mag 14 2010
Un sogno che unisce
Reduci da un infuocato consiglio comunale dove è stato presentato il progetto “Löc del Sul” avversato in blocco dalle opposizioni, i tre gruppi si sono di nuovo incontrati lunedì sera per confrontarsi su un tema di comune interesse e per studiare insieme le prossime mosse per opporsi a un progetto urbanistico che davvero non piace a nessuno.
“Proposta” si è limitata a segnalare attraverso un volantino e questo sito il rischio imminente di scempio contenuto in una operazione di iniziativa pubblica che si voleva spacciare come vantaggiosa per tutta la comunità, facendo intravedere il miraggio di una grande piazza e di una buona porzione di superficie ad uso pubblico. In realtà si è scoperto che i vantaggi sono invece molto sbilanciati a favore del futuro partner privato dell’operazione, a cui si garantiscono i presupposti per assicurarsi un bel malloppo di volumetria, lasciando in cambio una superficie piuttosto ridotta di locali di indefinita utilità e un’area aggregativa che somiglia più a un cortile interno che alla tanto sbandierata “nuova piazza”.
E ancora una volta, individuato un tema di interesse comune, si sono attivati una serie di contatti fra i gruppi per preparare il terreno a un incontro collettivo teso a rilevare la disponibilità di ognuno sull’argomento in questione. Così per l’ennesima volta - succede sempre più spesso - ci si è radunati insieme al Centro di via Marconi.
Ogni gruppo, Impegno per Castelcovati, Castelcovati al centro e Proposta per Castelcovati, era rappresentato in buon numero di componenti, per cui alla fine una folta pattuglia di oppositori si affollava attorno al tavolo del Centro Civico a discutere, scambiarsi informazioni e opinioni.
Tutti si sono trovati d’accordo su una critica che boccia senza appello sia il progetto del nuovo “Löc de Sul”, che quello della non - piazza che ne risulta. E allo stesso modo compatti nel pianificare un percorso di informazione e sensibilizzazione dei cittadini su una questione di estremo interesse per il futuro della nostra comunità.
Gli accordi sono già stati presi, si procederà insieme secondo i classici modi dell’informazione a mezzo stampa e volantini, per poi arrivare a iniziative congiunte di informazione diretta in piazza, con mostre sul tema allestite sotto i gazebo, senza escludere anche una raccolta di firme .
L’obiettivo è quello di far capire alla gente che l’amministrazione sta sbagliando, che deve tornare indietro. Abbandonare il progetto su cui si è intestardita e ripartire da zero, acquistando direttamente l’immobile e lanciando un concorso di idee tra gli studi di progettazione, perché vengano proposti progetti che perseguano finalità ben definite, informando e coinvolgendo la popolazione in una scelta che se fatta bene può portare benefici a tutta la comunità, mentre se continua sulla linea attuale porta solo a uno scempio urbanistico che avrà un impatto soffocante sul centro storico e sulla qualità della vita, portando in dote non la decantata “arena” ma solo una piazzetta claustrofobica.
Un obiettivo certo non semplice, ma alleggerito dalla forza di una azione comune, che non può che portare vantaggi in termini di efficacia e incisività del messaggio.
Un messaggio che vuol scuotere la gente dal torpore della sicumera leghista; mostrare i limiti di un progetto che si giustifica basandosi sulla creazione di una nuova piazza mentre in realtà è la sua negazione; offrire alternative che dimostrino che un’altra piazza è possibile.
La Piazza che non c’è in una intuizione del pittore Giorgio Alberti nel 1994: un grande spazio sul quale si affacciano Palazzo Avogadri, la proprietà Savoldi, prima della ristrutturazione, ed il Loc del Sul, che mantiene intatte le proprie caratteristiche di edificio agricolo. Al centro il monumento ai Caduti, all’epoca posizionato davanti al camposanto e poi ricollocato nella sede originaria di Piazza Martiri della Libertà.
Dimostrando che attorno al sogno della piazza si stanno aggregando i gruppi di minoranza e chissà che questo non possa rappresentare un ulteriore passo per la creazione di una valida alternativa amministrativa.


25 maggio 2010, ore 23:28
Il quadro riprodotto qui sopra offre uno squarcio di bellezza e armonia, di suggestivo equilibrio di spazi e colori, propone una interpretazione che evoca identità e condivisione di valori (la vecchia cascina, il monumento ai Caduti) in un contesto che negli ultimi anni ha comunque mutato aspetto delimitando ancor più la visione prospettica (riempito lo spazio della casa del dottore, incrementati i volumi sulla casa della vecchia Rosina).
A vedere questa immagine sembra che si allarghi il respiro, come una botta d’aria fresca; nella sua visione l’artista sembra volerci suggerire il bisogno di spazi di libertà, apre un’ipotesi di paesaggio futuro, liberando il campo dal vecchio municipio ma ancorandosi a solidi valori rappresentati da edifici che richiamano la fatica della società contadina che ci è radice comune, da palazzi che indicano anche la presenza di notabili, di un monumento ai caduti che pare collocato di proposito in primo piano, come cardine intorno al quale si raccoglie una comunità che si riconosce nel sacrificio di tanti giovani, nel destino che ci accomuna a tutto il popolo italiano.
Una visione che stride col progetto presentato in consiglio, che incombe sul centro con uno stile alieno al contesto storico, con volumi soffocanti e lasciando spazio per una angusta piazzetta murata su tutti i lati.
Per certe visioni è anche una questione di sensibilità. Certo, proporre paragoni fra la sensibilità di visione di un artista e quella di un amministratore è un po’ una forzatura, specie considerando i trascorsi. Infatti quale sensibilità (o credibilità) può avere chi da una parte si riempie la bocca annunciando il regalo di una futura grande piazza, pontificando sulla necessità di un nuovo luogo di aggregazione, mentre dall’altra chiude l’isola pedonale festiva di Piazza Martiri riducendola a parcheggio sette giorni su sette?
Se c’era tanta voglia di piazza, non era meglio praticarla da subito confermando la zona pedonale e lasciando liberi i cittadini di impossessarsi almeno la domenica del più condiviso spazio di aggregazione del paese?
Ancora, che sensibilità può avere in tema di aggregazione chi si da lustro spendendo risorse in un parcheggio provvisorio mentre da due anni tiene chiuso il parchetto d’infanzia dell’asilo, negandolo al gioco dei bambini, con la scusa che non ci sono soldi per rimetterlo in ordine?