fondo, dice lui, mettere una stella gialla sulla manica ad un ebreo non faceva dolore. Scene già viste. E altre scene ho visto, che mi rimandano ad altre che tante volte ci sono state raccontate, che ci devono far riflettere; gente che cerca di crocifiggere il “benefattore-imprenditore” sulla pubblica piazza, colpevole, con la sua lettera, di aver interrogato la coscienza di ognuno; ma come si permette?
Forse l’accostamento è forzato o irriverente e me ne scuso, ma in quel contesto mancava solo che qualcuno si alzasse e dicesse “chi volete libero, Gesù o Barabba?”, e il risultato sarebbe stato uguale, dopo due millenni di elaborazione della storia.