mar 21 2011

Nuova piazza e nuovo municipio: i conti non tornano!

Tag , , scritto da: Proposta per Castelcovati alle 20:05

Il 29 novembre 2010 in Consiglio comunale l’ Amministrazione in carica ha adottato l’ennesima variante al contestato progetto della piazza, raccogliendo il voto contrario del gruppo di Proposta per Castelcovati.

Sorvolando sulle irregolarità procedurali che viziano questo provvedimento, vogliamo sottolineare ancora una volta l’impossibilità di avere un confronto costruttivo con questa maggioranza, che nega alle minoranze e ai castelcovatesi tutti la possibilità di partecipare, trattandoli da meri sudditi invece che da cittadini.

Infatti, la variante sviluppata in gran segreto (anche se voci di bar erano già circolate), è stata presentata in Commissione urbanistica martedì 23 novembre; le copie del progetto sono state consegnate ai consiglieri di minoranza solo giovedì 25 e lunedì 29 il tutto è stato portato in Consiglio comunale, senza lasciare né il tempo per una valutazione adeguata, né la possibilità di dare indicazioni migliorative.

Dunque, nonostante le numerose critiche ricevute, nonostante la raccolta di oltre 800 firme condotta all’ insegna dello slogan “MENO METRI CUBI - PIù SERVIZI” e il vasto malcontento nei riguardi del progetto della piazza, il comportamento dell’Amministrazione non è cambiato, persistendo in scelte che denotano superficialità e prepotenza.
Di fronte a questo modo di fare, a nulla servono le finte aperture alle minoranze, cioè delle modifiche marginali apportate al progetto, perché purtroppo non sono che modifiche di facciata, che non cambiano le criticità dell’intervento, ma anzi le aggravano.

Infatti:

  • i volumi restano elevati (9200 metri cubi) ed eccessivi per una corretta riqualificazione del centro storico;
  • la piazza progettata è ancora troppo piccola, inutile per togliere il mercato dalle strade ed esigua per lo svolgimento di manifestazioni pubbliche;
  • non si è valutato quali servizi pubblici manchino o siano carenti a Castelcovati e di conseguenza non ne è stato previsto l’inserimento nell’intervento;
  • i parcheggi sono pochissimi e gravemente insufficienti, soprattutto con l’annunciata previsione di spostare in questo contesto il municipio;
  • non si è pensato di realizzare un ampio parcheggio sotterraneo con autorimesse da vendere anche ai privati residenti nel centro storico per poter risolvere o mitigare la carenza di garage delle abitazioni della zona;
  • non si è trovato posto per realizzare un po’ di verde pubblico (un piccolo parco), ma lo si è limitato a delle semplici e scarne aiuole.

L’Amministrazione si ostina, dunque, a portare avanti un progetto mal concepito, che si lascia scappare l’occasione unica e irripetibile di incidere positivamente sul nostro centro storico.

Anche la proclamazione sui giornali della costruzione del nuovo municipio suona più come l’ennesimo atto di propaganda, un colpo di scena per raccogliere consenso e distrarre l’attenzione dai punti critici e delicati del progetto.
Può essere affascinante l’idea di avere il municipio in pieno centro storico, ma ciò può e deve avvenire all’interno di un progetto di alto livello, che consideri attentamentele ricadute urbanistiche ed economiche (oltre alle vere necessità e urgenze del paese), e non come la facciata presentabile, utile per mascherare un’operazione che darà enormi vantaggi all’operatore privato che la realizzerà.

I nostri amministratori dovrebbero spiegarci perché la priorità fra le opere pubbliche sia diventata improvvisamente la costruzione dell’ ennesimo municipio, tanto da accendere un mutuo per alcuni milioni di euro che bloccherà per anni il bilancio e la libertà d’azione del Comune, a scapito della sistemazione e della messa in sicurezza impiantistica e antisismica degli edifici scolastici, che sono la vera priorità.

A livello economico sorgono molti dubbi, in quanto emergono dati preoccupanti:

  • dopo che più volte il Sindaco ha dichiarato l’impossibilità di comprare il Löc del sul per mancanza di soldi (costo: circa 1 milione di euro), sorprende il fatto che non esiti ad affrontare un mutuo di 2.400.000 euro per acquistare dall’operatore privato il municipio;
  • considerando che il Comune conferisce un’area e una volumetria di sua proprietà del valore di circa 800.000 euro, che ha già affrontato le spese della demolizione del vecchio municipio per 50.000 euro, che conteggia in maniera maldestra gli oneri di urbanizzazioni facendo di fatto uno sconto di 100.000 euro di monetizzazioni e che prevede anche di spendere 325.000 euro di urbanizzazioni per la piazzetta, si ha che l’intera operazione costerà alla comunità (tolta l’IVA) ben 3.435.000 euro e quindi si comprerà l’immobile finale (1.400 mq commerciali) al prezzo di 2.450 €/mq, quando a Castelcovati il prezzo di mercato per gli uffici nella stessa zona è al massimo 1.700 €/mq!

Di fronte a queste cifre sorgono legittime domande e preoccupazioni:

  1. Perché, se il Comune può impegnare un tale capitale, non agisce direttamente nell’acquisto e nella sistemazione dell’area realizzando la piazza, i parcheggi e i servizi pubblici, attuando un progetto che sia veramente di interesse pubblico e che risolva i problemi del centro storico?
  2. Perché si adotta un progetto che danneggia per circa 1 milione di euro il patrimonio pubblico a favore di un operatore privato ad oggi sconosciuto?

In attesa di risposte chiare e soddisfacenti dall’Amministrazione, Proposta per Castelcovati non esiterà a promuovere nelle opportune sedi iniziative di tutela del vero interesse pubblico.

Nel frattempo chiediamo di confermare il mutuo, ma per finanziare le vere priorità, che sono:

  • acquistare l’area del Löc del sul dai Turrini e avviare una seria progettazione urbanistica dell’intervento;
  • dotare il paese di scuole elementari adeguate da ogni punto di vista (dimensionamento, funzionalità, sicurezza);
  • realizzare gli alloggi per anziani nell’area del Löc del Pio.

mar 14 2011

VIVA L’ITALIA UNITA

Tag scritto da: Proposta per Castelcovati alle 18:39

Il 17 marzo 2011 si festeggiano i 150 anni dell’ Unità d’Italia, proclamata ufficialmente il 17 marzo 1861 quando Vittorio Emanuele II è stato nominato Re d’Italia “per grazia di Dio e volontà della nazione“. Il Consiglio dei Ministri ha nominato un Comitato interministeriale per le celebrazioni, al quale è affidato il compito, in accordo con le Amministrazioni regionali e locali interessate, di organizzare le attività di pianificazione e preparazione degli eventi legati alla celebrazione di questa importante ricorrenza. Come logo dell’anniversario sono state scelte tre bandiere tricolore che rappresentano i giubilei del 1911, 1961 e 2011, in un collegamento ideale tra le generazioni. La valenza simbolica delle celebrazioni, inoltre, vuole essere la rappresentazione dell’identità e dell’unità nazionale.

Il percorso che ha portato alla formazione del Regno d’Italia è iniziato dopo il Congresso di Vienna del 1815, ma il regno è stato istituito dopo la fine della Seconda Guerra di Indipendenza e la spedizione dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi. Alla fine della Seconda Guerra di Indipendenza, infatti, il Regno di Sardegna comprendeva i territori attuali di Valle d’Aosta, Piemonte, Sardegna, Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria e Toscana. Nel 1860 è stata poi organizzata la spedizione dei Mille: Garibaldi è partito da Quarto il 5 maggio e sbarcato l’11 maggio a Marsala.

mille

Nel frattempo il Comitato per l’Unità Nazionale di Napoli cercava di conquista della capitale. Ad agosto la Basilicata si è unita al Regno d’Italia. Sempre ad agosto Giuseppe Garibaldi ha attraversato lo stretto di Messina e la Puglia ha dichiarato decaduti i Borbone con l’insurrezione di Altamura. Il 7 settembre 1860 è entrato a Napoli, ormai abbandonata dal re Francesco II di Borbone. Nel mese di ottobre una serie di plebisciti hanno stabilito l’annessione dei territori delle Due Sicilie al Regno Sabaudo.

Nel 1861, con la prima convocazione del Parlamento Italiano, è stato così proclamato il Regno d’Italia, al quale mancavano ancora Veneto e Friuli, Roma, Trentino-Alto Adige e Venezia Giulia, territori che sarebbero entrati negli anni successivi. Lo Statuto Albertino, che era stato promulgato da Carlo Alberto di Savoia il 4 marzo 1848, viene esteso a tutto il regno per definire le caratteristiche della nuova monarchia costituzionale. Il Regno d’Italia nasceva quindi come ingrandimento del Regno di Sardegna. Il nuovo regno è stato riconosciuto dagli stati esteri e si è diffusa l’idea che una Italia unita avrebbe potuto rappresentare un elemento di stabilità per l’intero continente.


mar 09 2011

Che cos’è il P.G.T.

Tag scritto da: Proposta per Castelcovati alle 20:04

Il Piano di Governo del Territorio (P.G.T.) è un nuovo strumento urbanistico introdotto in Lombardia dalla legge regionale n.12 dell’11 marzo 2005. Il P.G.T., che ha sostituito il Piano Regolatore Generale (P.R.G.) come strumento di pianificazione urbanistica a livello locale, ha lo scopo di definire l’assetto dell’intero territorio comunale e si compone di tre atti distinti:

  • Documento di piano
  • Piano dei servizi
  • Piano delle regole.

Il Documento di Piano (primo atto nella stesura del PGT) definisce il quadro generale della programmazione urbanistica, anche in base a proposte pervenute da cittadini o da associazioni di cittadini. Questo significa che i cittadini sono chiamati a partecipare già nelle prime fasi del processo di elaborazione del PGT. Il documento di piano deve anche prevedere un lavoro di analisi del territorio comunale da tutti i punti di vista, inclusi quello geologico, ambientale, urbanistico, viabilistico, infrastrutturale, economico, sociale e culturale.
Questo documento deve, inoltre, evidenziare eventuali beni architettonici storici o ambientali di particolare interesse e ha anche lo scopo di definire e pianificare lo sviluppo della popolazione residente nel comune.

Il Piano dei servizi definisce le strutture pubbliche o di interesse pubblico di cui il paese necessita, tenendo in debito conto la popolazione residente nel comune o che gravita in esso e di quella futura prevista dal Documento di piano.

Il Piano dei servizi tiene conto dei costi operativi delle strutture pubbliche esistenti e dei costi di realizzazione di quelle previste, si preoccupa della loro fattibilità e definisce la modalità di realizzazione dei servizi.

Il Piano delle regole definisce la destinazione delle aree del territorio comunale e, in particolare, individua le aree destinate all’agricoltura, le aree di interesse paesaggistico, storico o ambientale e quelle che non saranno soggette a trasformazione urbanistica.

Il Piano delle regole definisce anche le modalità degli interventi sia sugli edifici esistenti che per quelli di nuova realizzazione. Viene, cioè, stabilito quanto costruire, come costruire e quali sono le destinazioni non ammissibili.

Novità introdotte dal PGT
Le principali novità concettuali introdotte dal Piano di Governo del Territorio riguardano:

  • la partecipazione dei cittadini
  • la compensazione (il Comune, per realizzare un’opera di interesse pubblico, può scambiare un’area di sua proprietà con una privata che gli interessa, oppure concedere in cambio maggiori diritti edificatori su un’area collocata in altra zona)
  • la perequazione (benefici e oneri derivanti dalle trasformazioni del territorio devono essere equamente distribuiti tra tutti i cittadini interessati)
  • l’incentivazione urbanistica (incrementi delle superfici edificabili in caso di interventi edilizi ecosostenibili o di recupero del patrimonio storico).

mar 07 2011

Le nostre riflessioni sul Piano di Governo del Territorio

Tag scritto da: Proposta per Castelcovati alle 23:41

A metà dicembre 2010, in notevole ritardo, è stato finalmente presentato pubblicamente il Documento di Piano, primo atto per la formazione del Piano di Governo del Territorio (PGT), il nuovo strumento urbanistico che pianificherà lo sviluppo del nostro paese.
Un circolo politico locale ha già aperto il dibattito su questo importante e delicato argomento, anticipando sul nostro sito internet un articolo poi uscito sul suo foglio informativo.
Augurandosi che questo dibattito interessi e coinvolga anche altri circoli politici, liste civiche e cittadini, il gruppo di Proposta per Castelcovati vuole iniziare a sviluppare su questo notiziario le prime riflessioni sulla bozza di PGT presentata, rimandando ulteriori approfondimenti (anche più tecnici) ad altre iniziative come manifestazioni in piazza e assemblee pubbliche.
Da una prima visione dei documenti presentati dall’Amministrazione, scaricabili dal sito internet del Comune (www.comune.castelcovati.bs.it), il gruppo di Proposta ha riscontrato purtroppo una serie di criticità e problematiche.
Considerando le caratteristiche del nostro esiguo territorio e del nostro centro urbano, che presenta non solo numerosi appartamenti invenduti e sfitti, ma anche aree artigianali da riconvertire, edifici storici da recuperare e quartieri residenziali da completare o riqualificare, risulta evidente la necessità di limitare il consumo di suolo, di contenere l’incremento di popolazione e di creare le condizioni per incentivare gli interventi edilizi volti a migliorare la vivibilità e la fruibilità del nostro paese, dando la priorità a:

  •  interventi edilizi di recupero del patrimonio storico in disuso;
  • interventi di riconversione degli edifici artigianali inglobati in zone residenziali con recupero obbligatorio di spazi pubblici (verde pubblico attrezzato e parcheggi) per riqualificare i quartieri stessi;
  • interventi di urbanizzazione industriale e residenziale limitati alle zone utili a completare i comparti, le arterie stradali e le reti tecnologiche;
  • interventi di potenziamento dei servizi pubblici in un programma di ampio respiro che consideri le necessità attuali dei cittadini e di quelle potenziali delle future generazioni.

Nonostante queste ovvie considerazioni e i buoni propositi di tutela del territorio e di limitazione del consumo di suolo decantati nella relazione del Documento di Piano, lo stesso documento prevede quattro importanti ambiti di trasformazione residenziale (ATR), due ereditati dal vecchio PRG e due nuovi, per un totale di ben 92.800 mq e oltre 1000 nuovi abitanti (+15% della popolazione in 10 anni). Si prevede anche un piccolo ambito di trasformazione produttiva (ATP), con un ampliamento poco importante della zona industriale.
Secondo il nostro modesto parere gli indirizzi e le previsioni di piano presentano una serie di lacune e problematiche che dimostrano la mancanza di un filo conduttore delle scelte urbanistiche finora fatte, che, si ricorda, non avranno ricadute solo di tipo economico, ma anche e soprattutto di tipo sociale.

Le nuove superfici edificabili, infatti, non sono utili allo sviluppo omogeneo del paese in quanto frammentate e dislocate in varie zone e rappresentano solo degli allargamenti del paese, delle appendici poco utili, che non completano il tessuto urbano e non risolvono le criticità storiche di viabilità (soprattutto nella zona sud-ovest), consumando territorio senza ottenere grandi vantaggi reali.
L’incremento di popolazione del 15% in dieci anni è rischioso e problematico in un paese che già oggi ha pesanti carenze nelle strutture pubbliche (che andrebbero ulteriormente potenziate) e che deve ancora integrare i flussi migratori precedenti; oltretutto, con la vicinanza della BreBeMi c’è il pericolo reale di declassare il nostro abitato da paese a zona dormitorio.
Davanti all’attuale crisi strutturale dell’economia legata all’edilizia la nostra comunità ha l’esigenza di riconvertire parte della propria economia locale, potenziando nuovi settori produttivi. Questa necessità, oltretutto, si accentua ancor più nell’ottica dell’incremento di popolazione previsto. Diventa quindi indispensabile dare risposte occupazionali sul territorio, sia per limitare problemi
di disoccupazione e di impoverimento della cittadinanza, sia per contrastare il rischio di diventare, appunto, un paese dormitorio.
Per questo riteniamo necessaria una più ampia zona artigianale e industriale a nord-est, sia per chiudere in modo regolare il perimetro dell’ambito produttivo, sia per completare la viabilità su via dell’Industria (che altrimenti rischia di rimanere sulla carta). Un’adeguata area industriale sarebbe anche una possibilità e un incentivo alle attività attualmente dislocate all’interno dell’abitato (ad esempio in via Gramsci o via Comezzano) di spostarsi, creando le necessarie condizioni per attuare realmente i piani di riconversione dei capannoni artigianali e di riqualificazione dei quartieri residenziali. Agli attuatori degli insediamenti produttivi si potrebbe chiedere la realizzazione della rotatoria tra via Paolo VI e via Europa, della rotatoria tra via Svanera e via Comezzano e dell’ultimo tratto stradale di via dell’Industria, migliorando la rete stradale senza impegnare il delicato bilancio comunale.

Bisogna, però, ricordare come la Giunta Gritti, al momento dell’adesione a quel grande piano strategico rappresentato dall’Area Vasta con i comuni di Chiari, Urago d’Oglio e Rudiano (in realtà solo un espediente per poter costruire il mostruoso polo logistico nel bel mezzo della campagna di Chiari, vicino al nostro confine), abbia inopportunamente assunto un impegno che impedisce, al momento, di introdurre previsioni per aree da destinare a nuove realtà produttive: un vincolo assurdo sottoscritto due anni fa dal nostro Sindaco!

Anche sulle scelte per lo sviluppo delle infrastrutture pubbliche siamo purtroppo costretti ad esprimere un ulteriore giudizio negativo.

Decisioni quali:

  • la rinuncia all’intervento pubblico nel piano di recupero del Löc del sul, che poteva trasformare il centro storico e dare al paese una vera piazza;
  • la dismissione del municipio di via Chiari (da trasformare in un’area residenzial-commerciale);
  • il posticipare a tempo indeterminato l’annosa questione dell’edilizia scolastica (scuole elementari);
  • il dare la priorità degli investimenti pubblici, indebitando pesantemente il Comune, alla costruzione di servizi già esistenti e adeguatamente funzionanti come il municipio e la scuola materna;

sono purtroppo occasioni perse di sfruttare veramente tutte le potenzialità offerte dal territorio e un rischio molto concreto di bloccare per anni lo sviluppo del paese, rincorrendo false priorità.

L’impressione generale, dunque, è che manchi una visione politica d’insieme delle necessità urbanistiche e delle vere priorità del paese, che si traduce in un piano di sviluppo farraginoso e dispersivo, che promuove uno sviluppo poco coerente, se non negativo, del paese.

Questa carenza di prospettiva, figlia di una cultura politica basata sulla chiusura al dialogo e sulla presunta autosufficienza delle proprie forze, sarebbe comunque superabile se si tornasse allo spirito della legge istitutiva del PGT, che prevede la partecipazione più ampia possibile di tutte le realtà del territorio interessato, con il coinvolgimento dei gruppi organizzati, delle associazioni di categoria, artigiani, commercianti, imprenditori e professionisti, delle forze politiche e sindacali, delle organizzazioni scolastiche e di coloro che si interessano di ambiente e sviluppo sostenibile.

Considerando che quello fino ad oggi presentato è solo una prima bozza, fortunatamente ci sono i tempi e i modi per migliorarla significativamente, raccogliendo indirizzi e idee attraverso un percorso partecipato con tutti i cittadini (e non solo con i proprietari dei terreni), creando un confronto costruttivo utile al paese.


mar 06 2011

Aspettando la fine di un lungo inverno

Tag , scritto da: Proposta per Castelcovati alle 11:25

Si sa, l’inverno è stagione che non favorisce le attività che prevedano l’uscire di casa, l’incontrarsi, il confrontarsi e il mettere insieme qualcosa da realizzare.
Qui da noi, poi, prima la nebbia spessa, bagnata, maledetta muraglia che non puoi abbattere, poi il gelo, sembrano impedire del tutto scambi costruttivi.
In particolare, a livello amministrativo abbiamo assistito all’ennesima lunga notte nella quale nemmeno una piccola luce è brillata.
Con Sindaco, assessori e vari consiglieri di maggioranza intenti a misurare il quintalaggio di casoncelli per la festa patronale, non si può pretendere che la vita amministrativa abbia un suo corso normale!
Speriamo che il buio finisca presto, anche se gli spiragli di luce che prima o poi lo romperanno rischiano di essere portatori di “trovate” ben peggiori del nulla: a volte è preferibile l’immobilismo… che non fa troppi danni.

Prima che tutto fosse avvolto dal gelo invernale, i consiglieri comunali sono stati investiti di due significative questioni: una nuova variante al piano di recupero del Löc del sul (con la sorpresa dell’inserimento di un nuovo palazzo municipale) e il primo timido e notevolmente in ritardo passo per la stesura del Piano di governo del territorio (PGT).

Rispetto all’ intervento sull’area del Löc del sul, dobbiamo segnalare come esso abbia costituito un’occasione per un serio confronto e un lavoro comune tra i tre gruppi di minoranza, che si sono ritrovati fianco a fianco in un’opera innanzitutto di informazione verso la cittadinanza. L’Amministrazione Gritti, infatti, continua a non comunicare adeguatamente ai cittadini le proprie scelte: qualche annuncio sui quotidiani locali (che in pochi leggono), ma nessuna assemblea, nessun foglio informativo, ecc. Così, è stato positivo incontrare molte persone in piazza, al mercato o singolarmente, mettendole a conoscenza del progetto ipotizzato tra le segrete mura del palazzo, evidenziandone le criticità e, per contro, le potenzialità non valorizzate dell’area. Siamo riusciti a portare in primo piano l’opinione dei castelcovatesi, risvegliando l’interesse su un argomento centrale per lo sviluppo del paese. Abbiamo raccolto molte idee e proposte circa ciò che i cittadini vorrebbero vedere realizzato nel Löc del sul, a dimostrazione che l’informazione e il confronto costruttivo sono una risorsa per chi vuol ben amministrare e non un inutile ostacolo da evitare. Nonostante il “clima” pesante, con molte persone che condividevano le nostre posizioni, ma timorose di esporsi perché impegnate in confronti con l’Amministrazione per questioni legate agli accertamenti ICI o in trattative per la definizione di nuove aree edificabili o da esproprio nel PGT, più di 800 cittadini hanno firmato la petizione che chiedeva agli amministratori di riconsiderare la scelta fatta, perché troppo impattante sul nostro centro storico e perché, così come concepita, sarebbe l’irripetibile occasione sprecata di realizzare una vera piazza per Castelcovati. L’alternativa proposta era (ed è) che il Comune acquisti l’intera
area per poi ragionare con calma e senza vincoli dettati dall’interesse privato sul futuro di una zona strategica per il nostro paese
. La maggioranza leghista è rimasta sorda alle critiche delle opposizioni. Anzi, ha rilanciato sul piatto una nuova variante che, dietro ad alcune marginali modifiche del progetto che solo apparentemente accolgono le richieste avanzate, aggiunge il carico da novanta: costruire lì un nuovo municipio, con costi enormi per il Comune e creando ulteriore necessità di parcheggi. Dunque, un peggioramento del già critico piano iniziale!

Rispetto al Piano di governo del territorio, è necessario creare delle vere occasioni per una pubblica e approfondita discussione dei temi legati allo sviluppo futuro del nostro paese, come per altro impone la legge regionale che ha introdotto questo nuovo strumento di pianificazione urbanistica.

Non è possibile che scelte fondamentali, che avranno ricadute su tutta la popolazione per molti anni a venire, siano decise solo nelle trattative fra proprietari di aree e amministratori.