nov 18 2011
Polo logistico: tante promesse nessun risultato
Annunciato e in parte atteso come un evento che avrebbe modificato in maniera significativa e, ovviamente, in meglio la vivibilità e le condizioni economiche dell’ovest bresciano, ha iniziato ad operare nelle settimane scorso, nella campagna a sud di Chiari, al confine ovest di Castelcovati, il nuovo polo logistico della Sma-Auchan.
Ci sembra interessante ed istruttivo verificare se a tante attese e speranze abbiamo poi corrisposto i fatti o se piuttosto quelle speranze ad oggi siano andate in gran parte deluse.
Per farlo può essere utile ripercorrere brevemente le vicende che hanno portato dapprima alla scelta della localizzazione e poi alla realizzazione del nuovo polo logistico.
La vicenda prende le mosse il 29 aprile 2008 con una lettera al Sindaco di Chiari di un intermediario immobiliare che, in nome e per conto di un importante gruppo internazionale, comunica di aver individuato in comune di Chiari, in Via Roccafranca la zona ideale per l’ubicazione di un grosso insediamento logistico dal quale “il suo Comune ed i Comuni circostanti trarranno sicuramente un grande beneficio…. la società è disponibile da subito ad effettuare alcuni lavori urbanistici, rotonde, piste ciclabili, e quanto altro si rendesse necessario per agevolare il flusso del personale verso l’insediamento”.
Fin dall’inizio il Comune di Chiari si mostra favorevole non solo per le ricadute economiche ed in infrastrutture ma anche per l’intravista possibilità di creare nuova occupazione, particolarmente necessaria nel momento in cui un’importante azienda di Chiari, la NK, versa in una profonda crisi dalla difficile soluzione.
Pur non negando gli aspetti positivi legati ad occupazione, risorse economiche ed infrastrutture i gruppi di minoranza di Castelcovati e Chiari evidenziano da subito i numerosi rischi che la realizzazione del Polo logistico in quella zona e con una viabilità ridotta e precaria può comportare. In particolare fanno notare che:
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la zona interessata dall’insediamento è considerata ad alta sensibilità ambientale e pertanto rischia di essere compromessa in modo irreparabile se non vengono adottati significativi interventi di mitigazione ambientale, che tutelino rogge, fabbricati storici e paesaggio;
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la viabilità di supporto è assolutamente carente in quanto il progetto del polo logistico prevede l’uscita sulla Provinciale 18, che presenta una carreggiata ridotta e scorre in fregio alla Roggia Castellana, le intersezioni stradali che permettono di raggiungere la viabilità principale rischiano di impattare notevolmente sugli abitati di Castelcovati e Urago d’Oglio;
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l’incremento occupazionale atteso rischia di essere poco significativo in quanto le attività logistiche si avvalgono prevalentemente di contratti atipici, con manodopera poco qualificata, spesso assunta attraverso il meccanismo del lavoro interinale;
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i tempi di realizzazione della nuova Bre Be Mi, la cui vicinanza può giustificare in parte la localizzazione del polo logistico, sono incompatibili con i tempi di messa in esercizio del nuovo polo per cui si corre il rischio di peggiorare gravemente una situazione viabilistica già compromessa.
Anche la provincia di Brescia si fa carico delle problematiche viabilistiche ed urbanistiche e chiede una diversa consistenza dell’insediamento, una diversa uscita del polo logistico utilizzando la rotatoria esistente ed una maggiore sincronia tra i tempi di messa in esercizio del polo e quelli di realizzazioni delle opere migliorative sulla viabilità esistente. Su questo ultimo aspetto prende posizione anche il Comune di Urago d’Oglio.
Il comune di Chiari d’intesa con i comuni limitrofi, anche attraverso il ricorso al piano strategico di Area Vasta, sembra farsi carico di molte delle perplessità espresse e si impegna a fare in modo che:
- venga garantito un accesso diverso e meno pericoloso dal polo logistico sulla rotatoria insistente sulla SP72;
- l’apertura del polo logistico sia successiva all’avvenuto potenziamento della viabilità esistente;
- vengano eseguite opere di mitigazione ambientale e di collegamento ciclopedonale col nuovo insediamento;
- vengano garantite le ricadute occupazionali.
Inoltre attraverso l’Area Vasta si prospetta un radicale miglioramento della vocazione della zona ritenuta non particolarmente significativa, e che dall’insediamento del polo logistico e dalle opere ad esso connesse potrà caratterizzarsi come zona a vocazione turistica, culturale, ambientale e del benessere; quest’ultimo sarà poi la caratteristica qualificante del comune di Castelcovati che, in cambio dovrà semplicemente rinunciare alle proprie prerogative urbanistiche in materia di attività produttive. A questo punto il comune di Roccafranca, non disponibile a rinunciare ai propri poteri in cambio di poco o nulla, esce da Area Vasta.
Sulla scorta di questa cronistoria tentiamo di verificare cosa davvero è avvenuto e quanto invece si sta rivelando una cortina fumogena dietro la quale si è celata la natura puramente speculativa dell’operazione.
Cominciamo dagli aspetti positivi, tutti rigorosamente in ambito privato:
- Il polo logistico ha sicuramente migliorato la rete distributiva della società e quindi contribuito a ridurre costi e migliorare la redditività;
- dalla realizzazione dell’opera hanno tratto beneficio le aziende che vi hanno lavorato e gli intermediari che hanno procacciato l’operazione;
Quanto agli aspetti negativi o alle speranze deluse, tutti rigorosamente in ambito pubblico:
- ad oggi non è stato eseguito alcun intervento di miglioramento della viabilità esistente, con il risultato che questa, già problematica per i cantieri della BreBeMi, si trova ad essere ulteriormente aggravata da un intenso transito di veicoli pesanti, l’innesto del polo avviene ad oggi attraverso un’intersezione a raso sulla SP72 che costituisce un motivo di grave pericolo soprattutto in presenza di nebbia (dal Bresciaoggi del 01 settembre 2011);
- non è stato realizzato nessun intervento di mitigazione ambientale e visiva al punto che il nuovo polo incombe sugli edifici esistenti e modifica sensibilemente la percezione del paesaggio;
- non risulta che le problematiche occupazionali presenti in zona abbiano trovato una positiva risposta attraverso assunzioni nel nuovo polo logistico (dal Giornale di Brescia del 15 novembre 2011);
- le risorse economiche promesse non hanno mai inciso in modo significativo sul bilancio del nostro comune;
- il nostro comune ha rinunciato completamente alla possibilità di inserire nel PGT aree per le attività produttive esistenti e per gli artigiani, delegando di fatto ad un privato ed in esclusiva la gestione di un servizio essenziale;
- quanto infine alla cittadella del benessere è meglio lasciar perdere.
Alla luce delle considerazioni esposte pare a noi evidente che non solo molte promesse non sono state mantenute e molte rassicurazioni non hanno trovato attuazione concreta, ma anche che gran parte delle promesse erano sin dall’inizio fasulle, costruite a posteriori per rassicurare e imbrogliare i cittadini.
Le amministrazioni leghiste della nostra zona, quelle stesse che dai loro manifesti esortavano a difendere la terra dei nosti padri, si sono rese protagoniste di un massacro del territorio che è servito solo ai privati, mentre hanno giocato con le attese e le speranze dei propri amministrati in termini di occupazione, vivibilità e ambiente.





















Continua la raccolta firme contro la proposta bretella di collegamento tra il centro abitato di Castelcovati e il casello clarense della Brebemi prevista in conseguenza al Polo logistico. La civica di minoranza «Proposta per Castelcovati» sarà presente oggi in piazza dalle 8 alle 12 con un banchetto per riproporre la sua posizione contraria sul Polo della logistica Sma e sulla bretella. Giovedì 9 aprile due commissioni consigliari provinciali ascolteranno in seduta comune rappresentanti istituzionali dei paesi critici nei confronti del Polo della logistica.


Dopo la colonizzazione dei centri commerciali, per Brescia e provincia è la volta dei poli logistici, enormi strutture adibite allo stoccaggio di merci alimentari e non. Al momento sono quattro i progetti in cantiere (Chiari, Azzano Mella, Ghedi e Buffalora in città) che andrebbero a cementificare 1 milione di metri quadrati di territorio (100 ettari, ovvero 333 piò bresciani).