Il 14 settembre è suonata la campanella del nuovo anno scolastico e i piccoli studenti della nostra scuola elementare, accompagnati dai loro insegnanti, si sono di nuovo impadroniti dei loro spazi, sciamando per l’edificio come garrule rondinelle e cercando di indovinare con lo sguardo se tutto fosse rimasto come prima delle vacanze o se vi fossequalche novità all’interno della loro vecchia scuola. Ai bambini piacciono le novità, sono naturalmente curiosi, ma, purtroppo, oltre a una pitturatina alle pareti di alcune aule, non sono riusciti a scovare nessun altro cambiamento, tutto immobile come prima.
Ed a Castelcovati è così un po’ con tutto, si continua a diffondere annunci e proclami, a mettere in giro voci, ma poi tutto si riduce a piccoli interventi di facciata.
È accaduto per la viabilità, con la soppressione della zona pedonale festiva di piazza Martiri e con l’introduzione di svariati sensi unici in zone a scarsa circolazione che non si capisce quali vantaggi portino; o per la Casa di Riposo, dove sembrava tutto fosse allo sfascio ma adesso vi affacciamo vedere noi come si fa. Risultato: nove mesi per creare quattro pur apprezzabili stanze di sollievo, e la recente decisione di costituire una fondazione a cui delegare la gestione della casa stessa, perché ci siamo resi conto che gestire una realtà del genere è sempre più difficile, meglio lasciarlo fare a esperti del settore. E a questo punto c’è da chiedersi come abbiano fatto per anni le amministrazioni precedenti a gestire in proprio la Casa; addirittura a farla crescere con un sostanzioso ampliamento e una robusta ristrutturazione, senza particolari disagi per gli ospiti e anzi, con un costante miglioramento delle prestazioni. Che erano, supereroi?
Ma se per la Casa di Riposo sono state almeno fatte queste stanze, per la scuola è stato fatto proprio nulla, solo proclami e voci che si rincorrono, secondo le consolidate modalità di una politica che forgia il suo pensiero e i suoi programmi dentro i bar.
Tornando alla scuola, la Lega , all’interno del suo scarno programma elettorale, si limitava a promettere un “Referendum cittadino sulla locazione/ristrutturazione dell’edilizia scolastica di primo grado”, lasciando intendere una neutralità sostanziale tra le due opzioni della scuola elementare nuova e della ristrutturazione della esistente, rimandando ai cittadini la scelta attraverso un referendum. Più o meno la stessa cosa è scritta nelle linee programmatiche “…Per l’edilizia scolastica sarà nostra cura verificare, con l’ausilio dei responsabili della scuola, le esigenze didattiche, le previsioni demografiche, lo stato attuale della struttura, la disponibilità finanziaria. In seguito, un gruppo di studio elaborerà alcune proposte da sottoporre alla cittadinanza tramite la forma referendaria.”
A queste promesse ad oggi non è ancora seguito nulla di concreto, solo dichiarazioni di interventi di ristrutturazione, peraltro parziale, partorite sulla scorta di non si sa quale studio di fattibilità, e relative previsioni di spesa messe anche a bilancio nel piano triennale delle opere pubbliche, ma che non sono di per sé garanzia di realizzazione di tali opere. E, ovviamente, nessun referendum, nessuna iniziativa volta a sondare il parere della cittadinanza. In compenso girano tante voci, tante versioni su come risolvere il problema scuole elementari, messe in giro da sostenitori anche autorevoli dell’amministrazione.
Così, accanto alla versione ufficiale di una parziale ristrutturazione della vecchia scuola, circolano alcune altre versioni ufficiose, tra cui una che prevede la costruzione dell’edificio nell’area del “Löc del Sul”, oppure un’altra, più recente, che vede coinvolta anche la scuola materna, che andrebbe demolita e ricostruita in zona cimitero per fare spazio a un ampliamento delle elementari nella attuale area dell’asilo, da collegare poi alla ristrutturazione dell’esistente. Operazione di cui non si capisce bene la logica, visto che l’edificio della Materna assolve benissimo alle sue funzioni e fra l’altro non è proprietà del comune, e che oltretutto non pare certo di rapida attuazione, considerando che prevede l’acquisto di una corposa area da urbanizzare, acquisizione non certo semplice dato che si tratta di un’area molto frazionata, e prima di mettere d’accordo tutti i proprietari ne va di tempo, hai voglia di ventilare esproprî… A seguire bisogna urbanizzare il tutto, (strade, impianti, etc.) costruire la nuova scuola materna, trasferirvi tutto il necessario per riavviare l’attività, abbattere la vecchia scuola materna, e allora - solo allora - si potrà cominciare ad attuare un primo ampliamento della elementare nell’area ex asilo. Ampliamento in cui trasferire parte delle classi della vecchia scuola, in modo da poter poi procedere su di essa con una profonda ristrutturazione nei settori via via sgomberati, cercando di interferire il meno possibile con l’attività didattica. Come si può intuire sono interventi non facili e che si prolungheranno per alcuni anni. Ma quali sarebbero i costi di questa operazione ad incastro? Intanto i nostri piccoli studenti, i loro maestri, continuano pazienti ad aspettare. Ma in quali condizioni?
Gli ultimi interventi di un certo rilievo sulla Scuola Elementare sono stati realizzati nei primi mesi di insediamento della giunta Orlandi. Si trattava di lavori di rifacimento di alcuni bagni e dell’esecuzione di altre opere minori all’interno dell’edificio, mentre all’esterno si procedeva alla sostituzione dello scivoloso pavimento della rampa d’ingresso con uno in materiale antiscivolo e alla riqualificazione del cortile a nord dell’edifico con realizzazione di una struttura ad anfiteatro. Dopo di allora non si è fatto più nessun intervento importante, solo normale manutenzione, anche perché ci si era resi conto che le vecchie scuole erano ormai come un veicolo prossimo alla rottamazione, risolto un problema ne uscivano subito altri, fra cui il più grosso riguarda la sicurezza statica della struttura, e cioè l’edificio non rispetta le norme antisismiche. Per questo motivo, dopo aver attentamente valutato la situazione, la convenienza e la sotenibilità economica, la giunta Orlandi ha deciso di risolvere il problema in modo radicale, avviando così la procedura per un progetto di nuova costruzione. Progetto che, per diversi motivi, fu fortemente contrastato da alcuni influenti settori della comunità, dalla minoranza e, strada facendo, anche da alcuni elementi della maggioranza in consiglio comunale. Purtroppo, proprio la pretestuosa defezione di questi ultimi in sede di approvazione del bilancio ha provocato la caduta dell’amministrazione. Così, come in un grande falò tutto è andato in fumo, compreso attese e speranze di chi usa e vive la scuola quotidianamente. Un falò che ha spazzato via tutto e ha lasciato rovine fra i rapporti di molte persone, mantenendo intatti solo i problemi del vecchio edificio di via De Gasperi. Un edificio che oltre a non essere a prova di scossa sismica si sta facendo sempre più angusto a causa di un costante aumento della popolazione scolastica. Nelle ultime tre annate, infatti, si è dovuto procedere a un incremento di due sezioni (si è passati da 15 a 17 classi); due aule in più reperite sottraendo spazî ai laboratori, accorpando dapprima il laboratorio di musica con quello di lettura, mentre quest’anno, per reperire un’altra sezione, si sono dovuti unire in una sola aula il laboratorio scientifico con quello di geografia. E l’anno prossimo si replica. Un edificio che consuma parecchio, con un impianto di riscaldamento obsoleto, privo di possibilità di regolazione dei termosifoni, per cui molto spesso ci si trova con aule surriscaldate senza altra possibilità che quella di aprire le finestre. E in estate non va tanto meglio, le ampie vetrate scorrevoli non sono atermiche, motivo per cui nelle aule esposte a sud si fa la sauna. La situazione non è migliore nemmeno per gli impianti elettrici e per i servizi igienici, che mostrano tutti i loro 45 anni di attività.
Mille altri problemi coinvolgono la struttura, e molti sarebbero gli interventi richiesti quanto meno per arginare il degrado che sta velocemente avviluppando le nostre vecchie scuole. Ma il degrado non tocca solo la parte strutturale, anche gli arredi reclamano attenzioni, in una scuola non ci sono soltanto banchi e seggiole. Armadi, appendini, scaffali, sono insufficienti alla bisogna e versano in stato di deterioramento; anche qui si richiedono investimenti. Insomma, si tratta di una vera e propria emergenza, che necessita di interventi rapidi e concreti, ma a cui finora si è risposto solo con proclami e qualche tocco di vernice.
Ma ai nostri amministratori non sta a cuore la sicurezza dei nostri figli?