feb 10 2010

Bugie e mezze verità

Tag , , , scritto da: Proposta per Castelcovati alle 21:51

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

A Proposta per Castelcovati

Pur essendo da mesi alle prese con un problema che toglie il sonno a me alla mia famiglia, cioè alle pressioni e alle intimidazioni del Sindaco e dei suoi collaboratori perché si acconsenta alla cessione di un’area, ho ritenuto fino ad oggi opportuno tenermi tutto dentro, anche sulla base della considerazione che della mia vicenda personale non interessasse nulla a nessuno.
La lettera di Giulia al vostro sito, la vostra chiara presa di posizione e, ancor di più, l’articolo di BresciaOggi, dove il Sindaco nega l’esistenza di una qualsiasi trattativa, mi hanno convinto a superare la mia naturale ritrosia e a raccontare i fatti.

Da settembre fino ad oggi, per almeno quattro volte, l’ultima a fine gennaio, i proprietari dei terreni ad est del cimitero, compresi tra la prosecuzione di Via Matteotti a nord, il parcheggio del cimitero a sud e Via Indipendenza, sono stati convocati a mezzo telefono dal Comune ad incontri che avevano per oggetto la cessione bonaria di aree.

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Si tratta di terreni di complessivi 33.000 metri quadrati circa, ripartiti tra 9 proprietari diversi, dove il Comune ha intenzione di realizzare la nuova scuola materna, oltre a parcheggi, viabilità e residenza. In cambio della cessione gratuita ci è stata offerta volumetria edificabile, previo pagamento di una somma complessiva di oltre 1 milione di euro per le opere di urbanizzazione.

La destinazione a scuola materna è stata evidenziata dal Sindaco e confermata dalla presenza ad uno degli incontri del Presidente della Scuola Materna stessa.
Mi risulta pertanto incomprensibile il motivo per il quale il Sindaco senta la necessità di negare incontri svolti alla presenza di numerosi testimoni.
Non tocca a me sindacare sugli obiettivi del Comune di Castelcovati e sulla opportunità di realizzare una nuova scuola materna, anche se una opinione in merito me la sono fatta, tocca però sicuramente a me e alla mia famiglia decidere se risulti interessante perdere terreni per avere, a pagamento, metri cubi.
E noi abbiamo valutato che non ci interessa, ritenendo preferibile la destinazione agricola, perché agricoltori sono i miei nonni, perché mi piacciono la campagna e gli animali e non ho alcuna intenzione, anche se può apparire strano, di trasformarmi da grande in palazzinara.
Fino a qui si tratta di una normale vicenda amministrativa, nella quale ai cittadini vengono prospettate soluzioni, che non vengono ritenute interessanti.
Quello che invece non è per nulla normale è il metodo!
Siamo stati convocati sempre senza avvisi ufficiali ma semplicemente per telefono, non ci è mai stata fornita alcuna proposta ufficiale in modo da poterla sottoporre a persone competenti, non sono mai state ascoltate le nostre perplessità e in nessuna considerazione è stata tenuta la nostra volontà di mantenere il terreno nelle condizioni attuali. Anzi al minimo accenno da parte nostra che potesse lontanamente sembrare una contestazione, siamo stati minacciati di esproprio, un termine che alle nostre orecchie suonava foriero di chissà quali sventure.
Salvo poi scoprire che allo stato attuale parlare di esproprio è solo una vuota minaccia di persone arroganti che, non sapendo costruire il consenso, credono di cavarsela con la forza.

Francesca


feb 07 2010

Dall’ICI all’edilizia scolastica, ovvero quando di lombardo nel cervello c’è solo la nebbia

Tag , , , scritto da: Proposta per Castelcovati alle 12:19

L’intervento di Giulia, che prende le mosse dalla vicenda dell’ICI ma che si concentra sulla questione edilizia scolastica, conferma cose note ed aggiunge particolari che meritano di essere approfonditi.

Partendo dalle cose consolidate è ormai chiaro a tutti che un’amministrazione che sulla problematica scuole aveva promesso un referendum si sta invece movendo per la realizzazione di una nuova scuola materna, di cui nessuno avverte la necessità, trattandosi dell’edificio che dal punto di vista strutturale e degli spazi a disposizione meglio risponde alle esigenze per le quali è stato costruito e più volte ampliato ed adeguato alle normative.E questo per poter poi intervenire sull’attuale edificio della scuola materna per ristrutturare ed ampliare l’attuale sede della scuola elementare.

  • Tutto questo avviene in contrasto come già detto col programma elettorale sul quale la Lega ha ottenuto i voti, col documento di inquadramento delle politiche urbanistiche e con il piano triennale delle opere pubbliche.
  • Tutto questo avviene senza alcun coinvolgimento del Consiglio Comunale, delle commissioni, dei gruppi di lavoro, del dirigente scolastico, del consiglio di istituto e dei cittadini.
  • Tutto questo avviene senza che vi sia alcuna indicazione, tantomeno alcuna certezza su procedure, tempi, costi e copertura finanziaria.
  • Tutto questo avviene nell’assordante silenzio di tutti coloro, consiglieri, istituzioni scolastiche e gruppi politici, che tanto si sono dannati per mandare a casa la precedente amministrazione consegnando il Paese alla Lega, al punto da far legittimamente sospettare che a costoro non interessasse tanto la problematica della scuola, quanto piuttosto portare avanti rivincite personali, relegando i comitati, all’epoca sorti come funghi, al ruolo di strumenti di una battaglia di cui non conoscevano i reali obbiettivi.

La novità che emerge dall’intervento di Giulia è rappresentata invece dall’arroganza con la quale gli attuali amministratori trattano i loro cittadini e dal ricorso frequente alla minaccia e all’intimidazione. E’ molto grave il fatto che il Sindaco e la Giunta, incapaci, forse addirittura non interessati, a costruire reale consenso intorno ai loro progetti, minaccino di ricorrere a procedure espropriative che nel nostro paese, a memoria d’uomo, non sono mai state utilizzate.

Ma la loro arroganza è seconda solo alla loro totale incompetenza.

Infatti non esistono ad oggi le condizioni per cui quei terreni possano essere interessati da una procedura espropriativa, in quanto su di essi non è mai stato posto il vincolo preordinato all’esproprio.
Tale vincolo potrebbe essere posto con il Piano di Governo del Territorio, ma questo significa una procedura lunga, assoggettata alle osservazioni dei cittadini interessati e che comunque incrementerebbe di molto il valore di quei terreni, attualmente con destinazione agricola, cui verrebbe conferita capacità edificatoria.
Quando anche ne venisse mutata la destinazione, non esisterebbero ancora le condizioni per poter avviare la procedura espropriativa (basti pensare a quanti terreni nel piano regolatore vigente hanno destinazione ad edilizia scolastica, senza che mai siano stati acquisiti con procedura espropriativa o accordo bonario da tutte le amministrazioni comunali precedenti).
Infatti, per avviare una procedura espropriativa è indispensabile esista il vincolo preordinato all’esproprio, ma questo non è sufficiente. E’ infatti necessario che avvenga anche la dichiarazione di pubblica utilità.
Per questa dichiarazione servono il progetto definitivo dell’opera e la copertura finanziaria dell’intervento. Solo a quel  punto ed in presenza di questi elementi può essere avviata una procedura molto complessa e densa di incognite, dove la possibilità di errore è in agguato in ogni fase, tesa all’accordo bonario con i proprietari delle aree interessate all’intervento, offrendo loro un valore congruo rispetto alla nuova destinazione urbanistica. Solo dopo il fallimento di questo tentativo, che, giova ripetere, richiede cose ad oggi inesistenti quali il vincolo preordinato all’esproprio, la dichiarazione di pubblica utilità, il progetto definitivo dell’opera e la totale copertura dei costi, può avere inizio la procedura espropriativa.
Tradotto in soldoni, senza l’accordo preventivo dei privati, di questa vicenda se ne parlerà con la prossima amministrazione.
Se questo può tranquillizzare i privati, preoccupa invece molto noi la prospettiva che, dopo la fine anticipata dell’amministrazione precedente, il commissariamento del comune e cinque anni di amministrazione leghista, la questione dell’inadeguatezza dell’edilizia scolastica non sia ancora stata affrontata!


dic 12 2009

Il ruolo del Comune nell’affrontare la crisi

Tag , , scritto da: Proposta per Castelcovati alle 12:31

La crisi finanziaria, nata dalle speculazioni delle borse americane, da tempo si è scaricata pesantemente sull’economia reale delle singole nazioni, bussando prepotentemente alla porta di casa di ognuno di noi. Da oltre un anno si sente costantemente parlare di fallimenti, aziende in difficoltà, licenziamenti, cassa integrazione, ritardi dei pagamenti di lavori già fatti e mancanza di denaro circolante. Anche a Castelcovati, un tempo oasi felice per chi aveva voglia di lavorare, il conto della crisi si fa sentire duramente.
Purtroppo l’edilizia è forse il comparto economico più colpito da questa crisi e per una realtà come la nostra, che ha forgiato la propria struttura economica e sociale in questo settore, le difficoltà ad assorbire il contraccolpo della frenata dell’economia sono notevoli. Mai come oggi si sente parlare di cantieri che non si aprono, d’imprese ferme assediate dalle banche, di lavoratori a casa senza lavoro, magari con diversi stipendi arretrati ancora da percepire.
Di fronte a queste enormi problematiche le istituzioni e le amministrazioni, dal governo nazionale a quello locale, hanno il duro compito di varare provvedimenti per limitare i danni e dare degli indirizzi e delle prospettive per reagire e risollevare la testa. Da questo carico di responsabilità istituzionale non sono esenti nemmeno i comuni che, nonostante le difficoltà di bilancio e le limitate risorse, hanno comunque il dovere di realizzare interventi sociali o economici per tamponare la situazione, aiutando la realtà locale a respirare un po’ e, magari, a superare il momento critico della crisi.
Se tutti i comuni anticipassero i lavori di manutenzione straordinaria del proprio patrimonio immobiliare già programmati, da una parte si creerebbe un circolo virtuoso di lavoro e denaro che potrebbe aiutare numerose imprese artigiane locali, dall’altra, considerando proprio il periodo, i comuni potrebbero ottenere un risparmio economico su questi lavori usufruendo di maggiori sconti d’impresa.
Oltretutto questi interventi, se eseguiti con oculatezza, non sarebbero “dei finanziamenti a fondo perduto” a scapito delle stabilità del bilancio comunale, ma dei veri e propri investimenti per il futuro in quanto permetterebbero anche un risanamento economico. Infatti molti edifici comunali sono figli di uno stile architettonico degli anni 60-70 in cui il cemento a faccia a vista, le ampie vetrate a vetro singolo e la mancanza di isolamento termico erano la norma.

Questi immobili, come le nostre scuole elementari, le scuole medie e gli alloggi comunali, purtroppo presentono dei costi di gestione per il riscaldamento o il raffrescamento che sono un vero e proprio salasso per le casse comunali. Promuovendo una vasta opera di miglioramento energetico di questi complessi, basata sulla sostituzione degli infissi, degli impianti e la realizzazione dell’isolamento dei muri perimetrali, dei tetti o dei sottotetti, si potrebbero dimezzare questi costi a beneficio immediato del bilancio comunale.
Se si volesse osare di più, i comuni in questo periodo veramente difficile per l’edilizia, soprattutto quella residenziale, potrebbero rilanciare in parte il settore facendo piccole operazioni immobiliari mirate. Il comparto residenziale risulta infatti bloccato da due fattori principali: uno imprenditoriale, in quanto si è fatto l’errore di saturare il mercato con un unico prodotto di bassa qualità (bilocali e trilocali di piccola metratura), l’altro finanziario dovuto alle banche che, avendo perso fiducia nel settore, stanno pretendendo garanzie tali che impediscono l’erogazione dei mutui sia alle persone interessate all’acquisto, sia alle imprese impegnate in nuove operazioni.
In questa situazione impantanata i comuni, senza gravare sui propri bilanci, potrebbero inserirsi sviluppando una serie d’interventi di edilizia convenzionata, finalizzata da una parte a permettere alle fasce deboli, come le giovani coppie o le famiglie numerose, l’acquisto della prima casa; dall’altra facendo partire cantieri che sicuramente diverrebbero un’occasione di lavoro per le nostre imprese ferme e per i nostri disoccupati. I comuni facendosi semplicemente garanti con le banche dell’investimento e mettendo a disposizione delle operazioni aree edificabili a prezzi contenuti, magari sacrificando aree di verde pubblico non utilizzato, potrebbero dare una scossa positiva al mercato.
Oltretutto questi interventi potrebbero diventare anche un’occasione di sviluppo culturale e tecnologico della nostra comunità. Infatti, imponendo nelle gare di appalto degli indirizzi tecnologici ben precisi basati sul risparmio energetico, l’uso delle energie alternative o lo sviluppo di reti di teleriscaldamento, si otterrebbero prodotti edilizi innovativi che diverrebbero anche un modello costruttivo per il futuro.
Certamente questi interventi sarebbero comunque una goccia di buon senso in mezzo al mare delle necessità, ma non bisogna sottovalutare che questa goccia potrebbe essere quella risorsa che permetterebbe a molti di riparare i danni di un 2009 terribile e di affrontare più serenamente il difficile 2010 che si prospetta.


nov 27 2009

Il Risiko delle scuole

Tag , scritto da: Proposta per Castelcovati alle 20:31

Il 14 settembre è suonata la campanella del nuovo anno scolastico e i piccoli studenti della nostra scuola elementare, accompagnati dai loro insegnanti, si sono di nuovo impadroniti dei loro spazi, sciamando per l’edificio come garrule rondinelle e cercando di indovinare con lo sguardo se tutto fosse rimasto come prima delle vacanze o se vi fossequalche novità all’interno della loro vecchia scuola. Ai bambini piacciono le novità, sono naturalmente curiosi, ma, purtroppo, oltre a una pitturatina alle pareti di alcune aule, non sono riusciti a scovare nessun altro cambiamento, tutto immobile come prima.

Ed a Castelcovati è così un po’ con tutto, si continua a diffondere annunci e proclami, a mettere in giro voci, ma poi tutto si riduce a piccoli interventi di facciata.
È accaduto per la viabilità, con la soppressione della zona pedonale festiva di piazza Martiri e con l’introduzione di svariati sensi unici in zone a scarsa circolazione che non si capisce quali vantaggi portino; o per la Casa di Riposo, dove sembrava tutto fosse allo sfascio ma adesso vi affacciamo vedere noi come si fa. Risultato: nove mesi per creare quattro pur apprezzabili stanze di sollievo, e la recente decisione di costituire una fondazione a cui delegare la gestione della casa stessa, perché ci siamo resi conto che gestire una realtà del genere è sempre più difficile, meglio lasciarlo fare a esperti del settore. E a questo punto c’è da chiedersi come abbiano fatto per anni le amministrazioni precedenti a gestire in proprio la Casa; addirittura a farla crescere con un sostanzioso ampliamento e una robusta ristrutturazione, senza particolari disagi per gli ospiti e anzi, con un costante miglioramento delle prestazioni. Che erano, supereroi?
Ma se per la Casa di Riposo sono state almeno fatte queste stanze, per la scuola è stato fatto proprio nulla, solo proclami e voci che si rincorrono, secondo le consolidate modalità di una politica che forgia il suo pensiero e i suoi programmi dentro i bar.
Tornando alla scuola, la Lega , all’interno del suo scarno programma elettorale, si limitava a promettere un “Referendum cittadino sulla locazione/ristrutturazione dell’edilizia scolastica di primo grado”, lasciando intendere una neutralità sostanziale tra le due opzioni della scuola elementare nuova e della ristrutturazione della esistente, rimandando ai cittadini la scelta attraverso un referendum. Più o meno la stessa cosa è scritta nelle linee programmatiche “…Per l’edilizia scolastica sarà nostra cura verificare, con l’ausilio dei responsabili della scuola, le esigenze didattiche, le previsioni demografiche, lo stato attuale della struttura, la disponibilità finanziaria. In seguito, un gruppo di studio elaborerà alcune proposte da sottoporre alla cittadinanza tramite la forma referendaria.”
A queste promesse ad oggi non è ancora seguito nulla di concreto, solo dichiarazioni di interventi di ristrutturazione, peraltro parziale, partorite sulla scorta di non si sa quale studio di fattibilità, e relative previsioni di spesa messe anche a bilancio nel piano triennale delle opere pubbliche, ma che non sono di per sé garanzia di realizzazione di tali opere. E, ovviamente, nessun referendum, nessuna iniziativa volta a sondare il parere della cittadinanza. In compenso girano tante voci, tante versioni su come risolvere il problema scuole elementari, messe in giro da sostenitori anche autorevoli dell’amministrazione.
Così, accanto alla versione ufficiale di una parziale ristrutturazione della vecchia scuola, circolano alcune altre versioni ufficiose, tra cui una che prevede la costruzione dell’edificio nell’area del “Löc del Sul”, oppure un’altra, più recente, che vede coinvolta anche la scuola materna, che andrebbe demolita e ricostruita in zona cimitero per fare spazio a un ampliamento delle elementari nella attuale area dell’asilo, da collegare poi alla ristrutturazione dell’esistente. Operazione di cui non si capisce bene la logica, visto che l’edificio della Materna assolve benissimo alle sue funzioni e fra l’altro non è proprietà del comune, e che oltretutto non pare certo di rapida attuazione, considerando che prevede l’acquisto di una corposa area da urbanizzare, acquisizione non certo semplice dato che si tratta di un’area molto frazionata, e prima di mettere d’accordo tutti i proprietari ne va di tempo, hai voglia di ventilare esproprî… A seguire bisogna urbanizzare il tutto, (strade, impianti, etc.) costruire la nuova scuola materna, trasferirvi tutto il necessario per riavviare l’attività, abbattere la vecchia scuola materna, e allora - solo allora - si potrà cominciare ad attuare un primo ampliamento della elementare nell’area ex asilo. Ampliamento in cui trasferire parte delle classi della vecchia scuola, in modo da poter poi procedere su di essa con una profonda ristrutturazione nei settori via via sgomberati, cercando di interferire il meno possibile con l’attività didattica. Come si può intuire sono interventi non facili e che si prolungheranno per alcuni anni. Ma quali sarebbero i costi di questa operazione ad incastro? Intanto i nostri piccoli studenti, i loro maestri, continuano pazienti ad aspettare. Ma in quali condizioni?
Gli ultimi interventi di un certo rilievo sulla Scuola Elementare sono stati realizzati nei primi mesi di insediamento della giunta Orlandi. Si trattava di lavori di rifacimento di alcuni bagni e dell’esecuzione di altre opere minori all’interno dell’edificio, mentre all’esterno si procedeva alla sostituzione dello scivoloso pavimento della rampa d’ingresso con uno in materiale antiscivolo e alla riqualificazione del cortile a nord dell’edifico con realizzazione di una struttura ad anfiteatro. Dopo di allora non si è fatto più nessun intervento importante, solo normale manutenzione, anche perché ci si era resi conto che le vecchie scuole erano ormai come un veicolo prossimo alla rottamazione, risolto un problema ne uscivano subito altri, fra cui il più grosso riguarda la sicurezza statica della struttura, e cioè l’edificio non rispetta le norme antisismiche. Per questo motivo, dopo aver attentamente valutato la situazione, la convenienza e la sotenibilità economica, la giunta Orlandi ha deciso di risolvere il problema in modo radicale, avviando così la procedura per un progetto di nuova costruzione. Progetto che, per diversi motivi, fu fortemente contrastato da alcuni influenti settori della comunità, dalla minoranza e, strada facendo, anche da alcuni elementi della maggioranza in consiglio comunale. Purtroppo, proprio la pretestuosa defezione di questi ultimi in sede di approvazione del bilancio ha provocato la caduta dell’amministrazione. Così, come in un grande falò tutto è andato in fumo, compreso attese e speranze di chi usa e vive la scuola quotidianamente. Un falò che ha spazzato via tutto e ha lasciato rovine fra i rapporti di molte persone, mantenendo intatti solo i problemi del vecchio edificio di via De Gasperi. Un edificio che oltre a non essere a prova di scossa sismica si sta facendo sempre più angusto a causa di un costante aumento della popolazione scolastica. Nelle ultime tre annate, infatti, si è dovuto procedere a un incremento di due sezioni (si è passati da 15 a 17 classi); due aule in più reperite sottraendo spazî ai laboratori, accorpando dapprima il laboratorio di musica con quello di lettura, mentre quest’anno, per reperire un’altra sezione, si sono dovuti unire in una sola aula il laboratorio scientifico con quello di geografia. E l’anno prossimo si replica. Un edificio che consuma parecchio, con un impianto di riscaldamento obsoleto, privo di possibilità di regolazione dei termosifoni, per cui molto spesso ci si trova con aule surriscaldate senza altra possibilità che quella di aprire le finestre. E in estate non va tanto meglio, le ampie vetrate scorrevoli non sono atermiche, motivo per cui nelle aule esposte a sud si fa la sauna. La situazione non è migliore nemmeno per gli impianti elettrici e per i servizi igienici, che mostrano tutti i loro 45 anni di attività.
Mille altri problemi coinvolgono la struttura, e molti sarebbero gli interventi richiesti quanto meno per arginare il degrado che sta velocemente avviluppando le nostre vecchie scuole. Ma il degrado non tocca solo la parte strutturale, anche gli arredi reclamano attenzioni, in una scuola non ci sono soltanto banchi e seggiole. Armadi, appendini, scaffali, sono insufficienti alla bisogna e versano in stato di deterioramento; anche qui si richiedono investimenti. Insomma, si tratta di una vera e propria emergenza, che necessita di interventi rapidi e concreti, ma a cui finora si è risposto solo con proclami e qualche tocco di vernice.

Ma ai nostri amministratori non sta a cuore la sicurezza dei nostri figli?


ago 01 2009

Torniamo a parlare di scuola

Tag , scritto da: Proposta per Castelcovati alle 10:12

Sono trascorsi quasi tre anni da quando per la prima volta in Consiglio Comunale è stata presenta l’ipotesi di realizzazione del nuovo polo scolastico. A nostro parere sono stati tre anni inutilmente persi. Quasi un anno se ne è andato per le discussioni interne alla maggioranza di Proposta, un anno si è perso per il commissariamento del comune e più di un anno se ne è gia andato dall’insediamento della nuova amministrazione leghista.
Riteniamo necessario che se ne torni a parlare in modo serio e approfondito, ora che una amministrazione effettivamente in carica si trova nelle condizioni di poter dare risposte concrete.
Purtroppo occorre evidenziare come ad oggi la nuova giunta su questo tema navighi a vista: prima ipotizza il referendum tra i cittadini perchè possano scegliere tra la ristrutturazione delle vecchie scuole e la costruzione di scuole nuove, poi presentano richiesta di finanziamento per la ristrutturazione completamente sprovviste di documentazione e che pertanto vengono regolarmente bocciate, non contenti inseriscono nel bilancio comunale la previsione di interventi sull’edilizia scolastica per oltre 1,3 milioni di euro, senza alcuna plausibile copertura economica. Il risultato concreto di questo modo schizofrenico di procedere è che anche la seconda estate se ne va senza che si sia operato il minimo intervento sugli edifici scolastici e neppure si intraveda l’ombra di una decisione sensata.

 

Invitiamo caldamente la maggioranza a prendere in mano il tema dell’edilizia scolastica e a produrre proposte che siano risolutive in termini di qualità, quantità e sicurezza. Perché questo possa avvenire è indispensabile conoscere i fatti e per questo motivo abbiamo deciso di ripubblicare la ricostruzione cronologica degli atti amministrativi che si sono succeduti.

Continua”Torniamo a parlare di scuola”


lug 23 2009

Bresciaoggi del 23 luglio su scuole e viabilità

Tag , , , , scritto da: Proposta per Castelcovati alle 14:49

Bresciaoggi di Giovedì 23 Luglio 2009 PROVINCIA, pagina 21

Castelcovati. L’opposizione critica i ritardi nei lavori di riqualificazione di via De Gasperi e degli edifici scolastici

«Viabilità e scuole, ora bisogna passare ai fatti»

di Massimiliano Magli

Nel mirino anche il parco del «Polo della terza età» e il recupero di «Casa Cadei» «Adesso basta con i ritardi»

23_21_bso_f1_482Spazi verdi, associazionismo, servizi sociali, edilizia scolastica: la critica dell’opposizione di Castelcovati al comune è a 360 gradi.
IL GRUPPO consigliare «Proposta per castelcovati» ha infatti attaccato frontalmente la giunta guidata dal sindaco leghista Camilla Marini Gritti, a partire dalle condizioni della viabilità nella zona più centrale del paese.
Effettivamente, la situazione della centralissima via De Gasperi resta preoccupante e il gruppo di opposizione guidato dal consigliere Paolo Olivini non manca di evidenziarlo: «La riqualificazione di questa strada - ricorda Olivini - è già stata progettata e finanziata, ma ancora oggi l’amministrazione non è in grado di dare il via ai lavori, lasciando in condizioni quanto mai pericolose una strada sulla quale si affacciano anche le scuole materna ed elementare». Continua”Bresciaoggi del 23 luglio su scuole e viabilità”


giu 30 2009

Edifici pubblici e rischio sismico una lezione da imparare

Tag , , scritto da: Proposta per Castelcovati alle 20:28

L’Italia, come noto, è un paese soggetto a rischio di terremoti. Infatti, tutto il suo territorio presenta un grado di sismicità che, a secondo delle zone, varia fra il basso e l’elevato, ma che, purtroppo, non lascia alcuna regione immune dalla possibilità del verificarsi di tale evento.
La nostra stessa storia, costellata da terremoti spesso drammatici, avrebbe dovuto insegnarci a non sottovalutare il pericolo e a convivere con esso sviluppando tecnologie costruttive adeguate.
Purtroppo, invece, si è spesso continuato a costruire con “leggerezza” o incompetenza.

Un po’ nella convinzione che il cemento armato fosse un materiale “perfetto”, in grado di resistere a qualsiasi cosa, un po’ a causa di metodi progettuali che il tempo e l’esperienza hanno dimostrato essere lacunosi, ma soprattutto per una grave incapacità delle normative di riferimento di aggiornarsi rapidamente, tra gli anni Cinquanta e Novanta del Novecento si è costruito o ristrutturato con tecniche inadeguate dal punto di vista antisismico.

 

 

Queste carenze costruttive risultano particolarmente gravi negli edifici pubblici per semplici ed ovvi motivi: Continua”Edifici pubblici e rischio sismico una lezione da imparare”


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